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    Banda della minicar, il fratello del passeggero: “Li avevamo divisi sei mesi fa. Insieme sono esplosivi”

    Credit: AGF

    "La colpa è al 50% con chi guidava"

    Di Niccolò Di Francesco
    Pubblicato il 16 Ott. 2026 alle 11:36

    “Insieme erano esplosivi”: a parlare è il fratello del 16enne della cosiddetta banda della minicar, composta da due minorenni che si sono resi protagonisti di sei aggressioni, tra cui quella ai danni dell’attore Davide Iacopini, operato due volte alla testa dopo essere finito con il suo monopattino contro un’auto in sosta. Il 16enne è il ragazzo che sedeva sul lato del passeggero e, dunque, secondo la ricostruzione degli investigatori, l’autore materiale delle aggressioni. In un’intervista a La Repubblica, Matteo, operaio di 26 anni con moglie e figlio, spiega: “Sei, sette mesi fa ci eravamo messi d’accordo tra famiglie, avevamo deciso che loro due non si sarebbero dovuti più incontrare perché insieme diventano esplosivi”.

    Il ragazzo a Testaccio viene descritto come un ragazzo turbolento: “In famiglia abbiamo fatto di tutto per fargli capire che non doveva fare cose sbagliate. Ma non siamo onnipotenti, non puoi controllarlo 24 ore su 24. Se ti fai la doccia e tuo figlio esce di casa, o se esce alle tre del mattino mentre dormi, tu che puoi fare”. Matteo spiega che il fratello “ha sbagliato, ha fatto un’infamità, è giusto che paghi. Solo pagando il conto con la giustizia può crescere. È successa questa cosa a lui, a noi come famigliari e adesso dobbiamo attraversarla. È giusto così”. Il 26enne, poi, nega che il fratello sia cresciuto in un contesto non facile: “Mio padre è morto nel 2016, abbiamo avuto le nostre difficoltà, ma ci siamo ripresi. Anche io ho avuto un problema con la legge, ho pagato, mi sono ripreso. Adesso ho 26 anni, una moglie, un figlio. Mi sveglio alle tre del mattino, faccio i traslochi e vivo onestamente”.

    E ancora: “Mio fratello è cresciuto male, abbiamo fatto tutto quello che si poteva. Le battaglie contro i mulini a vento non puoi vincerle. Anche se sono suo fratello penso quello che pensano tutti, deve pagare e basta”. E aggiunge: “L’altro ragazzo è figlio di un carabiniere? La minicar è la sua? L’ha messa in moto lui, giusto? Allora pure lui ha sbagliato. La colpa è al cinquanta per cento”.

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