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    “I pediatri hanno troppi pazienti”: coppia non riesce a far visitare il figlio di 20 mesi con la febbre alta per una settimana

    Di Marco Nepi
    Pubblicato il 2 Dic. 2022 alle 14:54 Aggiornato il 2 Dic. 2022 alle 14:54

    Sintomi influenzali per una settimana, con dolori, tosse, e febbre fino a 40 gradi: i genitori di un bimbo di 20 mesi che cercano invano di contattare un pediatra, ma non riescono a reperirlo, nemmeno in pronto soccorso. È il racconto dell’odissea vissuta da una coppia di Milano, che ha affidato a Twitter lo sfogo per quanto stava accadendo. Domenica scorsa il più grande dei due figli ha cominciato a manifestare i primi malanni, che non sono andati via dopo la somministrazione di antipiretici. Hanno provato a contattare il loro pediatra, invano. “E non lo ha fatto per un disinteresse, ma perché era talmente bombardato di telefonate e messaggi, che il telefono era costantemente occupato, non riusciva nemmeno a prendere la nostra chiamata” racconta la madre.

    Nei giorni seguenti la temperatura corporea del piccolo resta costantemente alta, mercoledì a tarda sera la coppia porta il bimbo al pronto soccorso dell’Ospedale Buzzi, provano a farlo visitare restando lì fino alle 2 di notte, ma poi decidono di tornare a casa: “Era un delirio, decine e decine di famiglie in attesa con bimbi con gli stessi sintomi del nostro. Ci abbiamo messo due ore per superare l’accettazione, ci hanno valutato come codice verde e, a quel punto, abbiamo scoperto di avere altri 42 codici verdi prima di noi in attesa. Un infermiere ci ha prospettato un’attesa dalle sei alle dieci ore. Peraltro, non essendoci più posti a sedere, ci eravamo sistemati per terra, come altri. La febbre era momentaneamente scesa con un antinfiammatorio e abbiamo deciso di tornare a casa”.

    In ospedale i presenti hanno condiviso le loro esperienze, tutte simili: “C’era chi aveva fatto il giro dei pronto soccorso, ma aveva trovato lo stesso problema ovunque. Tutti riferivano di non riuscire a raggiungere i pediatri: chi non rispondeva, chi non aveva spazio per le visite”. Soltanto ieri sera la madre è riuscita a mettersi in contatto con un pediatra: “È vero che non bisognerebbe andare al pronto soccorso, se non è necessario, ma un genitore, di fronte a una febbre a 40 gradi che persiste da giorni, senza un parere medico cosa può fare? Non c’è solo l’influenza a dare febbre alta, ci sono anche patologie più gravi, come la meningite”.

    “Questa situazione – prosegue la donna – è un cane che si morde la coda. I pediatri hanno troppi pazienti, i genitori respinti, in presenza di certi sintomi, si spaventano e vanno nei pronto soccorso che così si ingolfano. Al Buzzi il personale ha fatto del suo meglio, ma parlavano di 150 accessi solo quel giorno”. Il pediatra ha parlato di una “estrema vulnerabilità dei bimbi dopo il Covid”. “Quelli che vanno al nido sono ancora più esposti alle infezioni – conclude la donna – ma non si può non portarli. È il sistema sanitario che deve rispondere con i servizi di base. Deve mettere il proprio personale in condizione di rispondere. Anche questa è malasanità”.

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