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Cameron: “Prendetevela col Labour”

Dietro ai toni aggressivi dell'ultimo discorso, c'è un leader che traballa

Di Michele Barbero
Pubblicato il 17 Mar. 2013 alle 20:34

Un apocalisse. Così David Cameron ha rappresentato ieri, al Forum di Primavera del partito conservatore, ciò che accadrebbe se i laburisti vincessero alle elezioni del 2015: “Creazione di ricchezza: gettata al vento. Imprese: stroncate. […] I sindacati di nuovo a Downing Street.” Senza usare mezzi termini, Cameron ha definito i principali avversari dei Tory come “un mucchio di socialisti soddisfatti di se stessi, che credono di saper spendere i tuoi soldi meglio di te.”

Un uomo saldo al comando dunque, che non esita a pronunciare parole pesanti perché forte dell’appoggio della base? Tutto il contrario. Dietro i toni accesi e la solita verve retorica si cela un capo traballante, messo in discussione da frange crescenti del partito, incalzato sempre più da vicino da altri pretendenti al ‘trono’ – come il carismatico sindaco di Londra Boris Johnson, o la potente Home Secretary Theresa May. Il premier fa la voce grossa con gli avversari, ma in realtà la sua è una supplica a chi in Parlamento gli siede attorno. Di fatto, ciò che sta dicendo ai suoi è: “Ogni tanto ricordatevi che la vostra battaglia è contro il Labour, non contro di me.”

Il discorso di ieri, poi, contiene anche un altro messaggio implicito, questa volta agli elettori. Insistendo su come una maggioranza laburista distruggerebbe a suo dire il paese, Cameron sta invitando a non interpretare il voto solo come un referendum sull’operato del suo governo, ma come una scelta tra due alternative lontanissime l’una dall’altra.

Il modo in cui l’attuale esecutivo sta gestendo la crisi è tutt’altro che impeccabile, e non stupisce che i Tory siano mal messi nei sondaggi (-10 % circa negli ultimi sondaggi); ma hanno di fronte un Labour che fatica comunque a suonare convincente sui temi economici e il cui leader, Ed Miliband, soffre di una palese mancanza di carisma. Cameron sa che l’unica sua speranza è insistere sulle debolezze dei suoi avversari, mettendole continuamente davanti agli occhi della nazione. Se si limitasse a difendere il proprio operato, con i risultati ottenuti finora la partita sarebbe persa in partenza.

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