Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
  • Esteri
  • Home » Esteri

    Afghanistan, sono le donne a pagare il prezzo più alto della conquista talebana

    Credit: EPA/SAYED MUSTAFA
    Di Clarissa Valia
    Pubblicato il 16 Ago. 2021 alle 18:09 Aggiornato il 16 Ago. 2021 alle 20:44

    Sono le donne a pagare il prezzo più alto della nuova presa del potere dei talebani in Afghanistan. I cui diritti, conquistati a fatica dal 2001 vengono ancora una volta calpestati come quelle immagini delle modelle sulle saracinesche di un salone di bellezza a Kabul, coperte e cancellate con la vernice bianca.

    Credit: Twitter/Lotfullah Najafizada

    Quell’immagine è l’inquietante segnale del fatto che il Paese si prepara al dominio talebano ma è soprattutto l’immagine simbolo del terribile scenario della nuova dominazione che colpisce anzitutto le donne.

    Negli ultimi giorni, le giovani afghane della città hanno chiesto aiuto mentre i talebani avanzavano verso la capitale. Secondo quanto riferito dalla Bbc, dalle aree catturate dai talebani nei giorni scorsi hanno indicato che alle donne non è già più permesso uscire di casa senza un compagno maschio. Scuole e università sono state già chiuse militarmente alle studentesse, mentre altre sono state rimosse dai loro posti di lavoro.

    La conquista del potere da parte dei fondamentalisti islamici costringe le donne a tirare fuori dai polverosi magazzini e armadi anche il burka, come è accaduto sotto il precedente governo talebano del 1996-2001. Dopo la caduta dei talebani nel 2001, infatti, anche se molte afghane hanno continuato a indossare il burqa in aderenza a credenze religiose, il suo rifiuto da parte di milioni di altre in tutto il Paese è diventato il simbolo di una nuova alba per le donne dell’Afghanistan, che erano in grado di scegliere di nuovo cosa indossare.

    Come racconta il Guardian, per decenni il tradizionale burqa, venduto per lo più nei toni del blu, è stato sinonimo dell’identità delle donne afghane in tutto il mondo. Solitamente realizzato in tessuto pesante, il burka è specificamente progettato per coprire le donne dalla testa ai piedi. Un tessuto a rete viene posizionato all’altezza degli occhi in modo che la donna all’interno possa sbirciare attraverso le maglie ma nessuno possa vedere all’interno. Durante il regime dei talebani alla fine degli anni ’90, le donne che non indossavano il burka in pubblico erano sottoposte anche a fustigazioni pubbliche.

    Credit: EPA/JALIL REZAYEE

    Con il nuovo regime talebano le donne sono di nuovo costrette a indossarlo. Habiba, studentessa universitaria di 26 anni racconta al Guardian: Mia madre dice che dovremmo comprare un burqa. I miei genitori hanno paura dei talebani. Mia madre pensa che uno dei modi per proteggere le sue figlie sia far indossare loro il burqa”, dice la 26enne. “Ma non abbiamo burqa in casa nostra e non ho intenzione di prenderne uno. Non voglio nascondermi dietro un panno simile a una tenda. Se indosso il burqa significa che ho accettato il governo dei talebani. Ho dato loro il diritto di controllarmi. Indossare un chador è l’inizio della mia prigionia in casa mia. Ho paura di perdere i diritti per cui ho lottato così duramente“.

    E pensare che fino allo scorso conflitto che aveva portato i talebani al potere, il genere femminile aveva conquistato una condizione quasi paritaria, e nel paese le donne avevano avuto diritto di voto già nel 1919. Amnesty International aveva ricordato quei momenti pubblicando un’istantanea in bianco e nero del 1972 in cui si vedono alcune donne afghane che camminano per una strada di Kabul in minigonna, a dimostrazione dei costumi occidentali vigenti nel paese prima dell’avvento dei talebani.

    Oggi i sogni e le ambizioni delle donne sono andati di nuovo in frantumi. Una giovane giornalista di 22 anni ha raccontato al Guardian la sua fuga, dopo che la sua città è caduta nelle mani dei fondamentalisti. “La settimana scorsa ero una giornalista”, scrive la giovane, rimasta anonima, “oggi non posso scrivere sotto il mio vero nome o dire da dove vengo o dove sono. La mia intera vita è stata cancellata in pochissimi giorni”. “Io non sono al sicuro, perché sono una donna di 22 anni” continua la lettera riportata dal Guardian “e so che i talebani stanno costringendo le famiglie a consegnare le loro figlie per darle ai soldati”.

    Secondo quanto riportano i media internazionali, in diverse città i miliziani talebani stanno girando casa per casa per rapire tutte le persone di sesso femminile tra i 12 e i 45 anni, con l’intenzione di renderle schiave sessuali per il gruppo armato. Sono le donne usate come bottino di guerra.

    Se mi trovano mi ammazzano”, racconta Fatima, 22 anni, la prima e finora unica femmina in Afghanistan a essere diventata una guida turistica. “Le cose stavano migliorando qui, anche per le donne. Non avrei mai pensato che sarebbero potuti tornare, che avrebbero potuto influenzare la mia vita e i miei sogni costringendomi ad abbandonare tutto ciò che amo e per cui ho combattuto”, ha detto Fatima in un’intervista a La Repubblica pubblicata sabato, prima della caduta di Kabul, che ha spinto migliaia di afghani a raggiungere l’aeroporto per cercare di salire sugli ultimi voli in partenza dal paese.

    Sui social è diventato virale il video di una ragazza afghana che esprime la propria disperazione per il futuro delle donne dopo il ritorno al potere dei talebani. Condiviso per la prima volta dall’attivista per i diritti umani Masih Alinejad, il video mostra una ragazza in lacrime che dice: “Non contiamo perché siamo nati in Afghanistan. Non posso fare a meno di piangere. A nessuno importa di noi. Moriremo lentamente nella storia“.

    Leggi l'articolo originale su TPI.it
    Mostra tutto
    Exit mobile version