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M-Score Bone Health, la startup italiana che sta rivoluzionando la salute ossea

Di Redazione TPI
Pubblicato il 28 Feb. 2026 alle 09:14 Aggiornato il 28 Feb. 2026 alle 09:15

Il campo della diagnostica per immagini sta vivendo una fase di profonda trasformazione, superando i metodi tradizionali per il monitoraggio della salute ossea. Storicamente, la prevenzione di patologie croniche come l’osteoporosi è stata legata quasi esclusivamente alla densitometria ossea, un esame che, pur essendo lo standard, presenta dei limiti strutturali come l’impiego di radiazioni ionizzanti e una precisione ridotta in presenza di artrosi o fratture pregresse.

E’ in questo contesto che si inserisce perfettamente Bone Health, una start up italiana che ha sviluppato un software proprietario chiamato M-Score in grado di ottenere dalle classiche risonanze magnetiche risultati più accurati e precisi, così da offrire al paziente e ai professionisti del settore uno strumento rivoluzionario con il quale prevenire e diagnosticare in anticipo eventuali patologie ossee, prima tra tutti, come detto, l’osteoporosi.

Per capire come funziona e quali risvolti può avere in ambito medico, abbiamo intervistato il Tiberio Bozotti, CEO e CTO di Bone Health.

Ecco cosa ci ha detto.

Buongiorno Tiberio, qual è stato il tuo percorso professionale e come nasce l’idea e poi l’ideazione di Bone Health e del software M-Score?

Il mio percorso inizia con una laurea in economia. Attualmente gestisco due poliambulatori e durante la mia esperienza professionale ho conosciuto uno dei soci di M-Score Bone Health, il dottor Michele Bandirali. Mi ha presentato questa sua idea, che poi è stata di fatto la sua tesi di laurea all’Università.

Il suo progetto mi è piaciuto molto e, nel 2021, insieme a un altro socio, Luigi Olmo, abbiamo deciso di trasformare quella che era poco più di un’idea in qualcosa di reale. Così è nato M-Score Bone Health. Come detto, siamo partiti da questo studio che aveva fatto al Policlinico San Donato, che è stato poi citato in parecchi altri studi: ci sono infatti più di 80 pubblicazioni a livello mondiale che prendono il primo studio di Michele come base di altri studi. Quando mi è stata presentata l’idea l’ho pensato subito come un software e nel 2021 è iniziata l’avventura.

Come avete sviluppato questa tecnologia e quali sono le caratteristiche distintive rispetto agli altri esami diagnostici che riguardano la salute delle ossa?

Avendo esperienza appunto sul campo delle cliniche private e conoscendo il workflow, doveva essere una cosa semplice e poco impattante per la clinica, ma soprattutto doveva esserlo per il paziente.

Abbiamo quindi sviluppato e dato vita a M-Score, un SaaS più semplice e intuitivo possibile. Quello che distingue la nostra tecnologia rispetto alle altre, ed è un valore aggiunto incredibile, è sicuramente il fatto che sia collaterale. In altri termini, è un esame opportunistico. Un paziente va a fare la risonanza magnetica lombare per vari motivi, il più comune di tutti è il mal di schiena, e senza che il tecnico di radiologia faccia sequenze in più, dalle stesse immagini risultanti da un esame standard noi riusciamo a inquadrare la salute ossa del paziente.

Quali sono stati riscontri sul mercato e le difficoltà?

La parte più difficile del processo è sicuramente la fase di certificazione. Abbiamo impiegato circa un anno e mezzo per trasformare il prodotto in medical device.

Dal punto di vista commerciale abbiamo iniziato quest’anno, ma l’anno scorso abbiamo chiuso una milestone importantissima che consacra la validità dell’iniziativa: un contratto di distribuzione con un importante produttore di macchine di risonanza magnetica che in questo quarto dell’anno comincerà a proporlo a nuovi e vecchi clienti.

Nel frattempo, abbiamo eseguito quattro test pilota in cliniche private, stiamo chiudendo dei buoni accordi con un gruppo di cliniche e soprattutto stiamo portando avanti anche la parte scientifica, attirando grande interesse nel mondo della radiologia. Pensiamo di entrare a breve in realtà importanti dove portare avanti tutto quello che riguarda la ricerca ed estendere anche il metodo in altri segmenti.

Spesso, le nuove tecnologie, se non sono scientificamente validate dalla comunità scientifica e quindi approvate in maniera generale, hanno sempre un po’ quell’alone di mistero che porta ad avere dello scetticismo. Avete riscontrato questo aspetto nella vostra esperienza?

In realtà, non abbiamo riscontrato scetticismo sul metodo. È vero, siamo nati da poco e siamo consapevoli del fatto che dobbiamo espandere la nostra base dati e che ci sono tante potenzialità ancora non esplorate. Il metodo di per sé è validato a livello internazionale, quindi da quel punto di vista no. La cosa curiosa, che mi è capitata, anche abbastanza di recente, è avvenuta durante un incontro con un endocrinologo che era assolutamente interessato alla tecnologia.

La sua preoccupazione era che si aprissero scenari dove non avrebbe potuto visitare tutti i pazienti nuovi che sarebbero entrati nel giro dell’osteoporosi e di non avere spazi di visita sufficienti per visitare tutti. Questo mi ha fatto abbastanza pensare, perché l’osteoporosi solo in Italia costa 9 miliardi all’anno e la nostra intenzione è prevenirla. Quindi ben venga fare qualche visita in più, che costa sicuramente poco rispetto a un ciclo di farmaci, senza contare che anche una semplice frattura comporta costi diretti e indiretti per una persona.

Il vostro core business si basa molto sull’intelligenza artificiale, che nel settore medico e diagnostico è sempre più presente. Secondo te quali saranno gli ulteriori sviluppi che ci saranno in questi settori e in che modo il ruolo dell’uomo rimarrà centrale?

Sicuramente l’AI si sta diffondendo parecchio in ogni settore, probabilmente quello dove si diffonderà di più a livello medico sarà appunto la radiologia. Di fatto le immagini sono pattern ed è abbastanza semplice addestrare un modello per riconoscere e ottenere informazioni dalle immagini.

Ci sarà quindi sicuramente una rivoluzione nel campo, ma io la vedo come solo un aumento della produttività del singolo medico. Direi che l’intelligenza emotiva rimane un fulcro importante e l’empatia verso il paziente continuerà ad avere un ruolo fondamentale nella medicina. Non vedo quindi l’AI come un elemento distruttivo, ma solo un’opportunità di produttività e di maggior precisione.

Dal prossimo 4 marzo sarete presenti all’European Congress of Radiology di Vienna, uno degli appuntamenti più importanti per quanto riguarda il settore. Quale sarà il focus della vostra presenza?

Il focus sarà chiaramente MScore in una fiera che è il più importante congresso di radiologia d’Europa e, insieme a quello di Chicago, sono i due più importanti congressi di radiologia del Mondo. Avremo l’opportunità, grazie al nostro partner ESAOTE, di essere presenti tutti i giorni presso il loro stand. Abbiamo organizzato delle demo per mostrare i risultati e quanto sia semplice utilizzare il nostro servizio.

Venerdì 6 marzo ci sarà un workshop dove il professor Bruno Dell’Aquila, che l’estate scorsa ha utilizzato il nostro software per fare degli studi scientifici interni, presenterà i risultati e la tecnologia in toto. Sarà sicuramente interessante per chi deciderà di partecipare.

Avete già ottenuto grandi risultati sul mercato e grande attenzione nel settore. Quali saranno i prossimi sviluppi e le novità della vostra azienda? Avete intenzione di espandervi con altri software, con altre tecnologie?

L’obiettivo di quest’anno è sicuramente consolidarci sul mercato italiano per poi entro fine anno trovare un distributore europeo. Il software è certificato CE e quindi possiamo venderlo in tutta Europa. A breve probabilmente installeremo anche in Inghilterra e in Scozia. Sicuramente una delle milestone principali di quest’anno sarà certificare il prodotto per gli Stati Uniti, dove contiamo di entrare nel 2027.

Contemporaneamente il nostro interesse è portare avanti la tecnologia, perché in questo momento riusciamo a dare un risultato su risonanze magnetiche lombari. Siamo abbastanza certi che il metodo funzioni anche su altri segmenti. Essendo un esame opportunistico è fondamentale diffonderlo il più possibile, anche perché l’osteoporosi è spesso sottovalutata.

Sopra i 50 anni e le statistiche sono abbastanza preoccupanti, un paziente su quattro dopo una frattura osteoporotica muore dopo un anno. Però è una patologia che si può prevenire con abitudini e stili di vita corretti. Il problema è che l’esame viene eseguito quando l’osteoporosi è già una realtà, ed è quindi fondamentale agire in anticipo, indagando su pazienti in fasce d’età inferiori. Quello che faremo quest’anno è rispettare la nostra mission, ovvero diffondere la cultura della prevenzione pura.

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