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Victoria, i miei primi 40 anni

Spice Girls, moglie di David Beckham, quattro volte mamma, manager e stilista di successo, ma i suoi traguardi non finiscono qui

Di Lavinia Orefici
Pubblicato il 15 Apr. 2014 alle 22:42

Una candelina non ha mai brillato tanto quanto quella sulla quale soffierà il 17 aprile prossimo Victoria Beckham per festeggiare i suoi primi 40 anni. Una data importante per l’ex Spice Girls che arriva nel momento più felice della sua vita. A settembre, infatti, in Dover Street, una delle vie più alla moda di Londra, aprirà il primo negozio monomarca che porta il suo nome, un traguardo per ogni stilista.

Ma la storia di Victoria Adams, sposata Beckham, è iniziata ben lontana dalle luci dello star system; in una new town, Harlow, a 40 km da Londra.

La sua infanzia ricalca il più classico dei cliché della middle-class britannica: madre commessa, padre commerciante e due fratelli più piccoli. Alla scuola ha sempre preferito la danza e la moda. Alternava i pomeriggi tra il palcoscenico del Jason Theatre in tutù e ballerine e l’armadio della mamma Jackie, dal quale rubava vestiti o le consigliava cosa indossare.

Fin da allora il suo talento più grande era sicuramente l’ambizione. Sognava di scappare dalla provincia e riuscire a costruirsi un futuro di successo.

Così nel ’93 risponde a un annuncio del “The Stage”. Cercano ragazze simpatiche, estroverse, capaci di cantare e ballare. Si forma il gruppo musicale delle Spice Girls composto da Victoria e altre quattro compagne di avventura, Geri, Mel B., Mel C. e Emma. Il singolo “Wannabe” esce nel ’96 e si piazza al primo posto in classifica in 31 paesi. Le ragazze diventano gli idoli di milioni di adolescenti in tutto il mondo.

La stampa impazzisce per il nuovo fenomeno e tra i giornalisti inizia la gara per affibbiare dei soprannomi. Victoria, viene ribattezzata Posh, elegante, per la sua attenzione al look. In una delle prime interviste sottolinea che il suo incubo più grande è quello di macchiare con il vino rosso il completo bianco di Armani, un pezzo della collezione di re Giorgio nel proprio armadio allora era per lei un sogno a occhi aperti.

Il ciclone delle Spice Girls è travolgente, le cinque ragazze sono ovunque, il fenomeno dilaga in tutto il mondo e anche se è chiaro che le doti canore di Victoria sono ben inferiori a quelle delle altre è lei a conquistare un posto speciale sui giornali. Nel ’97 a una partita di calcio per beneficenza conosce David Beckham, biondo, bello e stella nascente del Manchester United. È subito amore.

Posh e Becks diventano, nel bene e nel male, una delle coppie preferite della stampa mondiale. Il loro gusto kitch da nuovi ricchi entusiasma i più maligni che non perdono occasione per commentare le imprese dei due, come la scelta del nome del primo figlio, Brooklyn o gli eccessi con cui è stato celebrato il matrimonio nel ’99.

Scatta il millennio e finisce l’avventura con le Spice.

Il gruppo più famoso e ricco degli Anni Novanta si scioglie. Victoria continua la strada del canto, da solista e scrive qualche libro, ma la carriera tentenna, il vero successo è la famiglia. Così si concentra sul ruolo di moglie e allontana il marito dall’immagine classica del calciatore. Lo avvicina al mondo della moda e gli ricrea un look personalizzato.

David Beckham, capitano della nazionale inglese di calcio, diventa uno degli uomini più desiderati al mondo, le donne e la pubblicità se lo contendono, e un giocatore da record d’ingaggi.

Qualche anno più tardi il clan Beckham si allarga con l’arrivo di Romeo, secondo figlio della coppia, ma con il trasferimento di David dal Manchester United al Real Madrid scoppia lo scandalo che rischia di far naufragare il matrimonio. Nella capitale spagnola non si parla d’altro che della presunta infedeltà del calciatore. L’amante sarebbe la sua assistente Rebecca Loos. La storia è vera ma Victoria perdona, o fa finta di farlo, e l’anno successivo nasce il terzo figlio, Cruz.

Torna il sereno in casa Beckham e nel frattempo la ex cantante si trasforma in una vera e propria trend-setter. Della Birkin, borsa icona di Hermès, ne fa il marchio di fabbrica, la collezione, si racconta, valga quasi 2 milioni di sterline e alla domanda: “Chi erediterà questa fortuna?” rispondeva prima dell’arrivo di Harper: “Le fidanzate dei mie figli.”.

David, intanto, continua a firmare contratti milionari con diverse squadre in giro per il pianeta e Victoria, con il dito puntato contro tra chi l’accusa di essere anoressica e chi di avere cattivo gusto, cerca di farsi uno spazio nel mondo della moda. Ci riesce nel 2008, in sordina, grazie ai consigli dell’amico e stilista Marc Jacobs: “L’importante è che siano cose di qualità” e il sostegno decisivo di Simon Fuller, ex manager delle Spice Girls. Lancia la prima linea di vestiti, una collezione composta da soli dieci pezzi, e la presenta davanti ai compratori dei più importanti negozi del mondo e ai giornalisti di moda più influenti in una suite del Waldorf Astoria di New York. La strategia risulta vincente.

Seguiranno altre collezioni, ma la prima sfilata arriva solo qualche anno più tardi. In questo periodo Victoria capisce, prima di molti altri suoi colleghi, l’importanza dei social network nella moda. Twitter, ma soprattutto Instagram fanno salire vertiginosamente le vendite dei vestiti. Diventa la stilista più menzionata durante la New York Fashion Week. Il 2011 è l’anno di due grosse sorprese per Victoria, a luglio nasce il suo quarto figlio, la prima femmina, Harper Seven e in inverno viene premiata proprio dal suo prezioso amico Marc Jacobs con l’Oscar della moda ai British Fashion Award. Un riconoscimento che riesce a strappare un sorriso perfino a lei, famosa per il broncio.

L’unico smacco subito finora è quella copertina di Vogue America, che il direttore Anna Wintour, continua a negarle. Un onore concesso perfino a Kim Kardashian, famosa più che altro per il cattivo gusto.

È questo il prossimo traguardo di Victoria, per i suoi “anta” perché, come lei racconta, dai 20 ai 30 anni la sua vita è stata fantastica, ma piena di insicurezze nel lavoro e nella vita privata. C’è chi metterebbe la firma per fare a cambio, insicurezze e corna comprese.

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