Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
  • Cronaca
  • Home » Cronaca

    L’inchiesta di TPI sui vaccini influenzali in Lombardia: “Sono in ritardo e distribuiti male”

    Alcuni dei massimi esperti del settore esaminano le ragioni che hanno portato a notevoli ritardi e una gestione per nulla facile del rapporto tra domanda e offerta. Ma non tutto è perduto: è ancora possibile organizzare la campagna vaccinale in maniera efficace. Vi spieghiamo come

    Di Lorenzo Zacchetti
    Pubblicato il 2 Set. 2020 alle 17:59 Aggiornato il 3 Set. 2020 alle 07:40

    In quell’autentico campo di battaglia politica che è diventata la Lombardia nell’epoca del Covid-19, anche i tradizionali vaccini influenzali sono oggetto di polemica. E non senza ragioni.

    Nei giorni scorsi, i ritardi della Regione negli approvvigionamenti erano stati stigmatizzati sia dalla consigliera regionale del PD Carmela Rozza, sia dall’infettivologo del Sacco Massimo Galli. Di tutta risposta, l’assessore al Welfare Giulio Gallera ha ribadito che la campagna vaccinale inizierà a ottobre e con un numero di dosi dell’80 per cento superiore agli scorsi anni. Contattata da TPI, Rozza ribadisce che nulla ad oggi è cambiato e che “la Lombardia è partita in grave ritardo e ha sbagliato quantitativi e prezzi delle prime gare. Inoltre, non sono stati previsti lotti specifici per alunni e operatori scolastici”.

    Per far luce sulla vicenda abbiamo consultato alcuni addetti ai lavori. A confermare un ritardo “fortissimo, almeno fino a qualche settimana fa” da parte della Lombardia è un noto medico, che data la sua posizione preferisce rimanere anonimo. Il fatto che i vaccini giungano scaglionati, come annuncia la Regione, invece a suo avviso non rappresenta un problema: “L’importante è cominciare per tempo, anche perché bisogna dare la priorità a chi ne ha più bisogno, ovvero agli anziani, ai malati cronici e a chi, come gli operatori sanitari, è esposto a un rischio di tipo professionale. Oltretutto, per fare fronte alla necessità di reperire più dosi rispetto agli scorsi anni, ne sono state acquistate di cinque tipi diversi: una tipologia per gli operatori sanitari, una per i pazienti fragili, una di tipo pediatrico e le altre due con caratteristiche generiche per la popolazione nel suo complesso. Se cose procederanno nei tempi previsti dalla Regione, si potranno somministrare le dosi necessarie. Speriamo solo che non ci siano intoppi”.

    Questo, però, vale appunto per i canali di approvvigionamento di competenza della Regione, ovvero gli “aventi diritto” ai quali il vaccino va somministrato in maniera gratuita: anziani, malati cronici, donne in gravidanza, infermieri, ecc. L’altra faccia della medaglia è rappresentata da chi è giovane, sano e lavora: questo genere di persone può vaccinarsi a pagamento andando in farmacia e mai come quest’anno sarebbe importante farlo, così da evitare confusione tra i sintomi dell’influenza stagionale e quelli del Covid-19.

    Ma se Regione Lombardia annuncia l’acquisto di un quantitativo di vaccini superiore dell’80 per cento a quelli degli scorsi anni, il rischio è che le farmacie rimangano sguarnite. Non a caso, sul tema specifico, Federfarma sta avendo un fitto confronto istituzionale che riguarda l’intero Sistema Sanitario Nazionale e quindi non solo la Lombardia, ma tutte le regioni.

    “Federfarma ha ragione, ma soprattutto in una situazione come questa bisogna dare la precedenza alla sanità pubblica. Lo dico io che rappresento un’azienda privata, ma che si sente parte integrante del sistema”, spiega a TPI Mario Merlo, General Manager di Sanofi Pasteur, la Divisione Vaccini di Sanofi. “È vero che la Lombardia è in ritardo – continua Merlo – ma comunque in linea con la media nazionale: l’Italia, da nord a sud, non ha mai eccelso in programmazione a medio/lungo termine. Ci sono molte altre regioni italiane che sono ancora impegolate con i bandi. Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”.

    Il caso della Lombardia, tuttavia, richiede attenzioni particolari, perché qui il Covid-19 ha avuto e sta avendo un impatto non paragonabile al resto d’Italia: “Certo, ma a questo proposito mi lasci dire che proprio per questo Sanofi Pasteur si è impegnata a soddisfare maggiormente la Lombardia rispetto alle altre regioni, dandole anche la possibilità di incrementare la domanda con ulteriori dosi di vaccino, essendoci la possibilità di importarle dal resto d’Europa, con il benestare dell’autorità regolatoria”, spiega Merlo.

    È vero che c’era un ‘buco’ sui vaccini in Lombardia, ma mi creda se le dico che tutta la filiera sta lavorando alacramente e in maniera coordinata per colmarlo. Oggi la situazione è già molto meglio rispetto a un mese fa”, prosegue. “Ribadisco che la principale preoccupazione deve essere per gli aventi diritto, il cui numero si è ampliato in maniera notevole per via delle circolari emanate dal Ministero della Salute. Per ampliare le tutele, la protezione è stata spostata dai 65 ai 60 anni e dai 6 mesi ai 6 anni di età. Ciò ha comportato un aumento esponenziale della richiesta di vaccini da parte della sanità pubblica”. Rispetto alla necessità sollevata su TPI da David Parenzo di estendere al massimo la copertura vaccinale alla popolazione generica, Merlo osserva: “È sicuramente un orientamento corretto. Aggiungo però che le disposizioni ministeriali garantiscono il vaccino gratuito anche a chi, pur essendo sano, entra in contatto con persone a rischio. Basta avere un anziano a casa. Pertanto, il fatto che alcune dosi potrebbero mancare in farmacia viene ampiamente compensato dalla maggior copertura fornita dal servizio pubblico”.

    Su questo punto, Federfarma ha un’opinione diametralmente opposta. A spiegarla in maniera molto efficace a TPI è la presidente lombarda Annarosa Racca: “Io non ci penso neanche ad arrivare al prossimo ottobre e dover dire alla gente che entra in farmacia che il vaccino non è disponibile! Mi sento male al solo pensiero!”.

    Con la riapertura delle scuole e l’entrata a pieno regime delle attività produttive, il numero di persone che vorranno vaccinarsi contro l’influenza aumenterà certamente: “Ed è giusto che sia così – continua Racca – per evitare che a dicembre gli ospedali si intasino di gente con dei sintomi che non si sa se siano influenzali o del Covid-19”.

    “La pandemia di Covid-19 ha spinto ad aumentare la produzione di vaccini per l’influenza, ma difficilmente tale aumento coprirà l’impennata della domanda, visto che le regioni stanno acquistando quantitativi che vanno dal 30 per cento all’80 per cento in più degli scorsi anni. Inevitabilmente, le regioni assorbiranno la maggior parte della produzione e io sono convinta che tutti gli aventi diritto riusciranno a essere vaccinati. Il problema riguarda semmai i soggetti giovani e sani, che vanno a lavorare: sono loro quelli che, girando per le città, rischiano di contagiare ed essere contagiati, quindi sarebbe fondamentale vaccinarli”.

    Secondo Racca, è un problema di equilibrio: “Non si vuole certo negare il vaccino a chi ne ha diritto, ma c’è un’evidente sproporzione tra i quantitativi destinati alle regioni e quelli invece destinati alle farmacie. Bisognerebbe invece incentivare la vaccinazione in farmacia, perché la nostra capillare diffusione ci permette di portare la prevenzione sul territorio, con un vero screening. L’ideale sarebbe renderla mutuabile per tutti, da ottobre a dicembre. Oltre alle vaccinazioni, anche i test sierologici andrebbero fatti nelle farmacie, per lo stesso motivo”.

    Tuttavia, c’è ancora tempo per porre rimedio alla situazione: “Al momento è in corso un serrato confronto tra Federfarma nazionale, AIFA, Ministero della Salute e Regioni. Si sta parlando di una redistribuzione, che permetta di restituire al territorio una parte dei vaccini destinati alle regioni. Bisognerebbe rifare i conti. Anzi: io pretendo che vengano rifatti con maggior raziocinio, perché non deve succedere che in autunno manchino i vaccini per chi vuole farli! Considerando che la campagna vaccinale pubblica solitamente parte tra metà ottobre e inizio novembre, ci sono circa due mesi di tempo per rimettere le cose a posto. Sarebbe inaccettabile che, trascorso questo tempo, fossimo ancora senza vaccini!”.

    Leggi anche: 1. Non possiamo essere ostaggio dei no-vax: rendiamo il vaccino antinfluenzale obbligatorio a scuola (di David Parenzo) / 2. Corsa al vaccino antinfluenzale: “Ma un milione di persone rischia di restare senza” / 3. Lombardia, “I vaccini anti-influenzali promessi da Gallera non bastano: si rischia il caos nelle scuole”

    Leggi l'articolo originale su TPI.it
    Mostra tutto
    Exit mobile version