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    Quest’anno l’Italia potrebbe superare la Grecia e diventare il Paese più indebitato dell’Eurozona

    Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Credit: Francesco Fotia / AGF

    Il debito pubblico greco dovrebbe attestarsi intorno al 137% del Pil nel 2026, mentre il nostro Paese arriverà al 138,6%

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 24 Apr. 2026 alle 14:30

    Entro la fine di quest’anno l’Italia potrebbe diventare il Paese più indebitato dell’Eurozona, superando la Grecia, che ha mantenuto questo triste primato negli ultimi due decenni. Il calcolo deriva dalle previsioni emerse dal Documento di finanza pubblica approvato dal Governo Meloni e da due anonimi alti funzionari ellenici citati dall’agenzia di stampa britannica Reuters.
    Il rapporto tra debito pubblico e Pil di Atene dovrebbe diminuire intorno al 137% rispetto al 145,9% previsto per il 2025, una stima che secondo le fonti citate sarà inclusa nel piano fiscale pluriennale ellenico da presentare alla Commissione europea alla fine di questo mese. Al contrario, nel 2026 il nostro debito pubblico dovrebbe raggiungere il picco del 138,6% del Pil, in aumento di 1,5 punti percentuali rispetto al 137,1% dell’anno scorso.
    Il Dfp, varato mercoledì 22 aprile dal Governo, ha certificato un peggioramento dell’andamento del debito pubblico, in rialzo al 137,1% del Pil nel 2025 secondo l’Istat. Un dato che, secondo le nuove stime contenute nel Dfp presentato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, supererà la soglia del 138% del Pil già nel corso del 2026 e che si manterrà a livelli simili anche nel 2027, cominciando a scendere solo nel 2028, quando dovrebbe attestarsi appena al di sotto di tale soglia.
A complicare ulteriormente le prospettive concorrono le previsioni di crescita al ribasso, che rendono più difficile la riduzione del rapporto debito/Pil. Il documento rivede la stime al +0,6% del Pil sia per l’anno in corso sia per il prossimo, contro le stime precedenti rispettivamente dello 0,7% e dello 0,8%.
    Un peso che vincola in modo significativo le scelte di politica economica del Governo, che deve far fronte anche a un rapporto deficit/Pil che, secondo il dato certificato da Eurostat e Istat, si è fermato al 3,1%, al di sopra della soglia prevista dal Patto di stabilità europeo e che obbligherà il nostro Paese ad attendere almeno un altro anno prima di uscire dalla procedura della Commissione Ue per deficit eccessivo. 
Restando soggetta ai vincoli di bilancio imposti da Bruxelles, difficilmente il Governo potrà liberare risorse da destinare alle spese per la difesa, come promesso in sede Nato al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e per la prossima manovra finanziaria in vista delle elezioni del 2027. Un’uscita anticipata dalla procedura europea avrebbe consentito alla maggioranza di disporre di maggiori margini già quest’anno, da impiegare per l’ultima legge di bilancio del Governo di Meloni. L’obiettivo di riportare il deficit sotto il 3% è invece rimandato, tanto che per far fronte alle difficoltà dovute anche alle conseguenze della guerra di Usa e Israele all’Iran, Giorgetti non esclude il ricorso a uno scostamento di bilancio, che consente di derogare temporaneamente agli obiettivi di finanza pubblica aumentando il debito, per contrastare il caro energia, senza attendere un’azione coordinata a livello europeo.

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