Il generale Garofano, ex comandante dei Ris, si difende dalle accuse della procura di Pavia relative alle indagini del 2007 sul delitto di Garlasco. Intervistato dal Corriere della Sera, Garofano spiega che sta vivendo questi giorni con “fatica e sorpresa. È ormai chiaro che qualcuno sta provando a demolire il Ris e 50 anni del mio lavoro. Sto subendo un attacco mediatico senza precedenti, ma non consentirò a nessuno di distruggere me e il Ris”. Sulle accuse mosse dalla procura di Pavia, il generale chiarisce: “La Procura parla di dati grezzi non rinvenuti. Che però, guarda caso, il Ris, cioè il colonnello Marino, ha prodotto su richiesta dell’autorità giudiziaria. Se qualcuno voleva nascondere qualcosa ora non li avrebbe messi a disposizione. E poi i dati grezzi normalmente non fanno parte degli allegati che confluiscono negli atti dell’indagine, ma vengono forniti su richiesta”.
Dati che sono decisivi per la difesa di Stasi: “Se con questo si vuole dire che abbiamo nascosto dati favorevoli a Stasi è un’altra deduzione forzata. Io sono stato ascoltato dai pm e non sapevo neanche quali fossero i motivi della convocazione, ma su un punto voglio essere chiaro. Se ci fossero stati dati che inficiavano l’accertamento che sui pedali della bici di Stasi c’era il Dna di Chiara lo avremmo sicuramente comunicato. Ma qualunque analisi successiva non cancella la presenza di Dna di Chiara sui pedali ed è stato confermato anche dai consulenti della Procura”. Una seconda analisi, però, ha dato esito negativo: “Ma comunque il dato del Dna di Chiara sui pedali è rimasto tale. Peraltro nella relazione dei periti con la quale la pm Muscio chiedeva la convalida del fermo, i consulenti di Stasi fanno riferimento alle analisi fatte il 20 e il 21 settembre. Ciò dimostra che tutto è stato messo a disposizione delle parti”.
Sul fatto che non sia amato da molti carabinieri, Garofano risponde: “Posso rivendicare di aver lavorato ai più intricati casi di cronaca in Italia. Magari questo potrebbe aver suscitato qualche invidia personale”. Sulla possibilità che possa essere iscritto nel registro degli indagati, invece, l’ex comandante dei Ris afferma: “Non credo e spero di non esserlo. Lo dico perché non ho nulla da nascondere, se non gridare la mia onestà e la mia professionalità”. Garofano, comunque, non si pente di aver fatto da consulente di Andrea Sempio dopo aver lavorato al caso quando era comandante dei Ris: “Mi ero già congedato, quindi non ero più coinvolto come polizia giudiziaria. E poi è stata una scelta precisa. Visto che l’inchiesta partiva dal Dna sulle unghie di Chiara e io sono certo che quel Dna non sia attribuibile a Sempio mi sono sentito di intervenire, perché non potevo consentire che si stravolgesse un risultato scientifico certo”.
Il generale resta convinto della colpevolezza di Alberto Stasi: “Anche se il dato del Dna sui pedali dovesse essere messo in discussione (e non è così) questo non demolisce tutti gli altri indizi a carico di Stasi. Senza alcun pregiudizio, ma conoscendo gli atti, sono convinto che l’unico colpevole sia lui”. Mi sembra giusto continuare ad espormi anche per quanto ho appena detto: io credo che su Sempio non ci siano elementi che possano dimostrare che è lui l’assassino”. Sull’esposizione mediatica, invece, afferma: “Mi sembra giusto continuare ad espormi anche per quanto ho appena detto: io credo che su Sempio non ci siano elementi che possano dimostrare che è lui l’assassino”. Garofano, quindi, conclude: “Tutto quello che sto subendo è frutto di una narrazione volutamente di parte, secondo la quale Stasi deve essere per forza innocente. Tutti coloro che contrastano questa ricostruzione, che poi è basata su una sentenza definitiva, vanno demoliti. Non mollo per la mia storia e per l’amore verso il Ris e l’arma dei carabinieri”.