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    Clima, il maxi sondaggio dell’Onu: per il 64% è emergenza globale

    Di Veronica Di Benedetto Montaccini
    Pubblicato il 27 Gen. 2021 alle 15:04 Aggiornato il 27 Gen. 2021 alle 15:09

    Il 2021 è un anno cruciale per gli impegni per l’azione climatica dei Paesi, con un ciclo di negoziati che si terrà a novembre alla 26esima Conferenza delle parti dell’United Nations framework convention on climate change a Glasgow e oggi l’United Nations devlopment programme (Undp) e l’università di Oxford hanno pubblicato i risultati di “Peoples ‘Climate Vote”, il più grande sondaggio mai realizzato (1,2 milioni di persone) dell’opinione pubblica mondiale sui cambiamenti climatici e che copre 50 Paesi con oltre la metà della popolazione mondiale. Sono stati sondati anche più di mezzo milione di persone di età inferiore ai 18 anni, una fascia di età essenziale per la lotta al cambiamento climatico ma che in genere non può ancora votare alle elezioni politiche o locali.

    Il dato più importante che emerge riguarda la consapevolezza: il 64 per cento delle persone crede che il cambiamento climatico sia una emergenza globale, da mettere al primo posto nella lista dei problemi per il futuro del Pianeta.

    Nel sondaggio, agli intervistati è stato chiesto se il cambiamento climatico fosse un pericolo e se sostenessero 18 politiche climatiche chiave in 6 aree di azione: economia, energia, trasporti, cibo e agricoltura, natura e protezione delle persone. All’Undp dicono che “I risultati dimostrano che le persone spesso vogliono politiche climatiche di ampio respiro che vadano oltre lo stato dell’arte attuale. Ad esempio, in 8 dei 10 Paesi oggetto dell’indagine con le più alte emissioni del settore energetico, la maggioranza ha sostenuto più energie rinnovabili. In 4 dei 5 Paesi con le maggiori emissioni dovute al cambiamento dell’utilizzo del suolo e con dati sufficienti sulle preferenze politiche, la maggioranza è stata favorevole alla conservazione delle foreste e del suolo. In 9 Paesi su dieci con le popolazioni più urbanizzate hanno sostenuto un maggiore utilizzo di auto e autobus elettrici puliti o biciclette”.

    L’amministratore dell’Undp Achim Steiner, è convinto che “i risultati del sondaggio illustrano chiaramente che l’azione urgente per il clima ha un ampio sostegno tra le persone di tutto il mondo, di nazionalità, età, sesso e livello di istruzione diversi. Ma più di questo, il sondaggio rivela come le persone vogliono che i loro responsabili politici per affrontino la crisi. Dall’agricoltura rispettosa del clima alla protezione della natura e investendo in una ripresa verde dal Covid-19, l’indagine porta in prima linea la voce delle persone nel dibattito sul clima. Indica i modi in cui i Paesi possono andare avanti con il sostegno dell’opinione pubblica mentre lavoriamo insieme per affrontare questa enorme sfida”.

    L’innovativo sondaggio è stato distribuito tra i mobile gaming networks per includere un pubblico difficile da raggiungere nei sondaggi tradizionali, come i giovani sotto i 18 anni. Esperti di sondaggi dell’università di Oxford hanno ponderato l’enorme campione per renderlo rappresentativo dell’età, dei profili di genere e della popolazione scolastica dei Paesi presi in esame, con margini di errore ridotti del +/- 2 per cento. I risultati sono che “le politiche climatiche hanno avuto un ampio sostegno, con quello più diffuso che è risultato essere per la conservazione delle foreste e del suolo (54 per cento di sostegno dell’opinione pubblica), più energia solare, eolica e rinnovabile (53 per cento), adottare tecniche agricole rispettose del clima (52 per cento) e investire di più nelle imprese e nel lavoro green (50 per cento)”.

    Stephen Fisher, del dipartimento di sociologia dell’università di Oxford, sottolinea che “Il sondaggio – il più grande sondaggio mai condotto sull’opinione pubblica sui cambiamenti climatici – ci ha mostrato che i mobile gaming networks non solo possono raggiungere molte persone, ma possono raggiungere certi tipi di persone in un gruppo eterogeneo di Paesi. Il Peoples ‘Climate Vote ha fornito un tesoro di dati sull’opinione pubblica che non avevamo mai visto prima. Il riconoscimento dell’emergenza climatica è molto più diffuso di quanto si pensasse. Abbiamo anche scoperto che la maggior parte delle persone desidera chiaramente una risposta politica forte e ad ampio raggio”.

    Inoltre, il sondaggio mostra un collegamento diretto tra il livello di istruzione di una persona e il suo desiderio di azione per il clima. C’è un riconoscimento molto alto dell’emergenza climatica tra coloro che hanno frequentato l’università o il college in tutti i Paesi, da quelli a basso reddito come il Bhutan (82 per cento) e la Repubblica democratica del Congo (82 per cento), ai Paesi ricchi come la Francia ( 87 per cento) e Giappone (82 per cento).

    Quando si parla di età, i giovani (sotto i 18 anni) sono più propensi a dire che il cambiamento climatico è un’emergenza rispetto alle persone anziane. Tuttavia, altri gruppi di età non erano molto indietro, con il 65 per cento di quelli di età compresa tra 18 e 35 anni, il 66 per cento di età compresa tra 36 e 59 anni e il 58 per cento di quelli con più di 60 anni, a dimostrazione di quanto sia diventata diffusa questa visione.

    Leggi anche: L’emergenza dimenticata: nel 2020 i disastri ambientali hanno causato danni per 150 miliardi

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