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Morto Flavio Bucci, indimenticabile Ligabue in tv

Flavio Bucci Credits: Ansa

Lʼattore aveva 72 anni. Sarebbe morto stroncato da un infarto. In carriera aveva interpretato quasi cento film tra cui "LʼAgnese va a morire", "Il marchese del Grillo" e "Il divo"

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 18 Feb. 2020 alle 16:24

Flavio Bucci è morto: indimenticabile Ligabue in tv

Flavio Bucci è morto e il mondo del cinema piange la sua scomparsa. L’attore, 72enne, era diventato celebre negli anni ’70 per la sua interpretazione del pittore Ligabue nell’omonimo sceneggiato televisivo, ma nella sua carriera ha interpretato quasi cento film, da “La classe operaia va in paradiso” a “Il divo” di Paolo Sorrentino, passando per personaggi di culto come il Don Bastiano de “Il marchese del Grillo“, accanto ad Alberto Sordi.

I film che lo hanno reso celebre

Un grande caratterista, di quelli che hanno fatto grande la cinematografia italiana. Nato a Torino il 25 maggio del 1947, si era formato come attore nella scuola del teatro stabile della città piemontese. Il debutto al cinema era arrivato nel 1971, quando Elio Petri lo aveva scelto per una parte ne “La classe operaia va in paradiso“. Due anni più tardi, il primo ruolo da protagonista, con lo stesso Petri, in “La proprietà non è più un furto“.

Dopo aver lavorato con Giuliano Montaldo nei film “L’Agnese va a morire” (1976), “Suspiria” (1977) e “Il giorno prima” (1987) e nel televisivo “Circuito chiuso” (1978), al cinema rimangono famosi i suoi ruoli di caratterista: il prete Don Bastiano in “Il marchese del Grillo” di Mario Monicelli (1981), “Tex e il signore degli abissi” (1985), “Secondo Ponzio Pilato” (1987), “Teste rasate” (1993), “Caterina va in città” (2003) “Il silenzio dell’allodola” (2005).

Bucci diede anche la voce a uno dei personaggi più iconici del cinema, il Tony Manero-John Travolta ne La febbre del sabato sera.

La tv, un grande amore

Ma la grande notorietà gliela diede la televisione, nel 1977, con lo sceneggiato televisivo Rai (all’epoca ancora non venivano definite “fiction”) “Ligabue“, diretto da Salvatore Nocita, con il quale sarebbe tornato a lavorare nei “Promessi sposi” (1989); sempre per il piccolo schermo, ha recitato nella “Piovra” (1984) di Damiano Damiani e in “L’avvocato Guerrieri – Ad occhi chiusi” (2008) di Alberto Sironi.

Una vita complicata, ma vissuta fino in fondo

Casacalenda, suo paese d’origine, nel 2016 gli aveva assegnato la cittadinanza onoraria. Nel 2018 aveva fatto scalpore con un’intervista nella quale svelava le condizioni precarie in cui viveva (in una casa famiglia sul litorale di Fiumicino), senza però rinnegare nulla degli eccessi che lo avevano portato a quella condizione.

“In teatro sono arrivato a guadagnare anche due milioni di lire al giorno – aveva raccontato al “Corriere della Sera” – Ho speso tutto in vodka e cocaina, solo di polvere avrò bruciato 7 miliardi, mi sparavo 5 grammi al giorno. Poi scarpe e cravatte. E le donne. Ma non mi pento di niente, ho amato, ho riso, ho vissuto“.

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