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    Bar, cinema e ristoranti vietati ai no vax: l’ipotesi al vaglio del governo

    Credit: ANSA/ANDREA MEROLA
    Di Marco Nepi
    Pubblicato il 19 Nov. 2021 alle 12:39 Aggiornato il 19 Nov. 2021 alle 12:40

    Bar, cinema e ristoranti vietati ai no vax: l’ipotesi al vaglio del governo

    Il governo sta valutando la possibilità di vietare l’accesso a bar, cinema e ristoranti a chi ha scelto di non vaccinarsi. Una misura che potrebbe essere inserita in un decreto che il governo esaminerà la prossima settimana, assieme ad altre novità per contenere la diffusione della pandemia dopo l’aumento di ricoveri e contagi di Covid-19 degli scorsi giorni.

    Proprio nelle scorse ore, i presidenti di regione avevano chiesto un incontro “urgente” con il governo  per discutere la proposta di limitare le restrizioni ai soli non vaccinati nel caso l’aumento di ricoveri e contagi di Covid-19 porti al passaggio in zona gialla o arancione. “Ci preoccupano il peggioramento dello scenario di rischio epidemiologico in alcune aree e la ricaduta che potrebbe avere sulla ripresa economica e sulle attività sociali”, ha detto Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia e della conferenza delle regioni che si è riunita ieri.

    Secondo il monitoraggio della fondazione Gimbe, i casi di nuovo coronavirus sono cresciuti del 32 percento nella settimana dal 10 al 16 novembre, passando da 41.091 a 54.370.  i ricoveri ordinari per Covid-19 sono passati da 3.436 a 3.970, un aumento del 15,5 percento e le occupazioni delle terapie intensive del 14,3 percento, passando da 421 a 481. In 7 province (Trieste, Bolzano, Gorizia, La Spezia, Forlì-Cesena, Padova e Vicenza) si registrano più di 150 casi per 100.000 abitanti, la soglia di uno dei criteri per passare in zona arancione.

    Per affrontare l’aumento dei contagi, già ieri il ministero della Salute ha annunciato di anticipare al 22 novembre l’avvio dei richiami per chi ha più di 40 anni, in precedenza prevista per inizio dicembre.

    Oltre ad accelerare della campagna per la “terza dose” del vaccino contro Covid-19, il governo intende introdurre nuove misure, come la riduzione della durata del green pass da 12 a 9 mesi e l’obbligo di ricevere il richiamo per il personale sanitario e i lavoratori che entrano nelle residenze per anziani. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, il consiglio dei ministri potrebbe approvare un nuovo decreto già la settimana prossima, dopo la riunione cabina di regia e l’incontro con i presidenti di regione, che potrebbe essere tenuta già all’inizio della prossima settimana.

    La proposta delle regioni, che segue l’introduzione del lockdown per i non vaccinati da parte dell’Austria lunedì scorso, è stata appoggiata anche dal presidente della Toscana Eugenio Giani, Giovanni Toti (Liguria), Attilio Fontana (Lombardia), Roberto Occhiuto (Calabria) e Arno Kompatscher (provincia di Bolzano). Anche la ministra degli Affari Regionali Mariastella Gelmini durante un incontro con i presidenti di regione si è detta favorevole a non “mettere sullo stesso piano i vaccinati e i non vaccinati”. Contrario invece il segretario della Lega Matteo Salvini, il quale ha ribadito che “il modo più sicuro per individuare un positivo è il tampone”.

    Tra le altre ipotesi, il governo sta anche valutando l’eliminazione del tampone per ottenere il green pass, o la riduzione della validità dei green pass rilasciati per i tamponi sia molecolari che antigenici, che passerebbe rispettivamente da 72 a 48 ore e da 48 e 24 ore. Inoltre l’esecutivo sta esaminando la possibilità di anticipare la terza dose a cinque mesi dal completamento del ciclo vaccinale, rispetto ai sei mesi previsti attualmente.

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