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Alberto Rimedio difende Lele Adani: “Non finge, è passionale. I giovani si sono riavvicinati alla Rai anche per merito suo”

Credit: AGF

Il giornalista difende il collega di telecronache

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 3 Set. 2026 alle 12:27

Alberto Rimedio difende il collega Daniele Adani. In un’intervista a TG1 Talks, il giornalista, che ha commentato le partite dei recenti Mondiali in coppia con Adani, ha difeso il collega, accusato di non essere parziale specialmente quando commentava i match dell’Argentina. “Quando invitavo a riordinare le idee, a riabbassare i toni in vista del gran finale, nelle ultime partite, non era per prendere le distanze da Lele con il quale c’è massima stima e c’è un grande feeling, ma è semplicemente l’esigenza un po’ di bilanciare i due estremi – ha dichiarato Rimedio – quello che voglio dire di Lele è che intanto ha una straordinaria competenza calcistica, vi garantisco che non è un aspetto comune in tutti quanti i commentatori, non parlo soltanto di RAI: poi soprattutto lui ha una passione straordinaria per questo sport e non c’è alcuna finzione”.

E ancora: “Quando io sento delle critiche riferite a Lele, per le quali sostanzialmente si parla di un’esagerazione finalizzata a non so quale scopo, quello che io voglio sottolineare è che lui non finge. Ovviamente per saperlo bisognerebbe stare con lui. Noi abbiamo vissuto praticamente in simbiosi per 40 giorni circa, quelli durante i quali si è svolto il Mondiale, e quindi ho avuto la possibilità di conoscerlo ancora meglio. Non c’è alcuna finzione, lui è così”. Alberto Rimedio prende come esempio la semifinale Argentina-Inghilterra: “Quella è stata la vera finale, con emozioni pazzesche: sono certo che avrebbe avuto quella reazione davanti a quella rimonta anche con un’altra nazionale. Lui è preso dalla passione. Non ci sono stati confronti tra noi, tifiamo per la partita di calcio. Il pubblico giovane si è riavvicinato alla Rai anche per merito di Lele, ha un successo strepitoso con i giovani”.

Il giornalista, poi, rivendica il grande successo dei Mondiali: “Si parla tanto e giustamente del grande merito di Sinner. La finale di Wimbledon tra lui e Alcaraz, nel 2025, ha però fatto registrare 6 milioni di telespettatori. Se l’Italia avesse raggiunto la finale del campionato del mondo gli spettatori sarebbero stati almeno 20 milioni, Spagna-Argentina ne ha fatti ugualmente 12. Quindi la passione per il calcio è radicata, fa parte della cultura del nostro paese. Non si può dimenticare questo concetto, non è vero che il calcio in Italia abbia perso seguito”.

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