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    Primario terapia intensiva Sacco di Milano: “La situazione può diventare esplosiva”

    Credit: Ansa foto
    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 14 Ott. 2020 alle 10:44

    Sale l’allerta per i ricoveri nei reparti di terapia intensiva e ricoveri ospedalieri dovuti al Covid. Dopo un periodo di relativa tranquillità, seguita al prolungamento del lockdown nazionale, i bollettini della protezione civile diffondono i numeri di una curva in crescita. “Ci sono elementi di forte preoccupazione. Non tanto legati al numero dei ricoveri in terapia intensiva, ieri in Lombardia avevamo 63 ricoveri nelle nostre rianimazioni, ma a preoccuparci è l’andamento dei ricoveri”. Lo ha detto a Buongiorno su Sky TG24 Emanuele Catena, direttore della terapia intensiva dell’Ospedale Sacco di Milano.

    “Se immaginiamo di proiettare questo trend nei prossimi giorni – ha aggiunto – e nelle prossime settimane potremo trovarci dalle attuali poche decine di pazienti ricoverati alle centinaia. Questa situazione potrebbe potenzialmente diventare molto esplosiva e allarmante”.

    “Secondo la mia opinione personale Milano rischia. A differenza della prima ondata, dove Milano in qualche modo era stata più o meno risparmiata, in questo momento Milano sicuramente è a rischio, come altre zone ad esempio Monza o Varese. Milano è da tenere sotto stretta osservazione”. “Ci rendiamo conto – ha spiegato – che le zone da cui vengono i pazienti sono zone della città, è importante monitorare anche il numero dei ricoveri nei reparti di degenza di malattia infettiva e nei reparti di terapia sub intensiva”. “Secondo me, – ha osservato Catena – se si dovessero verificare dei numeri molto allarmanti, gli ospedali non dovrebbero essere trasformati totalmente in ospedali Covid. Avere a disposizione i letti in Fiera è una fondamentale scialuppa di salvataggio e questi all’occorrenza vanno utilizzati”.

    “I ricoveri che abbiamo avuto in terapia intensiva in questi giorni si caratterizzano per una riduzione della fascia di età – aggiunge – qui al Sacco abbiamo ricoverato pazienti che vanno dai cinquanta ai sessanta anni. Sono pazienti meno gravi rispetto alla prima ondata. Le manifestazioni cliniche sono identiche ma ad oggi la mortalità è molto più contenuta”.

    “Questa crescita ormai esponenziale dei nuovi casi settimanali che si riflette prima sugli ospedalizzati e poi sulle terapie intensive, e poi purtroppo anche sui decessi, non ci sorprende”, affermava ieri a TPI Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.

    “A marzo siamo stati catapultati sulla vetta direttamente dall’elicottero, adesso stiamo facendo la scalata, ed è chiaro che quando si fa la scalata, uno sale a poco a poco. È evidente che si tratta di una dinamica completamente diversa. Durante l’estate abbiamo quasi azzerato la curva dei contagi: a fine luglio avevamo 1.400 casi a settimana. Nella settimana 30 settembre-3 ottobre abbiamo avuto 17.252 nuovi casi, questa settimana 35.204, esattamente il 50% in più. A cascata questi casi si riflettono prima sugli ospedalizzati con sintomi, poi sulle terapie intensive, poi purtroppo anche sui decessi”, ha concluso Cartabellotta.

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