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    L’inquinamento colpisce anche i neonati: microplastiche trovate nella placenta umana

    Di Veronica Di Benedetto Montaccini
    Pubblicato il 22 Dic. 2020 alle 13:50

    Uno studio italiano ha individuato, ed è la prima volta al mondo, la presenza di microplastiche nella placenta umana. Un risultato sconvolgente che apre un interrogativo fondamentale: che conseguenze possono avere queste piccolissime sostanze sullo sviluppo dei neonati?

    La ricerca, pubblicato sulla rivista Environment International e condotta da un team dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma e dal Politecnico delle Marche, ha analizzato la placenta di 6 donne sane di età compresa tra i 18 e i 40 anni. Tutte avevano avuto una gravidanza normale e si erano sottoposte volontariamente alla ricerca.

    Attraverso la Raman microspettroscopia, tecnica di analisi a disposizione del Dipartimento di Scienze della vita e dell’Ambiente del Politecnico delle Marche, il team di ricerca è riuscito ad identificare all’interno della placenta di 4 donne 12 frammenti di materiale artificiale di forma sferica o irregolare. Si trattava di particelle molto piccole, tra i 5 e i 10 micron (grandi quindi come un globulo rosso, tanto per farvi capire). Analizzando i 12 frammenti si è visto che 3 erano polipropilene e 9 di materiale sintetico verniciato.

    Come erano finiti nella placenta? Come riporta anche il Guardian, non si sa di preciso ma visto il largo uso diretto (e indiretto) di prodotti che contengono microplastiche (dentifrici, cosmetici, smalti, creme, vernici e tanto altro) è probabile che le mamme siano entrate in contatto con queste sostanze utilizzando o essendo esposte a prodotti di uso comune.

    I ricercatori hanno fatto sapere che 5 particelle sono state trovate nella parte di placenta attaccata al feto, 4 nella parte attaccata all’utero materno e 3 all’interno delle membrane che avvolgono il feto. “Quello che abbiamo trovato è inquietante e come scienziato l’ho cercato, ma non avrei mai voluto trovarlo. Con la presenza di plastica nel corpo viene turbato il sistema immunitario che riconosce come ‘self’ anche ciò che non è organico. È come avere un bimbo cyborg: non più composto solo da cellule umane, ma misto tra entità biologica e entità inorganiche. Le madri sono rimaste scioccate” ha commentato Antonio Ragusa, uno degli autori principali dello studio e direttore Uoc ostetricia e ginecologia del Fatebenefratelli.

    Ma quali sono i rischi per la salute dei nascituri a contatto, già all’interno dell’utero materno, con queste sostanze? “I problemi  – ha spiegato il dottor Ragusa – per la salute dei bambini che già alla nascita hanno dentro di sé delle microplastiche ancora non si conoscono, bisogna continuare a fare ricerca. Ma già sappiamo da altri studi internazionali che la plastica per esempio altera il metabolismo dei grassi. Riteniamo probabile che in presenza di frammenti di microplastiche all’interno dell’organismo la risposta del corpo, del sistema immunitario, possa cambiare, essere diversa dalla norma”.

    Lo studio è ovviamente da approfondire con ulteriori ricerche che prendano a campione un maggior numero di donne, ma lascia comunque scioccati sulle pesanti conseguenze che potremmo avere sulle nascite se non fermiamo (anche) l’inquinamento da microplastiche.

    E purtroppo, le microplastiche non sono le uniche sostanze potenzialmente nocive che raggiungono la placenta. Anche i parabeni presenti nei cosmetici, così come particelle dell’inquinamento atmosferico passano dalla mamma al feto con conseguenze dannose.

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