Quest’anno la spesa dell’Italia per l’energia “potrebbe salire intorno ai 57-58 miliardi (di euro, ndr), ossia 8 o 9 in più del 2025″, anche se “la crisi iraniana rientrasse”. L’allarme arriva dalle ultime previsioni elaborate dall’Unione Energie per la Mobilità (Unem), che rappresenta le principali aziende attive in Italia nei settori della raffinazione, dello stoccaggio e della distribuzione di prodotti petroliferi ed energetici a basse emissioni di carbonio, presentate oggi in conferenza stampa a Milano dal presidente Gianni Murano in occasione dell’Assemblea annuale dell’associazione.
Per comprendere appieno la portata di questo balzo in avanti, è utile guardare al recente passato. Lo scorso anno, secondo Murano, l’esborso complessivo dell’Italia si era fermato a 48,7 miliardi di euro, facendo segnare un sospiro di sollievo con oltre 7 miliardi di risparmio rispetto al bilancio del 2024. A pesare in modo determinante sulla nuova impennata è soprattutto la componente legata alla bolletta petrolifera, per la quale si stima un valore di circa 24 miliardi di euro, un dato che si traduce in 4,5 miliardi in più rispetto al 2025. Ma questo calcolo si basa sull’ipotesi che le quotazioni medie del greggio si mantengano attorno ai 90 dollari al barile come media annua.
Murano ha evidenziato apertamente come sul settore si stiano muovendo veri e propri “stormi di cigni neri”. Ci troviamo immersi, ha avvisato il presidente dell’Unem citato da Ansa, in un contesto di “policrisi, a cui non eravamo abituati”, un groviglio di tensioni che spazia dal conflitto in Ucraina fino alle criticità nello stretto di Hormuz. Questo introduce continuamente “problematiche nuove” e costringe alla ricerca di “nuovi equilibri” globali, mettendo però anche in luce “capacità differenziate nel fornire risposte concrete”.
Nonostante l’allarme generale e le costanti oscillazioni dei costi, l’analisi dell’Unem offre comunque rassicurazioni importanti su un fronte particolarmente sensibile per la stagione calda. “Problemi di jet fuel almeno per l’estate non li avremo”, ha infatti assicurato Murano, citato dal Sole 24 Ore Radiocor. “La gerarchia dei prezzi si è capovolta: prima del 2022 la benzina, su base media mensile, quotava più di gasolio e jet fuel; dopo la crisi ucraina le quotazioni si sono inizialmente allineate, ma dal 28 febbraio, gasolio e jet fuel hanno nettamente superato quelle della benzina”, ha premesso il presidente dell’Unem. Quanto all’Italia, ha sottolineato Murano, “il jet fuel lo importiamo per circa il 50% del nostro fabbisogno (2,5 milioni di tonnellate), di cui solo il 20% riconducibile direttamente alle rotte che passano dallo Stretto di Hormuz. E nei primi quattro mesi va registrato un calo delle importazioni di circa il 6% e un aumento significativo della produzione nazionale (+10%) che nei mesi di marzo e aprile ha permesso di coprire quasi il 70% dei consumi nazionali”.
L’allarme dell’Unem: “Spesa dell’energia più cara di 8 miliardi nel 2026, anche se rientra la crisi in Iran”
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