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    “Ho il cancro ma in Italia morirò. La mia ultima speranza sono gli Stati Uniti: voglio vivere e diventare padre, aiutatemi”

    L'appello di Patrick, malato di cancro al colon che combatte per la vita e chiede aiuto per una terapia sperimentale negli Usa

    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 18 Mag. 2019 alle 13:20 Aggiornato il 18 Mag. 2019 alle 19:30

    Aggiornamento 18 maggio 2019: Patrick Majda, 40 anni, è morto venerdì 17 maggio 2019 a causa di una forma, molto aggressiva, di un tumore al colon (Patrick Majda cancro)

    La storia di TPI

    Patrick Majda cancro – “Avevamo un sogno, un progetto, volevamo una famiglia e ora sembra tutto lontanissimo e difficile. Ma non ci arrendiamo. Se l’Italia non dona speranze o possibilità per una mia salvezza, proveremo le cure negli Stati Uniti. Per farlo, però, occorrono delle somme di cui non disponiamo e per le quali chiediamo un aiuto”.

    TPI raccoglie l’appello di Patrick Majda e Luciana, due ragazzi di 40 e 39 anni che vivono a Bologna. Insieme stanno lottando contro la difficile malattia di Patrick, scoperta solo a gennaio dello scorso anno.

    A Patrick è stato diagnosticato un tumore maligno: adenocarcinoma mucinoso al colon con KRAS mutato, con metastasi al fegato. Il loro sogno di creare una famiglia è oggi minacciato da questo male che potrebbe portarsi via Patrick e lasciare sola Luciana con un bimbo ancora piccolo.

    Secondo i dati diffusi dall’Airc, ogni giorno in Italia si diagnosticano più di 1.000 nuovi casi di cancro.

    Si stima, infatti, che nel nostro Paese vi siano nel corso dell’anno circa 373.300 nuove diagnosi di tumore, di cui il 52 per cento fra gli uomini e il 48 per cento fra le donne.

    Considerando l’intera popolazione, escludendo i carcinomi della cute, i tumori in assoluto più frequenti sono quelli del colon retto (13,7 per cento) e della mammella (14,1 per cento), seguiti da quello del polmone (11,1 per cento) e da quello della prostata (9,5 per cento solo nel sesso maschile).

    “Questo incubo ha messo da parte il nostro sogno di avere un bambino e ha messo in pausa tutta la nostra vita”, raccontano.

    Patrick ha subito, d’urgenza, un profondo intervento chirurgico con resezione di metà colon, dei segmenti VI e VII del fegato e della cistifellea. All’intervento sono seguite delle complicazioni ed è stato in coma per 5 giorni. I medici non si pronunciavano ma la sua forza di volontà e voglia di vivere lo hanno aiutato.

    Purtroppo per Patrick sono susseguite delle complicazioni operatorie: “tramite un forellino nel cuore sono partite delle piccole bolle d’aria nel cervello, problemi funzionalità linguistiche e motorie, nonché crisi epilettiche, mai avute prima. Ora sto prendendo dei farmaci per arginare anche questa cosa”.

    Patrick e Luciana

    Dopo oltre 40 giorni in ospedale ha recuperato le forze è si è sottoposto a 5 mesi di chemioterapia con Folfox, che purtroppo non hanno dato l’esito sperato.

    “A maggio del 2018 ho iniziato la prima chemio, le cose sembravano andare bene: il fegato si rimarginava in fretta, l’intervento all’intestino era andato bene. Dopo l’operazione stavo abbastanza bene. Ero il “paziente zero”: avevo il cancro, ma dopo l’operazione era come se non l’avessi, nonostante la malattia ci fosse. Dovevo fare la chemio”.

    “Le terapie sono molto pesanti e il corpo non è sempre in condizione di sostenerle. Purtroppo alla fine del primo ciclo di chemio, abbiamo scoperto che qualcosa era cresciuto di nuovo. Così sono passato a un’altra terapia”.

    “Ho provato con la terapia al Folfiri, per altri 4 mesi, ma purtroppo il tumore si è dimostrato resistente anche a questa chemio”.

    “Con la terapia del Folfiri stavo troppo male e ho chiesto di interrompere la terapia e fare una tac. Da lì sono comparsi dubbi sull’intestino e linfonodi ai polmoni. Questo tipo di tumore si sta dimostrando chemioresistente, per i farmaci che assumo dopo le complicazioni post operatorie, non posso accedere a farmici biologici e gamme di terapia che invece per altri possono essere utilizzati”, ci spiega Patrick.

    Attualmente Patrick si sta sottoponendo a una chemio che ha l’unico scopo di tamponare la situazione, ma la possibilità che questa terapia funzioni è dal 3 al 5 per cento.

    Così Patrick e Luciana hanno deciso di cercare altre strade.

    “Aspettiamo dei nuovi protocolli. Ma ci hanno detto che questa terapia non può funzionare. Rimane una flebile e remota speranza: un possibile protocollo chemioterapico in partenza all’INT di Milano, ma è necessario l’esito positivo all’analisi metilazione MGMT, siamo in attesa proprio in questi giorni”.

    “Al momento in Italia non ci sono altri protocolli standard che possano salvagli la vita e neppure protocolli sperimentali”, racconta Luciana.

    Per le caratteristiche del suo tumore non c’è radioterapia né immunoterapia.

    Abbiamo inviato la documentazione medica ad alcuni istituti americani, ci sono tre possibili diversi protocolli per lui, tutti sperimentali. Ma almeno sono tre possibilità di cura differenti.

    L’unica concreta speranza di salvezza per Patrick è presso il Penn Medicine’s Abramson Cancer Center Clinical di Philadelphia, Pennsylvania. Qui ci sono ben tre possibili protocolli di cui due immunoterapici: il TRK Inhibitor (serve a fermare la proliferazione delle cellule tumorali), il Hu5F9-G4(agisce contro la proteina CD47 che inibisce l’attività antitumorale dell’organismo) il CDX-1140 (potenzia l’azione dei linfociti T, che sono le cellule che di fatto uccidono le cellule tumorali).

    “Le cure ovviamente hanno spese stratosferiche che io e Patrick non possiamo affrontare da soli”, afferma Luciana.

    “La triste verità è che se hai i soldi puoi accedere alle terapie, ma se non hai i soldi devi morire. Tra un anno, probabilmente, troveranno un modo per abbattere i costi delle ricerche. Quantificano con il denaro la salute di una persona. Sono costi troppo alti e se non si abbassano, non ha senso curare la gente”.

    Patrick Majda cancro – A questo link è possibile accedere per aiutare Patrick e Luciana nella loro battaglia tramite una raccolta fondi.

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