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Party Girl

Il vincitore della Caméra d'or a Cannes, un film intimo e onesto

Di Anna Giurickovic Dato
Pubblicato il 22 Ott. 2014 alle 12:58

Party Girl, diretto da Marie Amachoukeli, Claire Burger e Samuel Theis, è stato vincitore del Prix d’ensemble – nella categoria Un certain regard – e della Caméra d’or al 67° Festival di Cannes.

Il film, con uno stile falso-documentaristico, racconta la vicenda romantica di Angélique (Angélique Litzenburger), una donna sessantenne che di mestiere intrattiene i clienti di un night club alla frontiera tra Francia e Germania.

Angèlique fa una vita sregolata, tra eccessi di alcool, sigarette e feste notturne. Ha quattro figli, di cui ha avuto poca o nessuna cura, e un comportamento adolescenziale.

Michel (Joseph Bour), affezionato habituè, è l’unico cliente che ancora lusinga Angélique, non più nel fiore degli anni, tanto da chiederle di sposarlo.

“Io voglio fare di tutto con te, capisci, come una coppia vera”, le comunica in ogni modo, promettendole una vita migliore e cercando in lei un accenno d’amore. Ma la vita matrimoniale richiede compromessi, maturità e la capacità di mettersi in discussione.

La sceneggiatura, valorizzata da una naturalezza di grande effetto, l’accuratezza nei costumi di Laurence Forgue Lockhart e la recitazione realisticamente quotidiana, senza eccessi né spinta del dramma, ne fanno un film onesto e vero.

Party Girl, che ha la delicatezza tipica del cinéma français, non punta all’intreccio complesso o alla creazione esasperata di suspance ma, con un ritmo intimo e pacato, esprime bellezza nella semplicità.

Tra dramma sociale e commedia romantica, Party Girl è un film morbido solo in apparenza, e verrà certamente apprezzato dallo spettatore più raffinato.

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