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    Le falle del piano vaccini: 70enni e vulnerabili scoperti, professori universitari e impiegati Asl vaccinati

    Di Anna Ditta
    Pubblicato il 3 Mar. 2021 alle 09:59 Aggiornato il 3 Mar. 2021 alle 10:33

    Con le dosi consegnate all’Italia che restano una quantità ancora molto limitata, il piano vaccini anti Covid mostra le difficoltà e le vere e proprie falle che si stanno aprendo nella sua attuazione concreta. La questione più evidente è quella che riguarda i 70enni e le persone più vulnerabili, che sono tra coloro più a rischio di avere gravi conseguenze dal virus e che sono costretti ad aspettare, mentre altre categorie di cittadini hanno già iniziato a ricevere le dosi.

    Vaccini anti-Covid, il caso dei 70enni

    Secondo le priorità indicate dal ministero, i 70enni dovrebbero avere il vaccino Pfizer o Moderna dopo il personale della sanità e gli over 80. Ma questo li lascia scoperti in un momento in cui vengono vaccinate altre categorie. Tra queste ci sono gli insegnanti e gli esponenti delle forze dell’ordine, ma non solo. Come evidenzia un articolo di Michele Bocci pubblicato su Repubblica, risultano vaccinati anche impiegati amministrativi delle Asl, che magari lavorano in smart working e non vedono mai i malati, studenti al primo anno di medicina, e professori universitari.

    Dal momento che ogni Regione sta procedendo in autonomia, la situazione non è omogenea in tutti i territori (e forse proprio per rimediare a questa criticità il premier Draghi ha coinvolto più direttamente, con le nuove nomine, la Protezione civile e l’Esercito per condurre la campagna di vaccinazione). Ad esempio, Toscana e Puglia hanno iniziato (o inizieranno a breve) a vaccinare i dipendenti degli uffici giudiziari e pure gli avvocati, sollevando critiche per una sorta di “vaccinazione per caste“.

    Complessivamente, nella generazione dei 70enni, considerati a rischio di sviluppare una forma grave di Covid, i vaccinati sono al momento solo 151mila, contro i 409mila ventenni e i quasi 600mila trentenni. Nel Lazio, da giovedì 4 marzo partiranno le prenotazioni per i soggetti estremamente vulnerabili che ancora non sono stati programmati dalle strutture dove sono in cura. L’indomani partiranno le prenotazioni per le classi d’età 79 e 78 anni (nati nel 1942 e 1943).

    In Sicilia i 70enni riceveranno i vaccini anti Covid da aprile in poi. Prima di loro toccherà soggetti “estremamente vulnerabili”, per particolari patologie, indipendentemente dall’età. A seguire le persone tra 75 e 79 anni, poi tra 70 e 74 anni. Ma ci sono anche Regioni in cui non si sa quando e come si svolgeranno le vaccinazioni degli over 70. In Lombardia, dove Bertolaso ha annunciato che dopo gli over 80 sarà data priorità a chi lavora, pochi giorni fa è stato lanciato un appello proprio sulla necessità di proteggere i 70enni.

    I ritardi nelle somministrazioni

    C’è inoltre il problema dei ritmi di somministrazione delle dosi. Circa 1 milione e 200mila dosi del vaccino di AstraZeneca si trovano ancora nei frigoriferi e, in generale, più del 30 per cento dei vaccini consegnati non sono stati ancora somministrati. Per il farmaco sviluppato da Oxford/AstraZeneca, questo dipende principalmente da due fattori.

    Il primo è dovuto al caos nelle indicazioni di Aifa e del ministero alla Salute, che inizialmente avevano consigliato il vaccino solo per gli under 55 sani, portando alla scelta di vaccinare il personale scolastico e le forze dell’ordine. Dopo 3 settimane, si è invece chiarito che il vaccino può essere usato anche su chi ha fino a 65 anni e appunto sui “vulnerabili”, soggetti che rischiano danni importanti nel caso sviluppino la malattia. In base alle priorità del ministero, questa categoria dovrebbe avere la priorità, ma nei fatti non è andata così, perché le Regioni avevano già fissato le prenotazioni e si sono dovute riorganizzare.

    Il secondo fattore è che quasi tutte le Regioni (ad eccezione della Toscana, che li sta somministrando in strutture di Asl e Comuni) hanno deciso di affidare questo vaccino ai medici di famiglia, che non sono ancora partiti a causa di ritardi negli accordi regionali e consegne non complete.

    La sfida di Draghi

    Alcuni di questi punti critici sono stati già affrontati lunedì scorso in una riunione tra la Protezione civile e le Regioni. Altri saranno oggetto di approfondimento in un nuovo incontro che, come ha annunciato ieri la ministra Gelmini, si terrà venerdì. Per raggiungere l’obiettivo fissato da Draghi – quello di 600mila dosi somministrate al giorno, bisognerà accelerare prima che arrivi il grosso delle forniture dalle case farmaceutiche, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile.

    In un’intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera, Thierry Breton, commissario al Mercato interno, all’Industria e al Digitale, che guida della task force creata all’inizio di febbraio dalla Commissione Ue per lavorare con le aziende e i governi per accelerare la produzione di vaccini anti-Covid sul territorio europeo, annuncia che “a fine marzo l’Ue avrà 100 milioni” di dosi, e sottolinea che, ancora oggi “1 dose su 3 non è usata”.

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