All’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, per la prima volta in Italia, si fa ricorso alla terapia psichedelica per curare la depressione resistente. I medici somministrano ai pazienti una compressa contenente psilocibina, il principale principio attivo dei cosiddetti funghi psichedelici.
Il debutto è avvenuto ieri, mercoledì 4 febbraio: ad assumere la compressa è stata una paziente di 63 anni. In realtà non è dato sapere se la donna abbia effettivamente ingerito la psilocibina o un placebo. Il trattamento avviene, infatti, nell’ambito di una sperimentazione clinica in base alla quale né i pazienti né i clinici sanno se viene somministrato il composto attivo o un placebo.
“La procedura si è svolta regolarmente e, al momento, non sono state rilevate particolari criticità cliniche. La paziente è attualmente sotto osservazione, come previsto dal protocollo sperimentale”, si legge in una nota diffusa dall’Asl 2 Abruzzo, specificando che fra tre settimane si procederà a una seconda somministrazione.
I test riguardano specificamente il trattamento della depressione resistente, una condizione clinica complessa che si verifica quando il paziente depresso non risponde adeguatamente alle terapie antidepressive convenzionali. La sperimentazione è condotta dall’équipe di Giovanni Martinotti, direttore dell’unità operativa di clinica psichiatrica dell’ospedale.
“Questo primo trattamento – sottolinea Martinotti, professore ordinario all’Università D’Annunzio di Chieti – rappresenta un passaggio storico per la ricerca clinica italiana nel campo delle neuroscienze e della psichiatria, che apre nuove prospettive per lo studio di approcci terapeutici innovativi nei disturbi dell’umore”.
Sul tema del ricorso alle terapie psichedeliche l’Associazione Luca Coscioni ha lanciato un appello online che ha raccolto finora oltre 18mila firme. Proprio a Chiesti, l’associazione ha organizzato per il 6 e 7 marzo una conferenza in collaborazione con l’Asl, le università di Chieti, La Sapienza e Tor Vergata, alla quale parteciperà anche lo stesso professor Martinotti.
“Il suo lavoro conferma che non occorre cambiare le leggi per portare in Italia quanto già avviene in altri paesi, anche europei”, sottolineano Claudia Moretti e Marco Perduca, che per l’Associazione Luca Coscioni coordinano la campagna sugli psichedelici. “Auspichiamo che anche grazie al prosieguo del suo progetto si possano trovare altri centri di ricerca o Asl che si avviino sulla stessa strada”.
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