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Gli archeologi credono che l’Homo Erectus si sia estinto perché troppo pigro

Dei crani di Homo Erectus. Credits: AFP

Sono giunti alla conclusione osservando un sito in Arabia Saudita dove sono stati ritrovati diversi artefatti di homo erectus

Di Viola Stefanello
Pubblicato il 16 Ago. 2018 alle 16:17

L’Homo Erectus è una specie di ominide appartenente al nostro stesso genere, l’Homo, che si è estinto circa 500mila anni fa.

Si ritiene che sia stata la prima specie a capire come lavorare e utilizzare le pietre bifacciali e a usare il fuoco, riuscendo così a lavorare le pelli e a fare un uso più elaborato degli alimenti rispetto agli uomini primitivi che l’avevano preceduto.

Sarebbe anche il primo ominide ad essersi spostato dall’Africa colonizzando parte dell’Europa. Altri, invece, credono che fosse una specie autoctona asiatica poi migrata verso Africa ed Europa.

La scoperta dei primi resti di Homo Erectus risale al 1891, sull’isola di Giava.

Oggi, da un altro scavo nell’Arabia Saudita centrale dove sono stati trovati svariati artefatti appartenenti ad esemplari di Homo Erectus potrebbe arrivare una risposta sulla causa della loro estinzione.

Secondo uno studio pubblicato su PLOS ONE, “Acheulean technology and landscape use at Dawadmi, central Arabia“, il motivo per cui Homo Erectus si è estinto oltre 50mila anni fa è che era troppo fisicamente e intellettualmente pigro.

Nel sito paleolitico di Dawandi, infatti, sono stati trovati degli strumenti creati e usati dagli esemplari di Homo Erectus che vivevano lì.

Questi strumenti, dicono gli archeologi, erano di una qualità molto scarsa, inferiore a quella a cui avrebbero potuto ambire.

 

Alcuni degli utensili trovati nel sito in Arabia Saudita.

Ciò dimostrerebbe che gli strumenti venivano costruiti con i materiali più semplici da ottenere per loro, piuttosto che con quelli migliori per costruire strumenti forti e resistenti.

La ragione non era l’assenza di materiali migliori. Ceri Shipton dell’Australian National University, uno degli autori del report, spiega: “Presso il sito che abbiamo studiato c’era un grande affioramento roccioso poco lontano, in cima a una bassa collinetta. Ma piuttosto che salire in cima alla collina, gli ominidi usavano i pezzi che rotolavano giù da soli e si trovavano ai loro piedi”.

“Sapevano che la roccia era lì, ma visto che avevano abbastanza risorse più facili da ottenere sembra che abbiano pensato ‘chi me lo fa fare?'”, continua Shipton.

Secondo il ricercatore, questa scarsa curiosità e tendenza all’esplorazione dimostrata dall‘Homo Erectus sarebbe alla fonte della loro estinzione.

Mentre altri ominidi, come l’Homo Sapiens, scalavano le montagne in cerca di materiali migliori per i loro strumenti, l’Erectus semplicemente era troppo “pigro” per aiutare la propria specie a prosperare.

Con il cambiamento dell’ambiente attorno a loro, che da umido cominciava a diventare più secco, il nostro lontanissimo parente, quindi, non si adattò.

Non inventò nuovi tipi di strumento per far fronte a un paesaggio che gli cambiava attorno, né decise di spostarsi troppo per trovare un ambiente più ospitale.

Secondo il professor Shipton, questo è dovuto all’indole di questo ominide, che tendeva a una pianificazione localizzata, a breve termine e che richiedesse il minimo sforzo.

Il fatto che gran parte degli strumenti appartenenti a questa specie siano stati trovati vicino ai letti di fiumi seccati con il tempo dimostra, secondo gli archeologi, che l’Homo Erectus non è stato capace di adattare il proprio comportamento a un habitat cambiato.

Ciononostante, fu comunque la prima specie a camminare diritti come noi – da lì il nome della specie – segnando un passo avanti notevole verso l’evoluzione della specie.

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