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Fiorella Mannoia sul decreto anti-rave: “Mi puzza”. E Salvini: “Pensi a cantare”

Di Redazione TPI
Pubblicato il 2 Nov. 2022 alle 14:53 Aggiornato il 2 Nov. 2022 alle 14:57

“Questo decreto sui rave puzza. Spero di sbagliare”: Fiorella Mannoia contro la norma carata in Consiglio dei Ministri che prevede per chi organizza rave e chi vi partecipa (questi ultimi con pena diminuita) dai 3 mesi ai 6 anni di carcere, una multa fino a 10mila euro e sorveglianza speciale. Immediata la replica del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini: “Fiorella, sei un’artista straordinaria ma lascia che i decreti li faccia il ministro dell’interno. Viva i giovani che si divertono, viva la musica ma nel rispetto delle regole: l’illegalità non verrà più tollerata”. Secondo i detrattori della legge il reato non sarebbe limitato solo al fenomeno dei rave illegali, ma comprenderebbe anche altre forme di manifestazioni, come le occupazioni di scuole e Università o eventi di piazza. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha escluso un’interpretazione estensiva del decreto parlando con il Corriere della Sera, ma le opposizioni annunciano battaglia. Anche lo showman Fiorello ha usato l’ironia per criticare la misura: “D’ora in poi vietate le riunioni di condominio”, ha scritto.

“La norma è in un decreto legge ed è evidente che poi passa al vaglio del Parlamento. Una norma per sua stessa natura soggetta poi alla modifica, con l’intervento del dibattito parlamentare”: prova a spegnere le polemiche Francesco Paolo Sisto, viceministro alla Giustizia, in quota Forza Italia. “Questo ovviamente avviene proprio sulla scorta di quelle che sono le reazioni, i commenti, le valutazioni, le critiche – ha spiegato a 24 Mattino su Radio 24 – anche al modo di scrivere una norma che indubbiamente, proprio perché contenuta in un decreto legge, è partita dall’urgenza del rave di Modena. Sostanzialmente vi è una pulsione di urgenza, che ha legittimato il ricorso allo strumento del decreto legge, ma proprio l’urgenza delle volte ha necessità di essere meditata, digerita dal Parlamento anche con modifiche”.

“La norma non è scritta male – sottolinea – sto dicendo che come tutte le norme di un decreto legge è soggetta alla revisione e alla riflessione anche dello stesso Governo, perché non c’è dubbio che sottoporre una proposta, una norma scritta di urgenza, all’esame di interpreti, esperti giuristi, ma soprattutto al Parlamento, comporta la disponibilità a recepire quelle critiche che fossero giuste. Noi abbiamo solo interesse a scrivere buone norme”.

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