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    I messaggi a sfondo sessuale dell’educatrice a un minore, 13enne, ospite della comunità

    La vicenda, nel Torinese, è finita in Tribunale

    Di Marco Nepi
    Pubblicato il 26 Set. 2019 alle 13:18

    I messaggi a sfondo sessuale dell’educatrice a un minore della comunità

    Un’educatrice inviava messaggi a sfondo sessuale a un minore ospite della comunità. È accaduto in provincia di Torino. La vicenda, finita in tribunale, viene raccontata dal quotidiano La Stampa. Sul banco degli imputati è finita una donna di 38 anni, accusata di aver avuto rapporti sessuali con l’adolescente che viveva nella struttura, un ragazzino di 13 anni. Rapporti che lei, l’educatrice, continua a negare fortemente.

    Tra la 38enne e il minore ci sarebbero state delle conversazioni esplicite, scambi di foto, effusioni e apprezzamenti, sui quali i giudici devono fare chiarezza.

    “Ti desidero”, “È stato bellissimo”, “Ti voglio”, è il tenore dei messaggi scambiati da educatrice e giovanissimo ospite della comunità, come raccontato dalla Stampa. L’avvocato della donna fa sapere che lei “chiarirà la sua posizione, quando verrà sentita dal giudice”. Ma i messaggi acquisiti dagli inquirenti sembrano raccontare una storia diversa e un rapporto che si spinge “oltre il limite”.

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    Tutto sarebbe cominciato nel 2014, poco dopo l’ arrivo in comunità del minore, che allora aveva meno di 13 anni e che scappava da una situazione familiare complessa. Nella struttura avrebbe dovuto trovare punti di riferimento, ma ha trovato dell’altro. Dalle indagini è emerso che lei lo descriveva come “il figlio che non ha mai avuto”. La relazione dei due sarebbe durata fino al 2018, quando il giovane, che nel frattempo aveva cambiato due comunità, si è confidato con un altro educatore.

    Il minore avrebbe parlato anche di incontri in casa dell’educatrice. La donna avrebbe cercato anche scuse per allontanare l’ ex compagno e rimanere sola lui. “E’ timido. Si imbarazza davanti a uomini più grandi”, avrebbe detto al fidanzato. Poi le gite e fughe. L’educatrice era riuscita anche ad ottenere l’affido del ragazzino. Tra i colleghi della donna, conclude la Stampa, qualcuno ha parlato di “infatuazione”. Qualche altro considera il termine eccessivo.

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