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ESCLUSIVO – Il premio Pulitzer Lawrence Wright a TPI: “Ecco il mondo che verrà dopo il virus”

Credit: Victor Moriyama - The New York Times

Sul nuovo numero del settimanale The Post Internazionale - TPI, in edicola da venerdì 29 ottobre, l'intervista esclusiva al giornalista autore del libro che indaga sulla pandemia e sull’anno del Covid

Di Wanda Marra
Pubblicato il 29 Ott. 2021 alle 07:01
“Le città hanno perso la loro centralità. Le famiglie tornano protagoniste. Cambia completamente il rapporto con il lavoro”. Sono alcuni dei punti che Lawrence Wright, 74 anni, giornalista del New Yorker, autore di libri best-seller e vincitore del premio Pulitzer nel 2007 col libro Le altissime torri, la storia di come Al Qaeda arrivò all’11 settembre (Adelphi), sottolinea nell’intervista esclusiva pubblicata sul settimanale di The Post Internazionale – TPI.

Wright, nel suo ultimo libro intitolato L’anno della peste. L’America, il mondo e la tragedia Covid, pubblicato in Italia da NR edizioni, ha ricostruito la storia della pandemia, dagli errori che hanno portato il contagio a diffondersi, fino alla gestione politica per molti versi disastrosa, con un occhio alla realtà americana nel suo complesso e alle ripercussioni sulla società. “I No vax sono una sorta di setta, una setta politica”, dice Wright nell’intervista. “È un po’ come affiliarsi a una setta: le persone seguono una setta non perché ci credono, ma perché cercano una comunità”. Il giornalista sottolinea che “se non ci vacciniamo, nuovi virus sono alle porte” e che “se la Cina fosse stata più trasparente, la risposta complessiva sarebbe stata diversa”.

Lo sguardo del premio Pulitzer è anche rivolto agli esteri: “Siamo stati in Afghanistan per 20 anni e proprio la rapidità della presa di Kabul fa capire quanto la missione fosse senza speranza. I talebani si sono comportati piuttosto bene, non hanno attaccato l’esercito americano. Ma ci sono alcune tragedie che non puoi fermare. E i talebani sono più di una tragedia, sono una sorta di fallimento”. Infine, lui che fu amico di Jamal Khashoggi, commenta il ruolo dell’Arabia Saudita e del principe ereditario Bin Salman.

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