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    “A che cosa è servito essere onesto?”: lo sfogo di un ristoratore piemontese

    Di Lara Tomasetta
    Pubblicato il 25 Ott. 2020 alle 18:59 Aggiornato il 25 Ott. 2020 alle 19:00

    “Oggi chi ha fatto cassa indiscriminatamente può ben dire di aver fatto bene, giacché siamo tutti trattati da criminali, da untori, da dispensatori di malanni”. Trova spazio in un lungo post su Facebook il lungo sfogo di un ristoratore piemontese che commenta le nuove misure restrittive adottate dal Governo per fermare la crescita dei contagi in Italia.

    L’impennata di contagi Covid nel Paese ha costretto il governo a prendere misure più stringenti, varando un nuovo Dpcm. La firma del presidente del Consiglio Giuseppe Conte è arrivata nella notte, dopo un lungo confronto con la maggioranza e le Regioni. In giornata il premier illustrerà le nuove misure in una conferenza stampa. Le nuove misure sono in vigore da lunedì 26 ottobre e resteranno valide fino al 24 novembre.

    QUI IL TESTO COMPLETO DEL NUOVO DPCM

    La novità principale riguarda lo stop alle attività di bar e ristoranti dalle 18, ma viene consentita la loro apertura la domenica e i festivi, a differenza di come riportava la precedente versione del Dpcm, diffusa ieri. Una notizia che getta nello sconforto migliaia di persone impiegate nel settore della ristorazione.

    “Ogni sera qui si aggiorna, in negativo, il record degli incassi. Sempre meno. Sempre meno, meno, meno. Si rotola verso il lockdown senza la spumeggiante “novità” della prima volta. Senza quella retorica che ci avevamo messo: se non ci si abbraccia, che si apre a fare? Oggi si starebbe aperti anche senza abbracci, se solo ne valesse la pena. Le istanze, i desideri, le prosopopee sono le prime a rotolare nell’abisso. Quando l’abisso è casa, e il suo fondo ormai ampiamente palpeggiato, non rimane che sperare di non cominciare a scavare”, scrive nel post il proprietario di Caffè Boglione di Bra, un locale in provincia di Cuneo.

    “Detto ciò. Coprifuoco sia. Per tutti, senza distinguo. Dalle ventitré. Dalle venti. Dalle diciotto. Fate voi. Il che vuol dire uccidere quel residuo di sopravvivenza al quale ci eravamo aggrappati. Ma troviamo comunque ingiusto ogni provvedimento che non discrimini, che non distingua, che non prenda atto che quest’estate c’è chi ha fatto lo sciacallo e chi no. A cosa è servito litigare con un cliente sì e un altro anche, perché non si attenevano alle disposizioni? A cosa è servito educare, spiegare, rabbonire, rimproverare anche storici avventori, con l’intenzione di comportarsi il più correttamente possibile? A cosa è servito rifiutare tavolate numerose? A cosa è servito installare il plexiglas sul bancone? A cosa è servita l’ortodossia che ha preteso sempre il rispetto delle regole, e in piedi nel dehors no! e senza mascherina no! e in cinque a quel tavolo non ci potete stare! ‘E allora ce ne andiamo!’ A cosa è servito pagare una persona che stazionasse sulla porta per intimare il rispetto delle regole? A cosa è servito dotarci addirittura di un conta-persone all’ingresso? A cosa è servito pretendere responsabilità, da tutti gli avventori, incassando ovviamente molti consensi ma anche molto fastidio, insofferenza, alzate di spalle, se oggi chiuderemo tutti presto, sia chi si è comportato con decoro sia chi non l’ha fatto? A cosa è servito rinunciare a incassi, non arraffare quanto più si poteva, quando col senno di poi avremmo potuto e dovuto farlo, visto che oggi siamo tutti sulla stessa barca: irresponsabili e responsabili, sciacalli e virtuosi”, si domanda il ristoratore.

    “Si doveva controllare meglio. Premiare e punire. Chiudere il Billionaire, ad esempio, o molti locali estivi che se ne sono beatamente fottuti delle regole, dei distanziamenti delle mascherine, prima che lo facesse il virus. Oggi chi ha fatto cassa indiscriminatamente può ben dire di aver fatto bene, giacché siamo tutti trattati da criminali, da untori, da dispensatori di malanni. Tanto valeva esserlo, e si ha un bel dire che resta pur sempre la coscienza, che ci distingue gli uni dagli altri. Perché anche la coscienza ha bisogno di un corpo da abitare. E ogni corpo ha bisogno di un portafogli per mantenersi. E allora la nostra coscienza ci bisbiglia non abbastanza piano per non essere udibile: cogl**ne!”.

    “Per certo se dobbiamo individuare dei responsabili per questa moria di partite iva alla quale assisteremo nei prossimi mesi, prima delle inequivocabili inettitudini governative mettiamo senz’altro l’irresponsabilità demente di molti nostri connazionali, dove i negazionisti sono solo la punta dell’iceberg di un sottobosco che ostinatamente non riesce a pensare come collettività e mal interpreta la libertà come farsi solo gli affaracci suoi. Talvolta con arroganza, spesso con stupidità ed egoismo, sempre per ignoranza. Un’ignoranza caldeggiata e meticolosamente costruita con la progressiva distruzione della scuola, e foraggiata da trent’anni dalla peggiore tv del pianeta terra, e forse della galassia. E infine esplosa e dilagata senza argini nel liquame magno dei social network. Hasta siempre, o finché ce la si fa”, conclude il post.

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