È morto a 66 anni Franco Baresi, leggenda del calcio italiano, storico capitano del Milan e della Nazionale. Lo ha annunciato nel mattino di oggi il club rossonero, di cui era vicepresidente onorario.
Un anno fa Baresi era stato operato per un nodulo polmonare. Lo scorso dicembre era riapparso in pubblico per assistere a una partita del Milan allo stadio di San Siro e a febbraio era stato uno degli ultimi tedofori a portare la fiamma olimpica nella cerimonia d’apertura dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026. Nei giorni scorsi era trapelata la notizia di un aggravamento delle sue condizioni di salute. Oggi la notizia del decesso.
“Franco ci ha lasciati”, si legge nel comunicato del Milan. “Non è semplice comunicare la perdita di un battito del nostro cuore, di uno dei respiri della nostra anima. Abbracciamo tutti uniti il ricordo gigantesco di Franco, sapendo che ci terrà sempre per mano, e che ci darà una motivazione in più per ogni istante della nostra vita rossonera”.
Nato a Travagliato, in provincia di Brescia, l’8 maggio 1960, Baresi rimase orfano di entrambi i genitori a 14 anni. A 12 aveva sostenuto un provino per l’Inter, dove già giocava il fratello maggiore Giuseppe (futuro capitano nerazzurro), ma era stato scartato. Poco dopo fu reclutato dal Milan.
Giocava da libero: oggi si direbbe difensore centrale abile nella costruzione. Era un calciatore completo: bravo nella marcatura stretta, con spiccate doti di anticipo, amava anche sganciarsi in avanti per alimentare l’azione offensiva. Aveva una gran visione di gioco. Era un calciatore moderno per la sua epoca.
Soprannominato “Piscinin” (che in dialetto milanese significa “piccolino”), debuttò in Serie A a 17 anni in un Verona-Milan: a lanciarlo fu l’allenatore Nils Liedholm. L’anno successivo Baresi fu tra i protagonisti della vittoria dello scudetto, il decimo della storia del club, che valse quindi la cucitura della stella sulla maglia rossonera.
Gli inizi degli anni Ottanta furono difficili. Il Milan retrocesse per due volte in Serie B e Baresi – che rifiutò le offerte dalla A di Inter e Sampdoria – fu colpito da una malattia al sangue che lo tenne lontano dai campi per diversi mesi.
Poi, nel 1986, la società rossonera fu acquistata da Silvio Berlusconi e la storia del calcio italiano cambiò per sempre. Nei successivi undici anni Baresi, nel frattempo diventato capitano, festeggiò tre Coppe Campioni, cinque scudetti, due Coppe Intercontinentali, due Supercoppe europee, quattro Supercoppe italiane.
Nel 1994 giocò in maniera eccellente, con la fascia da capitano al braccio, la finale dei Mondiali a Los Angeles, persa ai rigori dall’Italia contro il Brasile: Baresi – che poche settimane prima era stato operato al menisco ed era tornato in campo eroicamente – fu tra coloro che sbagliarono dagli undici metri e alla fine del match le sue lacrime irrefrenabili fecero il giro del mondo.
Si ritirò dal calcio giocato nel 1997, dopo aver collezionato 719 presene con il Milan e 81 con la Nazionale azzurra. In suo onore, il club rossonero ha ritirato la maglia numero 6.
Dopo aver appeso le scarpe al chiodo, Baresi ha ricoperto diversi incarichi dirigenziali nel Milan: allenatore delle giovanili, brand ambassador, vicepresidente onorario. Con lui se ne va un monumento del calcio italiano.
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