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    Cottarelli a TPI: “Nel Recovery Plan c’è un errore sul Pil, che figuraccia. Sembra sia stato scritto di fretta”

    Credit: Emanuele Fucecchi

    Intervista all'economista, ex commissario alla spending review: "Le linee guida del Governo? Un po' vaghe. E gli Stati generali sono stati inutili. Le priorità oggi sono riforma della burocrazia e della Giustizia, scuola e investimenti pubblici. Bisogna ripartire dalle piccole opere, per il Ponte sullo Stretto c'è tempo. Il Mes va preso, fa risparmiare 8 volte in più del taglio dei parlamentari"

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 17 Set. 2020 alle 19:08

    Il Governo ha inviato al Parlamento le linee guida del cosiddetto Recovery Plan, il “Piano nazionale di ripresa e resilienza” da sottoporre poi alla Commissione europea per poter accedere ai circa 209 miliardi di euro del Recovery Fund. Nel documento – 38 pagine – il Governo indica 6 missioni da perseguire: digitalizzazione e innovazione, rivoluzione verde, infrastrutture,  scuola e ricerca, equità sociale, salute. Tra gli obiettivi dichiarati c’è quello di “raddoppiare il tasso medio di crescita dell’economia italiana (0,8% nell’ultimo decennio), portandolo quantomeno in linea con la media Ue (1,6%)”. Peccato che il tasso medio di crescita dell’economia italiana nell’ultimo decennio non sia 0,8%, ma 0,2%. L’errore non è sfuggito a Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, oggi alla guida dell’Osservatorio Conti Pubblici dell’Università Cattolica di Milano. “Ma che figura ci facciamo?”, ha commentato su Twitter l’economista. Una svista così grossolana da costringere fonti del Governo ad intervenire: “È saltato il riferimento alla circostanza che anche prendendo come base gli ultimi sei anni – dunque depurando il decennio del suo periodo peggiore – la crescita italiana è ben lontana dalla media europea attestandosi allo 0,8%”.
    Professore, che ha pensato quando ha notato quell’errore?
    Quello che ho scritto nel tweet: che figura ci facciamo? Dà l’impressione di qualcosa fatto di fretta.
    Di chi è la colpa, secondo lei?
    Non lo so. Bisognerebbe vedere chi ha fatto l’ultima versione del documento.

    Che giudizio dà complessivamente di questa prima bozza di Recovery Plan?
    È vero che stiamo parlando di un documento di guidance, ma mi sembra comunque piuttosto vago.
    Siamo in ritardo?
    Non possiamo ancora dire che siamo in ritardo rispetto a una scadenza. Però, certo, la Francia si è mossa prima nell’arrivare a un piano dettagliato.

    Si è perso tempo utile?
    Ci sono stati alcuni passaggi, ad esempio gli Stati generali dell’economia, che non ho trovato particolarmente utili.
    Cosa non l’ha convinta degli Stati generali?
    Si poteva fare una cosa più snella. Non c’era bisogno di farli a Villa Pamphilj. Quando si fanno queste cose si fanno nella Sala Verde di Palazzo Chigi. Se sono stati fatti a Villa Pamphilj è solo per fare notizia sui giornali.

    Nelle linee guida del Recovery Plan il Governo dice di puntare ad incrementare il tasso di occupazione di 10 punti percentuali. È davvero fattibile?
    Dipende tutto dalle riforme che si fanno.
    Cosa si dovrebbe fare per spingere in su di 10 punti l’occupazione?
    Per me la cosa fondamentale, come ho sempre detto, è aumentare gli investimenti pubblici e privati.

    Il Governo dice di voler portare gli investimenti pubblici al 3% del Pil. 
    Il 3% va bene nei prossimi anni, ma non deve essere necessariamente 3% nel lungo periodo. La Germania ha avuto per decenni un rapporto tra spesa per investimenti pubblici e Pil del 2,1% in media. Noi eravamo vicini al 3%, però sprecavamo anche un mucchio di soldi. L’importante è fare buoni investimenti.
    Quali sono, secondo lei, i buoni investimenti su cui dovremmo puntare?
    Credo che dovremmo dare priorità alle piccole opere rispetto ai grandi progetti. Primo: perché le piccole opere hanno un effetto più immediato. Secondo: perché abbiamo un enorme bisogno di far funzionare le reti ferroviarie locali e il trasporto pubblico nelle città e di mettere in sicurezza le scuole e gli ospedali. Poi un giorno penseremo forse anche al Ponte sullo Stretto di Messina.

    Oltre agli investimenti, quali sono le priorità?
    Riforma della burocrazia, riforma della Giustizia, scuola.
    Nel documento del Governo si parla anche di ridurre la pressione fiscale. Il commissario Ue Paolo Gentiloni, però, ci ricorda sempre che il Recovery Fund non può servire ad abbassare le tasse.
    Ha ragione. Quelle del Recovery Fund sono risorse temporanee: non possono essere utilizzate per finanziare un taglio permanente delle tasse. Se si vuol fare un taglio delle tasse bisogna trovare delle forme di finanziamento.

    Qual è la prima cosa che dovremmo fare per riformare il Fisco?
    La cosa essenziale è semplificare, in termini di adempimenti, moduli, scadenze: persino i commercialisti oggi faticano a star dietro a questo livello di complessità.
    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dice che il 37% del Recovery Fund dovrà sostenere il Green Deal.
    Giusto. Il problema dell’Ambiente è fondamentale. E gli investimenti pubblici hanno un impatto sull’economia…

    Come sta oggi l’economia italiana? Davvero ci sono segnali di ripresa?
    Sì, c’è stato un buon rimbalzo a maggio e giugno. Rispetto alle altre economie stiamo facendo un po’ meglio.
    Per l’autunno cosa dobbiamo aspettarci?
    Questo non lo sa nessuno, tutto dipende dalla pandemia. Ma credo che abbia ragione il ministro Gualtieri quando dice che la caduta del Pil sarà inferiore al 10%.
    Perché dovremmo prendere i soldi del Mes?
    Perché il rischio che siano poste delle condizioni è pari a zero. E perché ci fa risparmiare tra le 7 e le 8 volte in più rispetto al taglio dei parlamentari.

    Leggi anche: 1. Recovery Fund, cosa prevedono le linee guida del Governo / 2. Bonaccini: “Per il Mes sono pronto a mettere in discussione il governo”

    3. Altro che elezioni Regionali, la sopravvivenza del governo Conte passa dal Recovery Fund / 4. Conte: “Se perdiamo la sfida sul Recovery Fund avete il diritto di mandarci a casa”

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