Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
  • Cronaca
  • Home » Cronaca

    Crisanti a TPI: “A mettere in dubbio il vaccino è il Ceo di Pfizer che vende le sue azioni, non io”

    Intervista al virologo dell'Università di Padova, finito nella bufera per aver dichiarato che a gennaio non farebbe il vaccino contro il Covid-19: "Non potrei essere più distante dai No Vax, ho solo detto che ad oggi non abbiamo i dati per giudicare. Le reazioni di certi colleghi mi hanno amareggiato, mi hanno trattato come se non fossi uno di loro. Ma a minare la fiducia nel vaccino sono certi comportamenti come quello del Ceo di Pfizer, non io. Astrazeneca, Pfizer o Moderna? Troppo presto per dire quale dei tre sia più affidabile. Ma il vaccino di Putin è promettente"

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 20 Nov. 2020 alle 18:15 Aggiornato il 20 Nov. 2020 alle 21:40

    Andrea Crisanti, professore di microbiologia dell’Università di Padova, ha scatenato un putiferio per alcune dichiarazioni sul vaccino contro il Covid-19. Intervistato durante il Festival di Focus, ieri, giovedì 19 novembre, il celebre virologo ha dichiarato: “Non farei il primo vaccino anti-Covid che dovesse arrivare a gennaio”.
    Professore, davvero a gennaio non farebbe il vaccino?
    “Guardi, ho detto una cosa molto semplice, e cioè: ‘Nel momento in cui ci saranno dati che dimostreranno l’efficacia e la sicurezza del vaccino, mi vaccinerò’. Questo ho detto. Mi è stata fatta una domanda a bruciapelo, mi è stato chiesto: ‘Lei, oggi, si vaccinerebbe?’. E io ho risposto: ‘No, oggi no perché ancora non sono usciti i dati’. Niente di più”.

    Le è stato chiesto che farebbe a gennaio, quando sembra che in Italia arriveranno le prime dosi.
    “Ma stiamo parlando di un vaccino che ancora non è stato approvato! Abbiate pazienza: possibile che una cosa così lineare debba essere strumentalizzata?”.

    Ritiene di essere stato strumentalizzato?
    “Ho avuto il coraggio di dire quello che penso. Finora noi possiamo fare valutazioni solo su dichiarazioni fatte dalle aziende. E, sulla base di solo queste dichiarazioni, io il vaccino non lo farei. Bisogna aspettare che la comunità scientifica lo approvi. Non mi sembra così insensato”.

    Perché, secondo lei, queste sue parole hanno fatto così clamore?
    “Non lo so, guardi. Nessuno però si è scandalizzato per il fatto che il Ceo di Pfizer ha venduto le sue azioni dell’azienda il giorno dopo quell’annuncio (quello secondo cui il vaccino prodotto dalla multinazionale insieme a Biontech ha un’efficacia del 90%, ndr). Eppure lui è la persona più informata: perché si è venduto le azioni se pensa che il vaccino sia efficace?”

    Lei cosa pensa?
    “Che sono queste azioni che minano la fiducia nel vaccino. Non persone equilibrate che fanno un discorso di sicurezza, come ho fatto io”.
    Però in effetti lei sembra quantomeno diffidente rispetto a questi vaccini…
    “No, non sono diffidente. É che c’è una mancanza di trasparenza. Ritengo che il comportamento del Ceo di Pfizer sia stato censurabile dal punto di vista etico. É lui che ha generato dubbi sul vaccino, non io”.

    Le dà fastidio che alcuni l’abbiano accusata di essere diventato un No Vax?
    “La mia posizione non potrebbe essere più distante da quella dei No Vax”.
    Cosa risponde a chi accusa lei e altri suoi colleghi, quando mettete in guardia su certe situazioni di rischio, di essere dei menagrami o, addirittura, di trarre vantaggio da un clima di paura?
    “Io penso che le persone debbano essere giudicate sui fatti”.

    La sento molto amareggiato…
    “Sono amareggiato, sì. Soprattutto per le reazioni di certi colleghi, che ritengono che quella mia dichiarazione possa avvantaggiare i No Vax. Quando invece proprio quella mia dichiarazione può indurre le persone a vaccinarsi, molto più di certe loro posizioni manichee. Mi hanno trattato come se non fossi uno di loro. Questo mi ha amareggiato molto”.

    Alcuni suoi colleghi hanno detto e scritto che i vaccini contro il Covid sono efficaci.
    “Beati loro. Si vede che hanno accesso a informazioni privilegiate che io non ho…  Io penso solo di aver intercettato in modo corretto alcune delle perplessità della gente comune. Se il 70% degli italiani è scettico rispetto al vaccino, ci sarà una ragione: o sono tutti i idioti?”.

    I vaccini in produzione sono stati testati in tempi molto brevi, Questo può essere un elemento di rischio?
    “Tempi brevi o lunghi, a me non interessa. A me interessa solo che i dati siano solidi”.
    Il fatto che le tre fasi siano state svolte in parallelo mina la credibilità di questi vaccini?
    “No. In genere queste fasi vengono svolte una dopo l’altra e senza sovrapposizioni, in modo da diminuire i rischi economici. In questo caso hanno pagato i contribuenti e quindi è stata possibile un’accelerazione, che – per carità – è positiva. Però è chiaro che la valutazione di un vaccino su fasi parzialmente sovrapposte è più complessa”.

    Ma è vero che per testare un vaccino serve non meno di 5/8 anni?
    “No. In genere per sviluppare un vaccino ci volevano dai 5 agli 8 anni, perché le diverse fasi venivano effettuate una dopo l’altra. In questo caso chiaramente hanno fatto prima perché, appunto, le fasi di sperimentazione sono state parzialmente sovrapposte e perché questo è un vaccino genetico, quindi molto più facile da sviluppare”.

    Vede profili di rischio particolari?
    “Non lo possiamo sapere. Stiamo discutendo di una cosa di cui nessuno sa nulla. Questo è quello che io ho voluto mettere in luce”.
    I vaccini che sembrano più vicini all’approvazione sono quelli di Astrazeneca, di Pfizer e di Moderna. Ritiene uno di questi più o meno affidabile degli altri?
    “É ancora troppo presto per dirlo”.

    E del vaccino russo che ne pensa?
    “Su quello, se non altro, stanno iniziando a far vedere qualche dato. E sembra promettente”.
    Professore, dopo essere stato accusato di essere No Vax, se ora mi dice che il vaccino di Putin è più affidabile scatena un altro putiferio…
    (Ride) “Non ho detto affidabile. Però promettente sì, sulla base di quello che hanno fatto vedere. Se questi dati li avesse fatti vedere una istituzione che ha una reputazione migliore, sarebbe stato meglio”.

    Dietro questi annunci sull’efficacia dei vaccini, c’è la spinta delle grandi multinazionali?
    “Guardi, non voglio fare questa dietrologia. Mi interessa solo che il vaccino funzioni.”
    L’approvazione di un vaccino da parte delle Autorità sanitarie sarà sufficiente per ritenere quel vaccino affidabile?
    “Mi fido del giudizio delle Autorità sanitarie e di quello della comunità scientifica. Non ho ragione per dubitarne”.
    Quindi, se le autorità scientifiche e regolatorie dei vari paesi approveranno un vaccino e lo riterranno efficace e senza effetti collaterali, lei si vaccinerà?
    “Sì”.

    C’è troppo entusiasmo attorno a questi vaccini?
    “Questo non lo so, non lo posso sapere”.
    Il vaccino non è ancora approvato, ma il Governo e Arcuri parlano già apertamente della campagna di vaccinazione. Se lei fosse al governo, si manterrebbe più prudente?
    “Se fossi al governo e avessi informazioni privilegiate, le condividerei”.

    Non le stanno condividendo…
    “Forse allora non le hanno”.
    Allora significa che sono troppo avventati?
    “Guardi, se non le hanno, non hanno motivo per parlare. Ma mi faccia aggiungere una cosa…”.
    Prego…
    “Non è che queste grandi industrie si siano inventate questi dati di efficacia sui vaccini. Se li hanno annunciati così, significa che ne sono certi. Tuttavia va detto, per loro stessa ammissione, che sono parziali. Io ho espresso solo una manifestazione di prudenza”.

    Leggi l'articolo originale su TPI.it
    Mostra tutto
    Exit mobile version