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I due trofei più antichi al mondo

Se la Coppa America è in piena crisi le Ashes sembrano mantenere il giusto bilanciamento tra tradizione e modernizzazione

Di Nicola Sbetti
Pubblicato il 12 Lug. 2013 alle 08:24

In questi giorni si stanno disputando i due tornei sportivi internazionali più antichi al mondo, la Coppa America e le “Ashes“, ma sembra evidente che essi non godano esattamente dello stesso stato di salute.

La Coppa America fu assegnata per la prima volta nel 1851, quando i britannici del Royal Yacht Squadron la misero in palio per una gara velica intorno all’Isola di Wight, che fu però dominata dall’imbarcazione statunitense Schooner America. Le “Ashes“, invece, divennero il trofeo che istituzionalizzò e regolarizzò le sfide di cricket fra inglesi e australiani. Dopo una clamorosa e rocambolesca sconfitta dei “maestri” nel 1882 diversi giornali australiani celebrarono con ironici epitaffi il “funerale del cricket inglese”. Il più celebre, pubblicato su The Sporting Times, dichiarava che “il corpo sarebbe stato cremato e le ceneri portate in Australia” e spinse il capitano inglese, Ivo Bligh, ad affermare la volontà di riconquistare le “ceneri”, dando così il via al mito delle “Ashes”.

Entrambi i trofei hanno avuto una storia gloriosa e pluricentenaria. La Coppa America si è imposta come il punto di riferimento della vela mondiale, riuscendo a diventare un luogo di attrazione non solo per i migliori velisti e costruttori ma anche per imprenditori e sponsor. Le “Ashes” hanno invece scandito l’evoluzione dei rapporti fra i due paesi coinvolti, rischiando in un’occasione di far scatenare una crisi diplomatica, ma sostanzialmente rafforzando le comuni radici culturali. Inoltre, di fronte alla nascita di formule più brevi di cricket, le “Ashes” hanno dato un’importante ragione di continuare ad esistere al test match (la sfida su due innings che può durare fino a cinque giorni).

Pur mantenendo molto forti i richiami ad una tradizione mitica e mitizzata, entrambe le competizioni hanno saputo adottarsi ed evolversi in funzione della modernità. La Coppa America ha vissuto tra gli anni Ottanta e Duemila un autentico boom di pretendenti a qualificarsi come sfidante, mentre le Ashes hanno saputo restare attrattive, non solo facendo un costante riferimento al suo mitico passato, ma anche introducendo le più avanzate forme di tecnologia per migliorare la visione televisiva e soprattutto per aiutare gli arbitri a prendere le decisioni nella maniera più corretta possibile.

Eppure mentre le “Ashes” sembrano godere di ottima salute, la Coppa America sta lanciando pericolosi segnali di crisi. A Nottingham, dove si sta giocando la prima delle cinque sfide fra inglesi e australiani, c’è stata una grande partecipazione di pubblico, l’incertezza e le emozioni non sono mancate e si è anche assistito alla nascita di un potenziale futuro campione. La Coppa America invece, pur continuando ad attrarre sponsor imponenti, sembra aver fatto il passo più lungo della gamba. Il passaggio ai catamarani non è stato del tutto digerito dagli appassionati, sono emersi gravi problemi di sicurezza costati la morte di Andrew Simpson (Artemis), le imbarcazioni disposte a svolgere il ruolo di sfidante sono in calo, ma soprattutto la burocrazia e le carte bollate stanno soffocando l’aspetto sportivo. A San Francisco già tre gare della Louis Vuitton Cup, la competizione che determinerà lo sfidante di BMW Oracle Racing per la Coppa America, si sono disputate con una sola imbarcazione in acqua per una querelle legale poco chiara per i tifosi più genuini e segnata da dichiarazioni di cattivo gusto.

Il video di una regata solitaria del Team New Zealand
Di fronte alla prestazione dell’esordiente Ashton Agar anche il pubblico inglese non ha esitato ad applaudire

 

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