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Pasqua a Gerusalemme

Una settimana di riti e processioni per celebrare quest'anno una festa comune per cattolici, ortodossi ed ebrei

Di Lavinia Orefici
Pubblicato il 18 Apr. 2014 alle 12:43

Se ci fosse un termometro della fede per misurare il grado di devozione a ciascun culto a Gerusalemme andrebbe a ruba. Soprattutto aiuterebbe a districarsi in questo labirinto di lingue,riti e religioni che stravolgono una città già di per se molto complicata.

Qui, Pasqua, come Natale, è alta stagione, ma l’estate alle porte e la coincidenza quest’anno della Pasqua cattolica, ortodossa ed ebrea hanno attirato talmente tanti turisti da far registrare il tutto esaurito in città.

Muoversi in taxi per Gerusalemme è il delirio, la polizia israeliana chiude le strade e la classica indolenza mediorientale ha il sopravvento sui tassisti, che rinunciano a guadagnare pur di non rimanere imbottigliati nel traffico.

La città vecchia è intasata dai pellegrini arrivati da ogni angolo del pianeta. Si infilano nel labirinto del suk per raggiungere i luoghi più sacri del mondo.

Dentro le mura della Gerusalemme vecchia, a pochi passi l’uno dall’altro, il Monte del Tempio e il Sacro Sepolcro si guardano. Il primo, sotto la caratteristica cupola dorata, protegge la “roccia”, la pietra sulla quale Abramo provò la sua fede a Dio e alla cui base sorge il Muro del Pianto, il luogo più santo per la religione ebraica. Il secondo è il Sacro Sepolcro, chiesa che ingloba il calvario, la pietra della deposizione e la tomba di Gesù. Il calvario per i cristiani è l’altare del mondo, proprio perché è lì che secondo la tradizione è stata piantata la croce.

I turisti passando davanti all’altare si genuflettono e infilano la mano dentro al buco che tratteneva la base della croce.

È una festa religiosa quella che si compie in questi giorni a Gerusalemme, il cui culmine è il Venerdì Santo.

A mezzogiorno dal convento della Flagellazione parte le Via Crucis organizzata dai francescani. Padre Alliata è uno dei quindici frati del convento. È un archeologo cristiano e ha preso il posto del mitico padre Piccirillo, che ha dedicato la sua vita agli studi antichi legati alla Terra Santa e viveva sul Monte Nebo,dove, secondo la tradizione, Mosé si affacciò con il suo popolo e indicò la Terra Promessa.

“A settembre inaugureremo la nuova chiesa” dice padre Alliata, “sarà una grande festa alla presenza del re di Giordania, fra le tante autorità invitate, ma adesso dobbiamo concentrarci sull’arrivo di Papa Francesco previsto a fine maggio, che visiterà l’orto dei Getsemani e il Sacro Sepolcro.”

È un privilegio parlare con lui dal tetto del convento della Flagellazione, da dove si domina Gerusalemme.

Ci racconta che è nato a Bolzano Novarese, in Piemonte, sul Lago D’Orta, ma la sua strada l’ha portato qua, dove vive da trentacinque anni.

Ci indica, là in fondo, la Valle di Giosafat, dove, sempre secondo le scritture, tutti, una volta morti, saremo chiamati al giudizio di Dio e divisi in buoni e cattivi, tra Paradiso e Inferno.

Padre Alliata parla di religione come se raccontasse una favola di duemila anni fa.

La sua mano spazia sull’orizzonte di Gerusalemme, ci mostra il castello di Erode (porta di Jaffa), il Cenacolo, le tre cime del Monte degli Ulivi e, sotto, ai nostri piedi, il luogo dove anticamente sorgeva la Torre Antonina, il posto dove Gesù fu giudicato colpevole dalle autorità ebraiche e condannato a morte da Ponzio Pilato.

Ci svela che sono  soprattutto le pietre di Gerusalemme a testimoniare le poche certezze di una tradizione che si basa sulla fede.

Usciamo dal convento dei francescani con l’eco delle parole di padre Alliata che ci rincorre e, ancora avvolti dalla visione di una Gerusalemme che non c’è più, ci immergiamo nel corteo rumoroso e variopinto delle tante persone che si incamminano sui passi di Cristo. Sembra  più una sorta di Disneyland delle religioni che sul sentiero di fede.

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