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Partitelle 3 contro 3: la Lazio non rispetta le norme. Il medico: “Se è vero, mi dimetto”

L'allenatore della Lazio Simone Inzaghi (Credit: ANSA)
Di Anton Filippo Ferrari
Pubblicato il 14 Mag. 2020 alle 15:23 Aggiornato il 14 Mag. 2020 alle 15:36

Partitelle 3 contro 3: la Lazio non rispetta le norme anti-Covid 19?

Bufera sulla Lazio. Secondo quanto riporta oggi, 14 maggio 2020, il Corriere della Sera, a Formello – centro sportivo del club biancoceleste – si stanno svolgendo partitelle tre contro tre, una per ogni turno di allenamento. Una notizia che avrebbe del clamoroso dato che così facendo il club di Lotito starebbe violando le norme attuali sul distanziamento sociale (al momento sono permessi solo allenamenti individuali). Secondo il quotidiano, il programma di questi giorni è stato lo stesso: i giocatori, a gruppi di 6, avrebbero svolto stretching (a distanza di sicurezza), poi una sfida a chi colpisce di più la traversa e infine la partitella. Periodi brevi (quattro o cinque minuti l’uno) con regole sempre differenti. Il tutto “nascosti” da una rete verde fatta montare a protezione del campo Fersini.

La smentita

Sulla vicenda delle partitelle 3 contro 3 della Lazio è intervenuto il direttore sanitario del club biancoceleste, Ivo Pulcini: “Ho letto della questione della Lazio e cerco di vigilare, perché se fosse vero potete immaginare le conseguenze – le sue parole a Radio Punto Nuovo -. Sono stato smentito e credo ci sia una smentita ufficiale sulla presunta partitella di ieri, per giunta la foto (quella pubblicata dal Corriere della Sera, ndr) è vecchia. Non è compito mio, mi sono solo preoccupato di sapere se fosse vero o falso: non corrisponde alla verità ed arriverà comunicazione da parte della società. Un medico non può fare da balia, perché confido nel senso di responsabilità che i giocatori hanno avuto fin dall’inizio. Se fosse vero? Se la situazione sfugge al mio controllo, sarei costretto a dimettermi. Mi assumo le mie responsabilità, ma se sfuggono al mio controllo, come posso? Non sono l’unico medico, c’è tutto uno staff con cui lavoro in totale sintonia e le decisioni le prendiamo collegialmente come giusto che sia. A spada tratta ho difeso la figura del medico, la ripresa degli allenamenti, se devo essere responsabile non posso diventare irresponsabile, se diventa legge non posso andare fuori legge. Finché si tratta di raccomandazioni o proposte, ho il diritto di dire ciò che penso”.

Poi ha aggiunto: “Sono lavoratori e come tali sono soggetti alla tutela del datore di lavoro, se sono responsabile in toto di quel che succede, non è che se uno si prende il Covid-19 mi può denunciare perché è colpa mia. In egual modo, non posso obbligare una persona, che non ha nulla, alla quarantena, quale sarebbe il motivo? Mi possono denunciare perché limito la libertà, da professionista mi pongo questo problema. È ovvio che se c’è una legge mi attengo a quella, non sono un oligarchico. Il rispetto della professionalità è sacro, se consideriamo ogni figura del settore come un bellissimo mosaico, ognuno sta al posto suo ed è un quadro perfetto”, le sue parole.

“Ieri non c’ero, avevo altro da fare, siamo quattro medici e come direttore sanitario non vado spesso come gli altri a vedere, sebbene sappia sempre ciò che accade e mi assicurano che vengono rispettate le leggi. Se quel che è stato fatto è fuori legge, faccio mea culpa da parte mia e di tutti. Sono felice della task force di controllo, è importante venga fatto, vuol dire essere tutelati – le parole del dottor Pulcini -. Ripartenza? È un pretesto per dire di no. Non è una disfida la mia, ho fatto i complimenti al CTS sulla responsabilità civile e penale. Lo vedo come un messaggio positivo, l’unica cosa che mi permettevo di contestare, per dire la mia come medico, è fare i tamponi ma stare attenti perché i reagenti servono alla popolazione. Poi dicono di isolare tutti se c’è un positivo, allora sono responsabile o irresponsabile? La mia è una richiesta di chiarimento”.

La ripartenza della Serie A

Ma quando riparte la Serie A? Al momento non ci sono certezze. La data, proposta dalla Lega Serie A, è quella del 13 giugno 2020 (in alternativa 20 giugno) ma si aspetta il via libera del Governo. “Al 99 per cento il campionato di Serie A riparte il 13 giugno – le parole del presidente del Coni, Giovanni Malagò -. La sfida tra alcuni medici e il CTS non la capisco. Si sta facendo di tutto per ricominciare, è l’obiettivo primario. Una volta ricominciato, non so quando finirà, ci vorrebbe la palla di vetro”.

 

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