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Becoming è la Fase 2 di Michelle Obama (di M. Giorgi)

Di Matteo Giorgi
Pubblicato il 26 Mag. 2020 alle 09:36

Becoming, la Fase 2 di Michelle Obama

Se andate sul sito ufficiale della Casa Bianca, trovate una piccola bio di ognuna delle 42 first ladies. Quasi tutte si aprono con un “Bla bla, era la moglie del presidente tal dei tali”. Ma non quella di Michelle Obama. La sua inizia con “Michelle LaVaughn Robinson Obama è avvocato, scrittrice e moglie del 44° presidente: Barack Obama”. Chiaro? Prima avvocato, seconda scrittrice e poi moglie. “Becoming” accompagna Michelle Obama, nella sua seconda vita, nel tour del suo “memoir” che porta lo stesso nome. Chiariamo subito: è un prodotto della società di produzione dei coniugi Obama e viene distribuito da Netflix. È quindi un enorme video promo: un incrocio tra “Il popolo americano può andare in adorazione degli eroi nazionali” unito a un “eccomi: sono la donna più ammirata al mondo e ora vi spiego perché” in un mix di filmati in stile concerto, scorci verità dal dietro le quinte e chiacchierate con i fans che spesso svengono o si sentono male come se avessero davanti una Lady Gaga qualunque.

È anche una grande storia ispirazionale: tra il 2008 e il 2016, la first lady d’America ha avuto come missione quella di rivolgersi e incoraggiare i giovani della nazione. La laureata della Harvard law school, racconta a Gayle King: “Sono stata probabilmente in ogni tavolo di potenti al mondo. E ora sto scendendo dalla cima della montagna per dire a tutti i giovani che sono poveri e della classe operaia di non ascoltare mai quelli che dicono che “non siete adatti, non siete giusti” perché spesso gli inadatti sono loro che nemmeno sanno come sono arrivati a quei posti di potere”.

Michelle Obama: “Ero un’altra rispetto alle precedenti First Ladies”

Michelle: questa avvocatessa, scrittrice e moglie ha chiaramente opinioni forti (unito a qualche rancore nemmeno troppo celato per un’operatrice scolastica che le disse che lei non era adatta ad Harvard e a nessuna scuola “importante”) rivelandosi più schietta e divertente ora di quanto non fosse durante gli otto anni di presidenza del marito, quando furono bombardati da teorie cospirative, bugie e tutto il bigottismo d’America.

La questione “razziale” è parte centrale del racconto: non si nasconde come il loro essere di colore sia sempre stato un problema nel modo in cui lei e Barack sono stati percepiti dal pubblico. “Ero un’altra “quasi di default”, rispetto alle precedenti First Ladies, sottolinea. Si capisce anche come lei sia sempre stata scettica sul fatto che gli Stati Uniti fossero pronti per un presidente afroamericano e, guardando indietro, mette in discussione quelli abbastanza ingenui da credere che la vittoria di suo marito abbia segnato l’inizio di una nuova fase “post-razziale” della nazione.

Ricordate? Le parole “speranza”, “progresso” e “cambiamento” hanno lanciato la corsa presidenziale di Barack, mentre “diventare” (Becoming) è veramente la parola giusta per questa fase: l’etichetta perfetta per il viaggio di Michelle. Sarà vicepresidente quest’anno? Si candiderà presidente tra 4 anni? Diciamo che “Becoming rappresenta un po’ il “coming out” di Michelle: l’occasione per riaffermare la propria identità. Un’identità nella quale Barack può essere la guest star: il Jay-Z per la sua Beyoncé.

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