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Dai Pirati al M5S: partiti in crisi

2013, la profezia di Gaia è già realtà?

Di Ubaldo Villani-Lubelli
Pubblicato il 5 Apr. 2013 alle 09:33

Dopo il recente successo elettorale del Movimento5Stelle alle elezioni, in Italia si torna a parlare del Partito Pirata tedesco, considerato molto simile al movimento di Grillo. Ma è veramente così?

È indubbio che esistano alcuni elementi in comune tra le due forze politiche, ma accanto al M5S andrebbero considerati anche Occupy Wall Street, gli Indignados e il recente (e semi-sconosciuto) Partito X in Spagna. Si tratta di movimenti che rappresenterebbero la fine dei partiti tradizionali, anticipando di qualche anno la profezia di Gaia – famoso e discusso video della Casaleggio Associati – secondo cui nel 2043 si assisterà alla nascita di migliaia di movimenti ‘dal basso’.

L’ascesa dei movimenti, pur nella diversità di contesti, ha certamente una matrice comune: oltre alla richiesta di partecipazione e trasparenza nei processi politici, c’è un malessere nei confronti del sistema politico ed economico attuale. Molti cittadini – per convinzione, frustrazione o mancanza di alternative ritenute credibili – non hanno più alcuna fiducia nei partiti tradizionali. Non la definirei, tuttavia, antipolitica. I successi raggiunti dai Pirati ed in particolare dal M5S non possono essere considerati un voto di protesta perché le percentuali raggiunte sono evidentemente troppo alte. Dietro questi successi c’è un voto d’opinione nato dal crescente malessere sociale che la gran parte dei partiti tradizionali non ha compreso del tutto.

Per capire il motivo del successo dei cosiddetti movimenti è molto utile rileggere Questo non è un Manifesto in cui Michael Hardt e Antonio Negri descrivono la profonda trasformazione sociale che stiamo vivendo. Secondo Hardt e Negri, il cittadino contemporaneo ha quattro caratteristiche fondamentali: è indebitato (il debito è il nostro grande fardello che ci portiamo avanti da anni), è mediatizzato (mai come in questa fase storica c’è un flusso di informazioni ingente, eccessivo, superficiale e spesso superfluo), è securizzato (i sistemi di sicurezza si sono ampliati ed estesi; siamo “schedati o registrati” in una quantità impressionante di archivi, sistemi e raccolte di dati), è rappresentato (i cittadini sono rappresentati nelle istituzioni politiche e la possibilità di incidere è sempre più ristretto, spesso assente). Queste quattro caratteristiche del cittadino di oggi hanno creato frustrazione, insicurezza e ansia. Se a questo si aggiunge la crisi economica è facilmente spiegata l’ascesa dei movimenti – e tra questi ovviamente il M5S ed i Pirati -, che tuttavia, benché si nutrano dello stesso malessere sociale, mostrano significative differenze.

In particolare nessuno ha mai raggiunto i successi elettorali del M5S, neanche i Pirati, che hanno pur ottenuto ottimi risultati nella scorsa stagione politica, ma che oggi sono in forte calo. Tra i Pirati e il M5S ci sono, però, ulteriori differenze. Proviamo a sintetizzare le principali.

Cominciamo dalla leadership. Il processo di formazione del consenso del M5S è molto tradizionale e si basa sulla forza mediatica di Beppe Grillo, e soprattutto sull’idea che il leader incarni la volontà generale di tutti i cittadini. Accanto a Beppe Grillo tesse le fila del movimento Gianroberto Casaleggio. Non voglio qui entrare nel merito delle numerose polemiche sullo statuto e sulla democrazia interna del M5S, ma è chiaro che tramite il blog e twitter Beppe Grillo segna la linea del partito. I Pirati non conoscono un simile meccanismo e rifiutano di avere un leader carismatico. La loro forza si basa su una “comunità intelligente”.

Un’altra grande differenza è la partecipazione politica. I Pirati tramite la nota piattaforma Liquid Feedback riescono ad avere una gestione del partito totalmente orizzontale. Il M5S, a parte i proclami dell’ “uno vale uno”, non si è ancora dotato di una piattaforma simile che permetta una reale partecipazione politica democratica. C’è certamente la bella esperienza dei Meet-Up, animati da volenterosi cittadini in buona fede, ma manca ancora una libera piattaforma di discussione online e solo in pochi e isolati casi si sono utilizzati strumenti simili a Liquid Feedback.

Veniamo ora al ruolo di Casaleggio. La funzione della Casalleggio Associati è decisiva per il successo mediatico del M5S: gestisce un vero e proprio piccolo impero che va dal blog di Beppe Grillo all’aggregatore di siti teztze.it fino al sito de Il Fatto Quotidiano (se ne potrebbero aggiungere molti altri). Anche la scelta dei coordinatori della comunicazione non è naturalmente casuale. Claudio Messora cura, tra le altre cose, un blog su Il Fatto Quotidiano e Daniele Martinelli è da molto tempo vicino a Casaleggio, con un’esperienza al giornale di Padellaro. Insomma è un vero e proprio sistema di potere (ovviamente legittimo) ma molto lontano dai cittadini che dicono di rappresentare. Il Partito Pirata non conosce un sistema di potere di questo genere. La strategia comunicativa della Piratenpartei è meno professionale e più improvvisata.

Veniamo all’ultima tra le principali differenze. Il M5S sta cercando, con risultati ancora poco decifrabili, di radicarsi all’estero. È però lecito nutrire dei dubbi sulla possibilità che possa rappresentare un modello esportabile. Se, infatti, il Partito Pirata è un movimento internazionale – non si tratta di un fenomeno tipicamente tedesco! – radicato in oltre cinquanta paesi del mondo (dall’Europa al Nord Africa, dall’Asia al Sud America), il M5S è molto italiano. Il suo successo è frutto della specifica situazione del nostro paese. Il processo di crescita è stato casuale e caotico: dalla rete dei movimenti nel 2010 agli spettacoli teatrali di Grillo, dalle istanze locali e territoriali alla crisi dei partiti tradizionali grazie alla quale il M5S ha avuto gioco facile.

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