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    Stupro a Lignano Sabbiadoro, il padre della 18enne: “Ho sfondato la porta per affrontare gli stupratori di mia figlia”

    Lignano Sabbiadoro. Credit: ANSA
    Di Clarissa Valia
    Pubblicato il 13 Ago. 2021 alle 10:17

    La figlia 18enne gli ha raccontato della violenza sessuale subita da 5 ragazzi poche ore prima in un appartamento di Lignano Sabbiadoro. Così, in piena notte, il padre ha scoperto dove si nascondeva il gruppo e ha abbattuto a calci la porta del loro appartamento.

    Volevo vederli in faccia. Uno a uno. Si sono chiusi a chiave in una stanza. Li sentivo piagnucolare, conigli“, ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera il padre della ragazza, vittima del presunto stupro avvenuto nella celebre località balneare del Friuli il 10 agosto.

    Dopo la presunta violenza sessuale, la 18enne aveva raggiunto i genitori in spiaggia spiegando loro che, intorno alle tre del pomeriggio, aveva incontrato sul lungomare tre dei cinque ragazzi. La giovane avrebbe accettato l’invito per andare a casa con loro. Qui sarebbe stata abusata dai tre e poi da altri due coinquilini, arrivati poco dopo. Dopo aver ascoltato la figlia, il padre è quindi andato a cercarli. Uno dei cinque era l’ex fidanzato della ragazza; due sono veneti e vengono da Verona, altri due sono lombardi e il quinto è piemontese.

    “Non ci ho pensato su due volte – ha raccontato ancora l’uomo al Corriere della Sera -. Sono partito come un missile verso quell’appartamento. Non ricordo quel tratto di strada tanta era la rabbia che provavo. Ho bussato, ho suonato. Niente. E allora ho sfondato la porta a spallate. Volevo vederli in faccia. Uno a uno. Si sono chiusi a chiave in una stanza. Li sentivo piagnucolare… Conigli. Poi hanno gridato aiuto, sì, pazzesco, loro chiedevano di essere aiutati dopo quello che avevano fatto a mia figlia. Le loro grida hanno richiamato alcuni condomini. Ho desistito, distrutto, vinto, incredulo”.

    Il padre della 18enne ha anche spiegato che non era sua intenzione fare del male ai cinque ragazzi. “Non è nemmeno vero che avrei voluto farmi giustizia da solo – ha detto -. Mia figlia mi aveva raggiunto in spiaggia. Era stravolta. Mi ha raccontato, avrei voluto chiamare la polizia, ma ero senza il cellulare”.

    I cinque giovani, tutti tra i 17 e i 21 anni, sono ora iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di violenza sessuale di gruppo. Per il momento non sono state ipotizzate misure cautelari nei confronti dei cinque. In questo senso, una prima relazione della Squadra Mobile è sul tavolo dei pm della Procura friulana e di quella minorile di Trieste, essendo uno degli indagati un 17enne. I magistrati dovrebbero a breve chiedere che gli indagati siano sottoposti a tampone per estrarne il Dna.

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