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    Squadra Fiore, cosa sappiamo della centrale di spionaggio clandestino scoperta a Roma

    Credits: AGF e Unsplash

    Tra gli indagati ci sono ex appartenenti ai Servizi Segreti e imprenditori: spiccano i nomi di Giuseppe Del Deo e Giuliano Tavaroli

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 21 Apr. 2026 alle 12:28

    Ci sono importanti novità nell’inchiesta della Procura di Roma sulla cosiddetta “Squadra Fiore”, la presunta centrale di spionaggio clandestina con sede nella capitale che avrebbe avuto accesso a informazioni riservate a disposizione degli apparati di intelligence istituzionali e le avrebbe vendute a soggetti privati.

    Ieri, lunedì 20 aprile, i carabinieri del Ros hanno eseguito una serie di perquisizioni in tutta Italia. Dalle carte relative agli atti d’indagine sono emersi per la prima volta i nomi degli indagati, undici in totale: si tratta di imprenditori ed ex appartenenti ai Servizi Segreti, tra i quali spiccano i nomi di Giuseppe Del Deo, ex vicecapo del Dis e dell’Aisi, e Giuliano Tavaroli, ex responsabile della sicurezza di Pirelli e del Gruppo Telecom Italia, già coinvolto nello scandalo Telecom-Sismi.

    La Squadra Fiore: Tavaroli e gli altri

    In particolare a Tavaroli e ad altri tre indagati viene contestato di aver costituito e gestito “un gruppo criminoso, con base logistica a Roma, che acquisiva e commercializzava informazioni riservate illecitamente esfiltrate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza, avvalendosi di strumenti informatici e operativi analoghi a quelli in uso alle forze dell’ordine (dispositivi elettronici per la captazione di conversazioni private e per l’individuazione e inibizione della captazione, punti di accesso alle banche dati protette da sistemi di sicurezza)”.

    Secondo gli inquirenti, la Squadra Fiore si attivava, “per finalità di profitto, su richiesta di committenti che hanno interesse ad influenzare settori della politica e dell’imprenditoria e che realizza, anche su sollecitazione di altri sodali, report e dossier contenenti informazioni abusivamente e illecitamente raccolte, ‘nascoste’ sotto forma di notizie giornalistiche”.

    Tra gli indagati ci sono Francesco Rossi, ex dipendente del Sisde, l’ex generale della Guardia di Finanza Luigi Ciro De Lisi, il finanziere in congedo Rosario Bonomo, l’ex dipendente della Prefettura di Roma Alfonso Iatorno e l’imprenditore Carmine Saladino, ex capo della società Maticmind.

    Il ruolo di Del Deo

    Del Deo è accusato di peculato per 5 milioni di euro e di accesso abusivo a sistema informativo. L’ex dirigente apicale dei Servizi avrebbe “utilizzato, per fini non istituzionali, gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del predetto comparto”. Gli inquirenti, inoltre, ritengono che gli indagati nel 2023 si sarebbero appropriati di fondi dell’Aisi, per alcuni milioni di euro destinati a saldare un contratto di fornitura, di fatto mai eseguito, stipulato tra l’Agenzia e una società operante nel settore della produzione di sistemi software e hardware. Nelle intercettazioni si fa riferimento a “un ammanco di denaro di circa 7-8 milioni, che si sarebbe verificato nell’epoca in cui Del Deo era a capo del Reparto economico finanziario dell’Agenzia, “la cui sparizione sarebbe a lui riferibile”.

    Un teste, dipendente della Presidenza del Consiglio dei Ministri, addetto a un reparto dei Servizi di sicurezza, ha riferito agli inquirenti come “fosse notorio, in ambiente dei Servizi, che Del Deo avesse una grande disponibilità di soldi ed ampio potere di disposizione di risorse pubbliche e di aver sentito i dipendenti dell’Agenzia parlare di ammanchi di milioni di euro dai fondi dell’Agenzia”. Il teste ha affermato inoltre di “aver pensato, come altri, che Del Deo portasse soldi all’estero“.

    Per gli investigatori, tra Del Deo e altri due imprenditori indagati sono emersi “forti intrecci di interessi economici a partire dal 2012 che delineano un parallelismo tra la carriera imprenditoriale dei due e lo sviluppo del percorso professionale del funzionario pubblico”.

    L’ex numero due del Dis, in qualità di dirigente del reparto economico finanziario dell’Aisi, si sarebbe avvalso di “una squadra di collaboratori denominati convenzionalmente ‘i neri’ ai quali dava disposizioni per attività clandestine di tipo para investigativo, utilizzava per fini non istituzionali gli schedari informativi istituiti per il trattamento di notizie e informazioni necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali del Sistema di informazione per la sicurezza nazionale”. Tale attività illecita sarebbe andata avanti dal 2018 al 2024.

    Del Deo, dimessosi dal Dis circa un anno fa, è attualmente presidente esecutivo di Cerved Group Spa. In una nota, l’azienda, che opera nel campo del recupero crediti, precisa: “In riferimento alle notizie di stampa odierne relative all’indagine della Procura di Roma sulla cosiddetta ‘Squadra Fiore’, Cerved Group S.p.A. comunica che non è i coinvolta nei fatti oggetto dell’indagine, non è destinataria di provvedimenti giudiziari e non è parte del procedimento e che le contestazioni mosse al Presidente Giuseppe Del Deo riguardano esclusivamente condotte riferite al periodo in cui ricopriva incarichi istituzionali nell’ambito dell’intelligence nazionale, dunque in un contesto del tutto anteriore e distinto rispetto al suo ingresso in Cerved. L’operatività, la governance e le attività della Società non sono in alcun modo interessate dalla vicenda”.

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    L’indagine della Procura di Roma

    L’indagine della Procura di Roma – coordinata dal procuratore capo Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Stefano Pesci – è stata avviata due anni fa in seguito alle carte arrivate dai magistrati Milano che indagavano sul caso Equalize. A differenza di quella vicenda, la Squadra Fiore avrebbe raccolto informazioni su figure meno note e, soprattutto, si sarebbe avvalsa di ex appartenenti dei Servizi Segreti.

    Gli inquirenti capitolini contestano, a seconda delle posizioni, i reati di associazione a delinquere, accesso abusivo a sistema informatico, truffa e peculato.

    In base a quanto emerso fin qui, il gruppo criminale avrebbe acquisito e commercializzato in cambio di denaro, con cadenza sia mensile che legata a singoli contratti – su commissione di imprenditori, professionisti ed intermediari finanziari – informazioni riservate illecitamente estrapolate dalle banche dati nazionali protette da sistemi di sicurezza.

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