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Jannik Sinner, l’allenatore: “I crolli? Dobbiamo conviverci, non c’è una causa precisa”

Credit: AGF
Di Anton Filippo Ferrari
Pubblicato il 27 Lug. 2026 alle 11:47

Jannik Sinner continua a dominare il tennis mondiale anche senza scendere in campo. Intanto, mentre il numero uno del ranking ATP si prepara al ritorno in occasione del Masters 1000 di Cincinnati, il suo allenatore Simone Vagnozzi ha raccontato quali siano i segreti che hanno trasformato il talento dell’altoatesino nel giocatore più forte del mondo. Lo ha fatto in un’intervista al Corriere della Sera: “Ha doti innate. Non si diventa puledri se si è ronzini”, le parole del tecnico, sottolineando che il talento da solo non basta. La prova è nel servizio, oggi una delle armi più devastanti del campione italiano.

Sinner è in grado di leggere ogni situazione di gioco, modificando la posizione in risposta, scegliendo la soluzione migliore in base al punteggio, allo stato di forma e alle caratteristiche dell’avversario. “Tutto è studiato, tutto è pianificato”, ha spiegato Vagnozzi, evidenziando come il cervello di Sinner riesca a elaborare rapidamente tutte le variabili per prendere quasi sempre la decisione corretta.

Quindi il “problema” dei blackout. “Sono episodi, non un problema”. Le cause? “Sono tante piccole cose che messe insieme possono determinare questi piccoli crolli, ma ricordiamoci che sono stati quattro negli ultimi cinque anni. Questi ragazzi non sono automi. Il caldo, la stanchezza, la tensione possono combinarsi. A Parigi c’era una temperatura proibitiva e lui era arrivato lì con un significativo stress fisico e mentale. Insomma, non c’è un singolo fattore, in quel caso sarebbe più facile per noi correggerlo. Dobbiamo convivere con questi episodi, lavorando per evitarli”, ha detto.

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