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    Booking.com sotto inchiesta per presunta evasione fiscale: Iva non versata per 350 milioni di euro

    Ad indagare in Italia sul colosso delle prenotazioni online è la Procura di Genova

    Di Giulia Angeletti
    Pubblicato il 31 Lug. 2019 alle 13:16

    Booking, aperta inchiesta per evasione fiscale: c’è un buco di 350 milioni

    Chi per prenotare una vacanza o un più semplice week end fuori porta non ha mai utilizzato Booking.com? Il sito è di fatto uno dei più utilizzati aggregatori di tariffe di viaggio ed ha il suo quartier generale ad Amsterdam, in Olanda.

    Per quanto riguarda le prenotazioni è un colosso, oltre che il principale intermediario per quanto riguarda gli affitti di abitazioni private. Questo tipo di intermediazione, però, in favore di soggetti non titolari di partita Iva, avrebbe portato il sito ad evadere il fisco per una somma davvero consistente: tra il 2013 e il 2019, infatti, Booking.com avrebbe lasciato un buco (o meglio, una voragine), per quanto riguarda il pagamento dell’Imposta sul valore aggiunto, di 350 milioni di euro.

    A riferirlo la Procura della Repubblica di Genova, la quale ha aperto un’inchiesta che, come riferisce Il Sole 24 Ore, “presto porterà alle prime iscrizioni nel registro degli indagati”. Il colosso delle prenotazioni online amministrato da Glenn Fogel avrebbe registrato dal 2017 un incremento di queste pari al 30 per cento, il che naturalmente va a danneggiare la concorrenza che, al contrario, è in regola con il pagamento delle tasse.

    Di condurre le dovute indagini in tal senso se ne stanno occupando il procuratore aggiunto Francesco Pinto e il sostituto Giancarlo Vona, i quali sono impegnati nel comprendere quale sia il “sistema” attraverso cui Booking.com fa “magicamente” sparire il versamento dell’Iva legata a quel servizio di intermediazione per l’affitto di abitazioni private. La società dovrebbe operare in qualità di sostituto di imposta, facendo una registrazione nei vari paesi dove opera o servendosi di un rappresentante fiscale, mentre invece l’imposta non viene dichiarata.

    Motivo per cui Booking.com ora sta “passando guai”: la società, infatti, si trova sotto procedimento giudiziario per violazione della legge sui reati tributari. E qui in Italia a far luce sulle pratiche illecite della società olandese ci sono le Fiamme Gialle di Genova, capitanate dal colonnello Ivan Bixio, che hanno condotto alcuni accertamenti sugli appartamenti in affitto della provincia del capoluogo ligure. Nel corso di questi accertamenti è venuto fuori che nelle fatture dei vari privati con Booking l’Iva non veniva mai applicata.

    Il fascicolo dell’inchiesta, peraltro, si è arricchito anche di un parere dell’Agenzia dell’Entrate, il quale è stato emesso dopo un quesito posto da Federalberghi: è stata l’associazione a segnalare che il portale “emette fatture senza Iva italiana, applicando il meccanismo del cosiddetto reverse charge anche nei casi in cui la struttura ricettiva è priva di partita Iva”. E la conseguenza è che la tassa “non viene pagata né dal portale né dalla struttura”.

    “Se la struttura non ha partita Iva, dovrà essere invece il portale ad identificarsi in Italia e ad emettere fattura con Iva Italiana”, ha spiegato sempre l’Agenzia delle Entrate. Naturalmente, a seguito della scoperta di tale modus operandi,  sono state richieste spiegazioni direttamente all’Olanda tramite un ordine di indagine europeo che, però, ha negato qualsiasi illecito di Booking e non ha fornito documentazioni ulteriori utili alle indagini.

    “Il mercato soffre perché vede competere nello stesso spazio soggetti che vendono lo stesso servizio, ma che sottostanno a regole diverse. Quello degli appartamenti privati è un business molto spesso privo di ogni forma di controllo e tutela per i consumatori. A preoccuparci è soprattutto la concorrenza sleale verso l’attività di impresa, che a differenza del privato che non ha partita Iva, paga regolarmente l’Imposta”, ha spiegato il direttore generale di Federalberghi Alessandro Massimo Nucara.

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