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Le ossa di questa 13enne dimostrano che ominidi di specie diverse si accoppiavano tra loro

Le ossa di Denny da cui è stato estratto il DNA. Credits: Nature

L'analisi genetica di un osso di 90mila anni fa ci fa scoprire che l'accoppiamento tra individui di specie diverse era più comune di quanto si pensasse

Di Viola Stefanello
Pubblicato il 28 Ago. 2018 alle 10:08 Aggiornato il 28 Ago. 2018 alle 11:49

Nuovi dati emersi dall’analisi genetica di un osso appartenente a una 13enne morta di cause sconosciute 90mila anni fa dimostrano che individui appartenenti a specie di ominidi diverse si accoppiavano più frequentemente di quanto pensassimo.

L’esemplare studiato è stato soprannominato Denny – abbreviazione di Denisova 11, il nome ufficiale di questa ragazzina morta decine di migliaia di anni fa – ed è figlia di madre Neanderthal e padre Denisova, una specie di uomo primitivo che abitava l’Eurasia fino a 50mila anni fa.

Ad annunciarlo è stata Viviane Slon del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, che ancora non crede ai propri occhi.

La paleogenetista, infatti, in un primo momento ha pensato di aver commesso un errore o che il campione studiato fosse stato in qualche modo contaminato: prima di questa scoperta, si riteneva che un incrocio tra queste due specie fosse possibile ma rarissimo, e non erano mai stati trovati i resti di un discendente frutto di una simile unione.

Dopo aver effettuato altri campionamenti su diverse porzioni dell’osso appartenente a Denny, Slon ha dovuto accettare i risultati che si trovava davanti: il DNA dell’osso era riconducibile sia a un neandertaliano sia a un denisoviano. Le rispettive componenti genetiche erano presenti in quantità quasi identiche.

La scoperta, dai risvolti epocali, è stata pubblicata sulla rivista scientifica Nature con l’articolo “The genome of the offspring of a Neanderthal mother and a Denisovan father” e rappresenta quindi il primo caso in cui viene ritrovato un discendente diretto nato dall’incrocio di un Neanderthal e un Denisova. Questo aiuta moltissimo i ricercatori ad approfondire la conoscenza contemporanea delle interazioni umane nei millenni.

D’altronde, al mondo esistono soltanto poco più di venti campioni di DNA appartenenti ad ominidi risalenti a più di 40mila anni fa: Neanderthal, Denisova o Homo Sapiens. Di conseguenza, la probabilità di trovare tra questi campioni un esemplare ibrido avrebbe dovuto essere molto bassa.

“Neandertaliani e Denisoviani potrebbero non aver avuto molte occasioni di incontrarsi, ma quando lo hanno fatto devono essersi accoppiati spesso. Molto più di quanto ipotizzato finora”, ha detto emozionato Svante Paabo, direttore del dipartimento di Genetica evolutiva al Max Planck Institute.

L’osso al centro del nuovo studio è stato scoperto nel 2012 nella grotta di Denisova, in Siberia, ed è passato solo dopo anni alla professoressa Sloan dopo che si è capito che apparteneva a un ominide.
Da questa scoperta, lo studio giunge alla conclusione che gli incroci tra ominidi all’epoca fossero molto più frequenti di quanto immaginassimo: il padre denisoviano di questa adolescente mostra anche tracce genetiche neandertaliane.
D’altronde, già nel 2015 i ricercatori avevano annunciato di aver scoperto in Romania la mandibola di un essere umano che aveva antenati neanderthaliani: si crede che poco dopo la migrazione dei Neanderthal dall’Africa, questi abbiano cominciato a incrociarsi con gli esseri umani moderni, al punto che circa il 2 per cento del DNA di europei e asiatici oggi proviene proprio dai Neanderthal.
Tra il 4 e il 6 per cento dei genomi dei malesiani, invece, è denisoviano, ma tutti coloro che hanno una discendenza denisoviana hanno anche una componente genetica neandertaliana.

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