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    L’Antitrust Ue apre un’indagine su Google per abuso di posizione dominante

    Di Giulio Alibrandi
    Pubblicato il 22 Giu. 2021 alle 17:07 Aggiornato il 22 Giu. 2021 alle 17:07

    L’Antitrust Ue apre un’indagine su Google per abuso di posizione dominante

    L’Unione Europea ha aperto un’indagine formale per valutare se Google ha abusato della propria posizione dominante nel settore delle pubblicità online. La Commissione europea ha detto che la sua indagine antitrust, aperta informalmente nel 2019, determinerà se Google ha violato le norme dell’Ue in materia di concorrenza favorendo i propri servizi di inserzione pubblicitaria online, a scapito di concorrenti, inserzionisti ed editori online.

    Secondo quanto riporta Bloomberg, è la prima volta che l’UE indaga direttamente sul ruolo di Google nella filiera dell’”ad-tech”, i servizi usati per assegnare automaticamente spazi pubblicitari sulle pagine consultate dagli utenti.

    “I servizi pubblicitari online sono al centro del modo in cui Google e gli editori monetizzano i propri servizi online”, ha dichiarato la vicepresidente della Commissione europea Margrete Vestager, ricordando che Google “raccoglie dati da utilizzare per scopi pubblicitari mirati, vende spazi pubblicitari e funge anche da intermediario pubblicitario online. Quindi Google è presente a quasi tutti i livelli dell’offerta della filiera per la pubblicità online”, ha aggiunto. Un mercato che, secondo la commissione, nell’UE valeva 20 miliardi di euro nel 2019 e in cui Google ricopre un ruolo di primo piano.

    “Siamo preoccupati che Google abbia reso le cose più difficili per i rivali online sui servizi pubblicitari per competere nella cosiddetta filiera dell’ad tech”, ha detto Vestager, evidenziando che “la parità di condizioni è essenziale per tutti nella filiera” e “la concorrenza leale è importante sia per gli inserzionisti, allo scopo di raggiungere i consumatori sui siti degli editori, che per gli editori che devono vendere i propri spazi agli inserzionisti, per generare ricavi e proventi per i contenuti”. Al termine dell’indagine, la commissione potrà presentare accuse formali che potrebbero portare a multe fino al 10% dei ricavi annuali. Negli ultimi dieci anni, l’UE ha inflitto a Google multe per oltre 8 miliardi di euro per diverse violazioni delle normative antitrust.

    L’indagine della commissione copre diversi ambiti delle attività di Google, in alcuni casi già oggetto di altri procedimenti antitrust.  La commissione indagherà sulla decisione presa nel 2016 da Google di obbligare gli inserzionisti di acquistare spazi pubblicitari su YouTube tramite gli strumenti offerti da Google stessa, anziché strumenti di terze parti, e per per aver favorito le proprie piattaforme per l’acquisto di annunci pubblicitari.

    Altri ambiti coperti dall’indagine riguardano l’eliminazione dal suo browser Chrome dei “cookie” di terze parti, usati per il tracciamento degli utenti, sostituiti con gli strumenti della cosiddetta “privacy sandbox“, che limita la capacità dei siti di ottenere informazioni sugli utenti. Un’iniziativa che aveva già attirato l’attenzione delle autorità britanniche, a cui Google ha promesso di fornire un preavviso di almeno 60 giorni per eventualmente rivederla.

    La commissione indagherà anche su un’altra delle novità introdotte negli ultimi mesi da Google a difesa della privacy degli utenti, ossia la possibilità degli utenti del sistema operativo per smartphone Android di bloccare il tracciamento delle proprie attività che viene fatto dalle applicazioni presenti sui dispositivi. Un’opzione che è stata introdotta prima da Apple in uno degli ultimi aggiornamenti per l’iPhone ed è già stata oggetto di una denuncia presentata in Francia contro la multinazionale di Cupertino, respinta dall’autorità francese della concorrenza.

    Lo scorso aprile la commissione ha presentato accuse formali contro Apple per il presunto abuso del controllo sulla distribuzione delle app di streaming musicale, tra cui anche Spotify. Lo scorso novembre ha invece accusato  Amazon di aver raccolto dati da rivenditori terzi per competere in maniera sleale contro di essi.

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