Esiste una zona della classifica di Sanremo che, paradossalmente, gode di una luce quasi pari a quella del primo posto: l’ultima posizione. Se la vittoria garantisce gloria immediata e l’accesso all’Eurovision, l’ultimo gradino del podio rovesciato è diventato, negli anni, un vero e proprio status symbol per quegli artisti che puntano sulla longevità discografica piuttosto che sul consenso istantaneo. Questa dinamica “al contrario” non sfugge agli analisti più attenti: osservando le quote per Sanremo sul sito Sisal.it, si nota come esista un interesse costante non solo per i potenziali vincitori, ma anche per chi potrebbe occupare il 30esimo posto. Indovinare l’ultimo in classifica è diventato un esercizio di stile che coinvolge esperti di costume e appassionati di statistica, consapevoli che quel piazzamento può nascondere il successo radiofonico dei mesi a venire.
Il mito della “Cenerentola” del Festival:
La storia della musica italiana è piena di brani che, dopo un piazzamento deludente all’Ariston, hanno dominato le classifiche per decenni. Il caso più celebre resta quello di Vasco Rossi che, nel 1982, arrivò ultimo con Vado al massimo, dando inizio a una carriera leggendaria proprio grazie a quella “sconfitta” che lo consacrò come il ribelle del sistema. Non meno iconico è l’esempio di Zucchero Fornaciari, che con Donne nel 1985 si fermò al penultimo posto, solo per vedere il suo brano diventare uno dei più grandi successi internazionali di sempre. Questi precedenti hanno trasformato l’ultima posizione in una sorta di amuleto per chi vuole distinguersi dalla massa.
La strategia dietro la classifica:
Oggi, con l’avvento dello streaming e dei social media, arrivare ultimi ha assunto un valore comunicativo differente. Artisti come Tananai nel 2022 hanno dimostrato come una gestione intelligente e autoironica dell’ultimo posto possa trasformarsi in un’operazione di PR formidabile. Essere “l’ultimo dei Sanremo” permette di uscire dalla bolla della competizione pura per abbracciare un pubblico che premia l’umiltà e la simpatia. Per l’edizione 2026, lo sguardo dei curiosi è rivolto ad artisti dalla forte personalità come Chiello o i componenti delle Bambole di Pezza: nomi che, indipendentemente dal punteggio delle giurie, hanno tutte le carte in regola per trasformare un eventuale flop in classifica in un trionfo virale.
Qualità vs Classifica:
Bisogna poi considerare che la classifica finale è spesso il risultato di un delicato equilibrio tra Televoto, Sala Stampa e Radio. Questo meccanismo può penalizzare brani tecnicamente complessi o troppo d’avanguardia per il grande pubblico televisivo, ma che risultano perfetti per il mercato digitale. Brani come quelli di Nayt o di Maria Antonietta & Colombre potrebbero trovarsi nella parte bassa della graduatoria pur essendo tra i più apprezzati dagli addetti ai lavori. Non ci resta che attendere il 24 febbraio, Sanremo 2026 ci ricorderà ancora una volta che la musica non è una scienza esatta: a volte, perdere a Sanremo è il modo migliore per iniziare a vincere ovunque altrove.