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    Sondrio, madre urla per la figlia morta in ospedale. Insulti razzisti dei pazienti: “Fatela tacere, scimmia”

    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 18 Dic. 2019 alle 09:18

    Sondrio, madre urla per la figlia morta in ospedale e riceve insulti razzisti

    Una madre è in ospedale con sua figlia di 5 mesi. Poco dopo la notizia che la bambina è morta. La madre inizia a urlare e a straziarsi per il dolore. Un’immagine triste e terribile che scuote per la forza e la sofferenza di una vita spezzata così presto.

    Eppure, questa scena, avvenuta all’ospedale di Sondrio, infastidisce alcune persone che non sopportano quelle urla. Perché? Perché a gridare è una madre africana, nigeriana.

    I pazienti in corsia sono infastiditi. Considerano quella scenata un “rito satanico o tribale”. “Una tradizione africana”.

    A riportare la notizia è “Sondriotoday“: racconta di una mamma che ha perso la figlia di cinque mesi, e che ha ricevuto insulti razzisti per il modo in cui ha manifestato il proprio immenso dolore.

    Di più. Gli uomini e le donne che assistevano a quello strazio, riporta il giornalista che ha lanciato la notizia, “hanno detto che perdere un figlio non è poi così importante per gli africani perché “tanto ne sfornano uno all’anno”. Hanno atteso di essere visitati mentre quella “scimmia” si straziava dalla sofferenza nel corridoio di un ospedale. Hanno commentato e deriso”.

    Secondo il racconto del giornalista, i pazienti presenti in ospedale l’hanno continuata a insultare, a chiamarla “scimmia”, a deriderla.

    La bimba è stata vittima, con ogni probabilità, della cosiddetta morte in culla: la mamma, una donna nigeriana che risiede in a Sondrio, si è accorta che la figlioletta non respirava normalmente ed è scesa in strada per chiedere aiuto.

    In ospedale, i medici hanno poi detto a lei e al padre che non c’era più nulla da fare: la reazione di entrambi, soprattutto della mamma, è stata struggente, con urla di disperazione di una madre che si rende conto di aver perso una figlia piccola.

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