Aldo Grasso, il noto critico televisivo del Corriere della Sera, si scaglia contro quei talk show che da mesi si stanno occupando della nuova indagine relativa al delitto di Garlasco. “I recenti sviluppi dell’inchiesta di Garlasco hanno riesumato il ‘bastiancontrarismo’ di maniera – scrive il giornalista – Secondo questa tesi, il merito della svolta spetterebbe tutto a Milo Infante, Massimo Giletti, Pino Rinaldi e agli altri conduttori che, tra un teatrino quotidiano e l’altro, avrebbero contribuito a sciogliere uno dei più incredibili cold case nazionali”. Questi programmi, secondo il bastian contrario di turno, “avrebbero fatto il loro ‘sporco lavoro’. In questa ‘narrazione’, la Procura di Pavia svanisce. Le nuove indagini, le consulenze scientifiche e le ricostruzioni balistiche contano meno delle ore trascorse in tv da avvocati, giornalisti, consulenti vari”.
E ancora: “Le liti da bar, elevate a format, sono diventate ‘svolte decisive’. Se pure in alcuni casi questi talk show hanno evidenziato le lacune che portarono alla condanna di Alberto Stasi, lo hanno fatto banchettando sul cadavere di Chiara Poggi. Non un briciolo di pietà per lei o per i suoi familiari: il dolore altrui è stato trasformato in messinscena, allontanato e sterilizzato dalle luci della ribalta. Lo spettacolo della cronaca nera ha costantemente ostacolato l’empatia verso il dolore degli altri: rappresentandolo, lo ha cristallizzato in una dimensione teatrale e distaccata, in una parodia utile solo a nutrire narcisismi e presenzialismi”. Aldo Grasso, quindi, conclude: “Serializzare il dramma significa sganciare il delitto dalla realtà giudiziaria per annegarlo in un universo puramente narrativo dove prevale chi è più bravo a ‘recitare’. L’ultimo atto? Una fatale resa dei conti tra la ‘squadra di Stasi’ e ‘quella di Sempio'”.