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    Crisi climatica: l’estate del 2026 è stata la più calda mai registrata per 1,3 miliardi di persone

    Il letto inaridito del fiume Hollow Pond il 18 agosto 2026 a Londra, nel Regno Unito. Credit: CHINE NOUVELLE/SIPA / AGF

    Ondate di calore e migliaia di morti in Europa, fumi tossici in Indonesia, raccolti andati a male in Sudan. La stagione che si appresta a finire nell'emisfero boreale è stata la più calda dal 1970

    Di Andrea Lanzetta
    Pubblicato il 10 Set. 2026 alle 12:16 Aggiornato il 10 Set. 2026 alle 12:21

    L’estate del 2026 è stata la più calda mai registrata sulla Terra per 1,3 miliardi di persone. Una nuova analisi, pubblicata dall’agenzia di stampa francese Afp ed elaborata a partire dai dati del programma europeo Copernicus, rivela ad esempio che 52 Paesi dell’emisfero settentrionale, in tutti i continenti, hanno battuto i rispettivi record di temperatura tra giugno e agosto.
    Il fenomeno climatico naturale conosciuto come El Niño, che ogni tre, cinque o sette anni provoca un forte riscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico centromeridionale e orientale, ha già raggiunto livelli di intensità significativamente più elevati rispetto ai precedenti e dovrebbe raggiungere l’apice entro la fine dell’anno.

    Siccità e ondate di calore nelle Americhe
    Tuttavia ha già provocato caldo intenso nelle Americhe. Dall’Honduras al Perù fino alla Guyana, nove Paesi hanno registrato il periodo più caldo di sempre nel 2026. El Salvador ha superato la media del periodo tra il 1991 e il 2020 di oltre 2,5 °C, battendo tutti i record mensili di calore tra maggio e agosto. A Panama, la siccità ha obbligato le autorità locali a ridurre il traffico navale attraverso il Canale che collega l’Atlantico e il Pacifico, dove passa circa il 5% del commercio marittimo globale.
    Anche gli Stati Uniti, secondo l’ultimo rapporto pubblicato dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), hanno l’estate più calda mai registrata, con mesi di temperature eccezionalmente elevate una siccità che si è estesa a tutto il Paese. Tra giugno e agosto, le temperature medie nazionali negli Usa si sono attestate a circa 23,9 °C, il livello più alto mai registrato da quando sono iniziate le rilevazioni 132 anni fa e che supera di 0,4 gradi il precedente record stabilito nel 1936 e di nuovo nel 2021. Ad agosto la temperatura media mensile era pari a 24,22 °C, ma la massima media diurna ha raggiunto i 31,44 °C, il livello più alto mai registrato nel Paese.
    In particolare, California, Nevada, Nuovo Messico e Colorado hanno registrato quest’anno le temperature più alte di sempre lo scorso mese. Anche le minime notturne sono state, in media, le più alte mai registrate ad agosto in Arizona, California, Colorado, Nevada, Nuovo Messico e Utah.
    Intanto, sebbene alcune zone degli Usa siano state colpite da forti tempeste, a livello nazionale, la media delle precipitazioni tra giugno e agosto si è attestata a 20,59 centimetri, inferiore di 0,53 cm rispetto alla media del secolo scorso. Le piogge superiori alla media cadute in Indiana, Kentucky e Ohio sono state compensate dai valori storicamente bassi registrati, ad esempio, in California, che ha vissuto l’estate più secca dal 2002 e la quinta più secca di sempre.
    A inizio settembre, secondo l’indice US Drought Monitor, a livello nazionale, la siccità si era estesa al 59,1% degli Stati Uniti, in aumento di oltre il 10% dall’inizio di agosto.

    Incendi in Indonesia e caldo record in India
    Ma il fenomeno ha anche contribuito all’eccezionale siccità registrata in Indonesia, dove tra giugno e agosto i termometri hanno raggiunto livelli mai visti prima. Questo periodo secco ha inoltre ha alimentato gli incendi nelle foreste pluviali del Borneo e di Sumatra ad agosto, con conseguenze nefaste. Le dense colonne di fumi tossici provocate dalle fiamme ha raggiunto la vicina Malesia, causando un aumento dei problemi respiratori e obbligando le autorità locali a chiudere le scuole.
    Anche altre regioni del mondo hanno sperimentato temperature senza precedenti durante l’ultimo periodo estivo. L’Uzbekistan, ad esempio, dove un’insolita ondata di calore ha portato i termometri a segnare in alcune zone anche 48 °C.
    A maggio, inoltre, 97 delle 100 città più calde del mondo si trovavano nella sola India. A metà agosto, la capitale Delhi ha registrato la giornata e la notte di luglio più calde degli ultimi due anni con una temperatura massima di 39,2 °C. Il subcontinente è particolarmente esposto, visto l’effetto di El Niño sulla regolarità delle piogge monsoniche. Una ricerca pubblicata a maggio dall’India Energy & Climate Center dell’Università della California a Berkeley mostra come un solo giorno di caldo estremo in India possa causare fino a 3.400 morti in più a livello nazionale e quasi 30mila decessi nell’arco di cinque giorni.

    Oltre 35mila morti in Europa e miliardi di danni in Italia
    Ma la situazione è precipitata anche nel Vecchio continente. I Paesi dell’Europa occidentale e meridionale hanno registrato numerosi record di calore durante l’estate che sta per finire.
    Undici Stati, compresa l’Italia, hanno superato i rispettivi record di temperatura media estiva. Anche Francia e Svizzera hanno registrato temperature record, superando di oltre 3 °C la media estiva del periodo tra il 1991 e il 2020.
    La
    nuova analisi pubblicata dall’agenzia di stampa francese Afp, basata su dati ufficiali forniti dalle autorità sanitarie in Austria, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Portogallo e Regno Unito, porta ad almeno 35mila i morti in eccesso o correlati al caldo registrati in Europa tra la metà di giugno e la fine di agosto.
    Il bilancio delle vittime è più alto in Germania, che ha registrato circa 14mila decessi legati al caldo tra il 6 aprile e il 9 agosto. Almeno 9.600 persone sono morte, secondo il Robert Koch Institute, nella sola settimana trascorsa tra il 22 e il 28 giugno.
    Non è andata molto meglio nemmeno in Spagna. Tra maggio e fine agosto, secondo i dati raccolti dal sistema di monitoraggio della mortalità dell’Istituto di sanità Carlos III, le autorità di Madrid hanno registrato almeno 4.947 decessi attribuibili al caldo, rendendo in questo senso il 2026 l’anno peggiore di sempre per il regno iberico, superando le 4.520 morti segnalate nel 2022.
    In Francia, dove quest’estate oltre 500 stazioni meteorologiche hanno registrato temperature superiori ai 40 °C e quasi tutto il Paese è stato sottoposto alle misure contro l’allerta caldo, il governo ha dichiarato che tra la fine di maggio e il 22 luglio sono stati registrati 7.300 decessi in eccesso.
    In Italia, invece, i dati non sono ancora disponibili. Secondo le stime presentate ad agosto dal direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano La Statale, Fabrizio Pregliasco, basate su proiezioni epidemiologiche confrontate con gli anni scorsi, per l’intera estate si può ipotizzare un bilancio compreso tra i 5mila e gli 8mila morti, in sensibile aumento rispetto alle 4.597 vittime registrate in Italia nell’estate 2025. Gli unici dati ufficiali per ora disponibili riguardano il mese di luglio e, secondo l’ultimo Rapporto mensile sul sistema di monitoraggio e allerta del ministero della Salute, segnalano eccessi di mortalità registrati “soprattutto tra i più fragili, ovvero gli over 85 (+8%), in particolare al Nord”. “Si evidenzia”, si legge ancora nella relazione “un eccesso significativo della mortalità nella popolazione di età superiore ai 65 anni in alcune città del sud (Reggio Calabria, Messina, Palermo e Cagliari) e al limite della significatività statistica a Campobasso, Pescara e Latina”. Non sono state invece osservate, secondo il rapporto, “variazioni rilevanti nell’andamento degli accessi in Pronto soccorso, se non lievi incrementi a Venezia, Roma, Reggio Calabria e Palermo”.
    Oltre agli effetti sulla salute, però, le successive ondate di calore che hanno colpito l’Europa ha avuto un impatto significativo sull’economia, ponendo nuove sfide alla sicurezza energetica europea. Sia la scarsità d’acqua che le temperature dell’acqua molto più elevate hanno costretto le centrali nucleari a ridurre la produzione di elettricità. In Francia e Svizzera sono state adottate misure drastiche che hanno portato alla chiusura di alcuni impianti, mentre Romania, Ungheria e Bulgaria hanno dovuto interrompere o ridurre la produzione, anche se la generazione elettrica da fonti solari è aumentata del 17% durante l’ondata di calore di giugno e luglio. Tuttavia, secondo i calcoli della banca olandese Triodos, l’ondata di calore del 2026 potrebbe causare una contrazione dell’1% del Pil dell’Unione europea, pari a quasi 180 miliardi di euro, una cifra superiore al tasso di crescita dello 0,9% previsto dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi) per l’Ue. Il settore agricolo è stato il più colpito, con perdite complessive di produzione comprese tra il 3% e il 7%. Soltanto in Italia, secondo i dati pubblicati a inizio agosto da Coldiretti, circa il 60% dei terreni agricoli su tutto il territorio nazionale è stato colpito da forme di siccità di intensità variabile, da lieve a grave, danneggiando soprattutto i raccolti di mais, riso, soia, ortaggi e frutta e diminuendo la produzione di latte del 20%. Danni che vanno ad aggiungersi a quelli provocati dagli incendi e dalle forti piogge, che secondo Coldiretti hanno causato perdite complessive per oltre 3 miliardi di euro soltanto nel settore agricolo in Italia, con perdite del raccolto fino all’80% e mais, riso, seminativi, foraggi e produzioni zootecniche tra i comparti maggiormente colpiti.

    L’Africa già in fiamme e le prospettive per l’inverno
    Ma su 1,3 miliardi di persone che tra giugno e agosto hanno vissuto il periodo più caldo mai registrato sulla Terra, almeno 450 milioni vivono in Africa, principalmente nel Sahel. Diciotto Paesi dell’area, dalla Mauritania alla Sierra Leone a ovest fino all’Eritrea e all’Etiopia a est, hanno battuto i rispettivi record di temperatura.
    Diversi Stati interessati, come il Burkina Faso e il Mali, risultano particolarmente vulnerabili all’aumento delle temperature perché già alle prese con conflitti armati e povertà diffusa. Alcuni Paesi, come l’Uganda e il Sudan, hanno addirittura superato di oltre 2 °C la temperatura media registrata nello stesso periodo tra il 1991 e il 2020, un evento raro per queste latitudini.
    Proprio il Sudan, che affronta la peggiore crisi alimentare al mondo a causa della guerra civile in corso dal 15 aprile 2023, il livello del Nilo segna livelli eccezionalmente bassi. Il fenomeno di El Niño ha infatti ritardato l’arrivo delle piogge essenziali per l’agricoltura, lasciando incolti i terreni agricoli del Paese.
    Uno scenario che è destinato ad aggravarsi. Con il fenomeno di El Niño che si va intensificando e che raggiungerà il picco in inverno, secondo l’ultima indagine dell’Ufficio metereologico britannico, i suoi effetti si faranno sentire “non solo nelle zone tropicali, ma anche alle medie latitudini, con un conseguente aumento del rischio di siccità nell’Africa meridionale e nell’Australia nord-orientale”. Aumenterà inoltre in autunno e in inverno la probabilità di condizioni meteorologiche più umide e tempestose, soprattutto nell’Europa nord-occidentale. Insomma, non è finita.

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