In un momento in cui si celebra la grandezza artistica di Gino Paoli, forse il più grande cantautore italiano per la straordinaria popolarità intergenerazionale delle sue creazioni, gemme assolute della letteratura musicale del nostro Paese, mi piace ricordare l’uomo, per la sua sensibilità e generosità.
Da organizzatore di spettacoli musicali, sono tantissimi i ricordi professionali e personali legati a decine di concerti. Era un artista immenso ma un uomo ancora più grande. Pochi sanno che è stato anche il presidente di un’associazione per la Ricerca emato-oncologica legata all’Ospedale San Martino di Genova, un uomo che faceva beneficenza in silenzio e con discrezione, non per apparire ma per il sentire sincero, per sostenere una causa benefica, la lotta alle leucemie e il sostegno al centro trapianti di midollo osseo.
Quando mi ammalai improvvisamente di leucemia mieloide acuta, diagnosticata il giorno prima del mio matrimonio, il personaggio schivo, silenzioso, apparentemente distaccato che avevo conosciuto ai concerti, persino in imbarazzo quando gli consegnavo i premi dei miei festival, l’artista al quale mi rivolgevo con il “lei” per il rispetto che istintivamente portavo ad uno dei miei miti, lasciò spazio all’uomo, vero, sensibile, affettuoso, semplice, riconoscente.
“Sono Gino, devi venire a curarti qui a Genova, c’è il migliore centro per le leucemie!”. Era lui, che, appresa la notizia, mi fece quell’inimmaginabile telefonata. Insistette accoratamente, ma poi comprese, da poeta dell’amore, che non volevo spostarmi dall’Ospedale di Catanzaro anche per quel matrimonio affrettato e insolito celebrato comunque nella cappella del nosocomio.
Quando arrivai al momento del trapianto di midollo, però, mi volle ostinatamente al San Martino e mi affidò nelle mani del primario e di un suo caro amico ematologo. La sera prima del ricovero m’invitò finanche a casa sua e, per tutta la sera, circondato dai suoi cani, cercò di sdrammatizzare, infondermi coraggio, caricarmi di ottimismo.
“Ce la farai, ne sono sicuro, ci ritroveremo dietro a un palco, mi devi dare ancora altri premi!, mi disse. E così è stato, tante altre volte. Addirittura, lasciandomi ancora più sorpreso, poi volle presentare personalmente il mio romanzo “Miracolo d’Amore”, dedicato a questa storia, su Rai, 1 e tenere un concerto a Tropea, nella Calabria che amava, a favore del locale reparto di ematologia.
Questo era anche il volto di Gino Paoli, un artista che non ci lascia solo tante insuperabili canzoni, ma anche la sua autenticità, il suo modo silenzioso di fare del bene, di aiutare la ricerca per debellare terribili malattie, di sostenere reparti ospedalieri e associazioni che aiutano malati e familiari. Sì, faceva del bene senza bisogno di pubblicità, di comunicati, giornalisti e fotografi.
La notizia della sua scomparsa addolora chi lo ha amato, chi ha legato momenti della vita alla sua poesia, chi avrà altri aneddoti simili da raccontare. Sarà certamente ricordato come un musicista e interprete delle passioni più forti e profonde, ma da chi lo ha conosciuto, a dispetto dell’apparenza timida e per alcuni scorbutica, anche come un uomo generoso e buono. Un poeta dalla grande umanità, che trasformava le sue suggestioni e gli affetti in note che non moriranno mai e ci accompagneranno ogni volta che avremo voglia di emozionarci e sognare; ma anche un poeta che dava ai sentimenti la concretezza di gesti semplici, amore puro, doni inattesi a chi soffriva e aveva bisogno del suo aiuto.
Non ci lascia solo tante canzoni meravigliose, ma la sua forte fede nell’amore, quell’amore vero con cui, quei quattro amici al bar, avrebbero voluto cambiare il mondo.
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