Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Menu
Home » Spettacoli

Ecco “Finché resta il tuo nome”, il film che aprirà il Festival dei Popoli

Il console “nazista” che salvò gli ebrei a Firenze durante l’occupazione. Un'indagine che ha portato il regista a seguire la storia della sua famiglia fino ai forni crematori di Treblinka

Di Redazione TPI
Pubblicato il 27 Ott. 2026 alle 17:15 Aggiornato il 27 Ott. 2026 alle 17:16

«Finché resta il tuo nome» di Gianmarco D’Agostino, scritto insieme a Matteo Bortolotti, aprirà il 2 novembre il Festival dei Popoli in anteprima mondiale, in concorso per il miglior documentario italiano. Un’indagine, lunga quindici anni, che ha toccato dodici Paesi, tra documenti inediti e testimonianze senza precedenti.

FIRENZE. Quindici anni di ricerche, dodici Paesi attraversati, numerose testimonianze inedite raccolte tra testimoni oculari e discendenti diretti dei protagonisti che sono stati rintracciati. Al centro, una domanda che ha dato il LA a tutto: perché un diplomatico della Germania nazista scelse di aiutare gli ebrei perseguitati dal regime che rappresentava durante l’occupazione tedesca?

Da questa domanda nasce Finché resta il tuo nome, il lungometraggio documentario di Gianmarco D’Agostino che aprirà il 2 novembre, al cinema La Compagnia di Firenze, la serata inaugurale del 67° Festival dei Popoli. Il film, presentato in anteprima mondiale, partecipa al Concorso Italiano per il miglior documentario italiano.

La vicenda prende avvio dalla figura di Gerhard Wolf, console tedesco nella Firenze occupata, ricordato da una lapide su Ponte Vecchio per aver aiutato alcuni ebrei a sottrarsi alle persecuzioni. Tra le persone che cercò di proteggere figurava anche Bernard Berenson, il celebre storico dell’arte di origine ebraica.

D’Agostino scopre la storia di Wolf attraverso il libro Il console di Firenze di David Tutaev, passatogli dallo scrittore fiorentino Marco Vichi. Ne discute anche con Leonardo Gori, profondo conoscitore della Firenze in guerra, e decide di verificare quanto raccontato.

L’obiettivo è trovare prove sufficienti a sostenere il riconoscimento di Wolf come Giusto fra le Nazioni da parte dello Yad Vashem di Gerusalemme. Le dichiarazioni raccolte nel dopoguerra non bastano: servono testimonianze dirette e documenti capaci di dimostrare salvataggi compiuti a rischio personale.

L’indagine si allarga ad archivi diplomatici, corrispondenze private e numerose testimonianze inedite di persone direttamente coinvolte o dei loro discendenti. Alla ricostruzione contribuisce lo storico tedesco Thomas Gruber. La ricerca procede tra nuove scoperte, false piste e il dubbio che le prove decisive possano essere andate perdute.

Ma durante questo lavoro emerge una seconda storia. Studiando le deportazioni degli ebrei, il regista comincia a interrogarsi sulla sorte della propria famiglia durante la guerra e scopre l’esistenza di Suzanne Toledo, una parente di origine sefardita, deportata dalla Grecia nel 1943 e assassinata dai nazisti in campo di concentramento, insieme al marito e ai due figli.

Le ricerche si spostano verso i Balcani e gli archivi della Shoah. In questa seconda indagine assume un ruolo fondamentale lo storico greco Vasileios Ritzaleos, studioso delle persecuzioni delle comunità ebraiche della regione.

A trasformare quindici anni di indagini e riprese in un racconto cinematografico è il lavoro di sceneggiatura condotto da D’Agostino con Matteo Bortolotti, scrittore pubblicato da Mondadori, sceneggiatore della serie L’ispettore Coliandro e autore del saggio La scrittura geniale (Hoepli). Un confronto che ha comportato numerose riscritture, una rigorosa selezione dei materiali e la costruzione di una struttura capace di intrecciare le due storie, preservando la tensione dell’indagine.

Tra le voci del documentario figurano quelle di Arnoldo Foà e Lorenzo Degl’Innocenti. Le musiche originali sono di Amit Arieli. Prodotto da Advaita Film, Finché resta il tuo nome segna il debutto di D’Agostino nel lungometraggio documentario dopo il successo di Camminando sull’acqua, dedicato all’alluvione di Firenze e che si era già guadagnato premi e passaggi TV. Ottantaquattro minuti, in questo vero e proprio film, in cui la ricerca delle prove sulle scelte di un uomo che potevano cambiare il destino di molti altri, diventa anche la scelta di un autore di restituire un volto a nomi dietro i quali si celano storie altrimenti dimenticate.

Leggi l'articolo originale su TPI.it
Exit mobile version