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    Il vescovo di Sanremo: “Festival irrispettoso e blasfemo, mi dissocio. Premio a Fiorello? Non in mio nome”

    Di Marco Nepi
    Pubblicato il 7 Mar. 2021 alle 12:56 Aggiornato il 7 Mar. 2021 alle 13:00

    Il vescovo di Sanremo: “Festival irrispettoso e blasfemo, mi dissocio. Premio a Fiorello? Non in mio nome”

    Il 71esimo festival di Sanremo è terminato, ma non le critiche e le polemiche. L’ultima è arrivata dal vescovo della diocesi di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta, che ha atteso la fine della kermesse per diramare un comunicato di condanna verso quanto è andato in scena nelle cinque serate.

    “A seguito di tante segnalazioni di giusto sdegno e di proteste riguardo alle ricorrenti occasioni di mancanza di rispetto, di derisione e di manifestazioni blasfeme nei confronti della fede cristiana, della Chiesa cattolica e dei credenti, esibite in forme volgari e offensive nel corso della 71 edizione del Festival della Canzone Italiana a Sanremo, sento il dovere di condividere pubblicamente una parola di riprovazione e di dispiacere per quanto accaduto”, si legge nella nota di Suetta.

    “Il mio intervento a questo punto doveroso, è per confortare la fede “dei piccoli”, per dare voce a tutte le persone credenti e non credenti offese da simili insulsaggini e volgarità, per sostenere il coraggio di chi con dignità non si accoda alla deriva dilagante, per esortare al dovere di giusta riparazione per le offese rivolte a Nostro Signore, alla Beata Vergine Maria e ai santi, ripetutamente perpetrate mediante un servizio pubblico e nel sacro tempo di Quaresima. Un motto originariamente pagano, poi recepito nella tradizione cristiana, ricorda opportunamente che “quos Deus perdere vult, dementat prius.

    Il vescovo ha preso le distanze anche nei confronti della premiazione di Fiorello, a cui è stato dedicato il premio che porta il nome della città. “Quanto al premio “Città di Sanremo”, attribuito ad un personaggio, che porta nel nome un duplice prezioso riferimento alla devozione mariana della sua terra d’origine, trovo che non rappresenti gran parte di cittadinanza legata alla fede e dico semplicemente “non in mio nome””.

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