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Prato, Jury Chechi mette all’asta i suoi trofei per salvare la sua prima palestra

Jury Chechi davanti ai suoi trofei
Di Anton Filippo Ferrari
Pubblicato il 20 Mar. 2019 alle 12:46 Aggiornato il 20 Mar. 2019 alle 12:47

Jury Chechi ha deciso di dare una mano alla palestra che lo ha “cresciuto”. L’ex campione olimpico, oro alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996, ha annunciato di aver messo all’asta le sue coppe per provare ad aiutare la palestra “Etruria”, nel centro storico di Prato, che versa in condizioni critiche.

Una decisione presa per riconoscimento verso chi lo ha formato come atleta, ma anche per fare in modo che tanti giovani possano continuare ad allenarsi, seguire le sue orme e magari un giorno diventare i nuovi Jury Chechi.

“Tengo molto ai miei trofei ma li metto all’asta per una buona causa – ha scritto il campione su Facebook -. La palestra dove ho iniziato è in grave difficoltà e serve al più presto un nuovo impianto elettrico. È una piccola cosa la mia – ha spiegato – ma spesso sono le piccole cose a fare la differenza”.

In particolare al centro sportivo hanno bisogno di un nuovo impianto elettrico. Per racimolare i soldi necessari il “Signore degli Anelli” ha quindi deciso di mettere in vendita i riconoscimenti conquistati durante la sua lunghissima e gloriosa carriera. L’asta si svolgerà domenica prossima, 24 marzo, al centro Pecci di Prato. Base d’asta per poter acquistare i trofei il prezzo simbolico 19,96 euro: le cifre che compongono l’anno olimpico.

L’iniziativa ha raccolto grande interesse sui social dove in diversi hanno commentato il post dell’atleta. Alcuni hanno lodato l’iniziativa, altri hanno fornito consigli utili, come “convertire” online l’iniziativa per aumentare l’incasso, altri ancora invece hanno invitato il campione a non mettere all’asta i propri trofei e accusato la città di Prato per il mancato intervento sulla vicenda: “Lui ha diritto di tenere tutti i suoi trofei che dopo terribili allenamenti ha conquistato con sacrificio – si legge in un commento -. Si deve vergognare la città di Prato che lascia allo sbando la palestra che ha dato i natali a una leggenda vivente”.

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