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    Il rapporto Istat sull’immigrazione: nel 2018 meno arrivi dall’Africa e più italiani emigrati

    Di Carmelo Leo
    Pubblicato il 16 Dic. 2019 alle 14:43

    Rapporto Istat immigrazione 2018: più italiani via, meno arrivi da Africa

    Per la prima volta negli ultimi cinque anni, nel 2018 sono diminuite le registrazioni anagrafiche dai Paesi stranieri e soprattutto gli arrivi dall’Africa, mentre al contrario è aumentato il numero degli italiani emigrati all’estero: sono i dati emersi nell’ultimo rapporto Istat sull’immigrazione.

    Negli ultimi dieci anni, sono stati 816mila gli italiani trasferiti fuori dall’Italia: di questi, il 73 per cento ha più di 25 anni. Tre su quattro hanno un livello medio-alto di istruzione. In altre parole: la solita, discussa fuga di cervelli. Sull’altro versante, nel 2018 sono calati gli immigrati in Italia dal continente africano: -17 per cento rispetto all’anno precedente.

    Gli italiani emigrati, i dati

    Nel 2018, secondo il rapporto Istat sull’immigrazione, le cancellazioni anagrafiche per l’estero sono state 157mila: l’anno prima erano state l’1,2 per cento in meno.

    La “fuga” degli italiani è aumentata parecchio dal 2009. Se nel decennio precedente si erano trasferiti all’estero 428mila cittadini, a fronte di 380mila rimpatri, tra il 2009 e il 2018 ci sono stati 816mila espatri e 333mila rimpatri. Il saldo quindi è negativo per circa 70mila persone l’anno.

    Sempre secondo l’Istat, la regione da cui emigrano più italiani è la Lombardia (22mila cancellazioni), seguita da Veneto Sicilia (oltre 11mila), Lazio (10mila) e Piemonte (9mila). Se si considera però il numero di cittadini per ogni regione, ecco che in proporzione il tasso più alto di emigrati appartiene al Friuli-Venezia Giulia (4 italiani su 1000), Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta (3 su 1.000). Dati, ovviamente, favoriti anche dalla vicinanza di queste località al confine.

    I flussi di cittadini italiani diretti verso l’estero provengono principalmente dalle prime quattro città metropolitane per ampiezza demografica: Roma (8 mila), Milano (6,5 mila), Torino (4 mila) e Napoli (3,5 mila). Ma in termini relativi, rispetto alla popolazione italiana residente nelle province, a guidare questa classifica sono Imperia e Bolzano (entrambe 3,6 per 1.000), seguite da Vicenza, Trieste e Isernia (3,1 per 1.000).

    Ma a emigrare sono anche i cittadini stranieri che hanno ottenuto però la cittadinanza italiana: nel 2018, sono stati 35mila gli espatri di questi “nuovi” italiani, il 30 per cento del totale delle emigrazioni fuori dall’Italia. Tra questi italiani, uno su tre è nato in Brasile, uno su dieci in Marocco, uno su venti in Germania.

    Ma dove va il maggior numero di italiani emigrati all’estero? In Regno Unito (21mila), Germania (18mila), Francia (14mila), Svizzera (10mila) e Spagna (7mila).

    Per quanto riguarda invece gli spostamenti interni, continuano i flussi dal Sud verso il Nord e il Centro. Nel 2018, infatti, sono stati oltre 117mila i movimenti da Sud e isole (+7 per cento rispetto al 2017). Soprattutto dalla Sicilia e dalla Campania, che hanno perso oltre 8.500 residenti italiani laureati di 25 anni.

    I flussi dei cittadini stranieri verso l’Italia

    Il rapporto Istat sull’immigrazione sottolinea che tra il 2015 e il 2017, dopo un periodo di generale calo, sono tornati ad aumentare gli arrivi all’interno del nostro Paese. Anche a causa dell’aumento dei flussi migratori attraverso il mar Mediterraneo.

    Tuttavia, nel 2018 anche questo tipo di migrazione ha avuto un freno. Il maggior numero di iscrizioni anagrafiche avvenute l’anno scorso, infatti, provengono da altri Paesi europei: la Romania (37mila ingressi, -10 per cento rispetto al 2017), l’Albania (18mila, +16 per cento), l’Ucraina (8mila, -2 per cento) e la Germania (7mila, +9 per cento).

    Sempre consistenti, ma nettamente in diminuzione, sono state invece le immigrazioni provenienti dal continente africano: Nigeria (18mila, -24 per cento), Senegal (9mila, -20 per cento), Gambia (6mila, -30 per cento), Costa d’Avorio (5mila, -27 per cento) e Ghana (5mila, -25 per cento). C’è però un Paese africano con un saldo positivo rispetto al 2017: il Marocco (17mila, +9 per cento).

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