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    Cosa dicevano le circolari con cui l’allora ministro Mattarella fissava un tetto agli alunni stranieri

    Foto AGF

    Nel 1989 e 1990 il futuro capo dello Stato raccomandava ai presidi di non superare il numero di 4 o 5 studenti stranieri per classe. Ma diceva anche: "La scuola educhi alla società multiculturale"

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 23 Set. 2026 alle 12:10

    Tra il 1989 e il 1990 Sergio Mattarella, all’epoca ministro della Pubblica Istruzione, emanò due circolari in cui raccomandava ai presidi delle scuole di limitare il numero di alunni stranieri in ciascuna classe. I provvedimenti sono stati rievocati nelle ultime ore dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per difendere dalle contestazioni il decreto – in via di definizione – che introdurrà per legge, appunto, un tetto agli stranieri in classe.

    “Quando il presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe, è una misura di buonsenso. Mi pare sia giusto portarla avanti”, ha osservato la premier intervistata da Bruno Vespa durante i programmi tv Cinque minuti e Porta a Porta, in onda su Rai 1  [LEGGI ANCHE: Il ministro Valditara spiega come funzionerà il tetto agli stranieri in classe: “Il discrimine sarà l’italiano”].

    Le due circolari a cui fa riferimento Meloni sono la n. 301 dell’8 settembre 1989 e la n. 205 del 26 luglio del 1990. All’epoca l’immigrazione era un fenomeno crescente ma ancora assai marginale: gli stranieri in Italia rappresentavano circa il 2% della popolazione complessiva. Oggi l’incidenza degli stranieri è salita al 9,2% e in alcune città si sfiora il 20% e in alcuni paesi il 30%. Il contesto, insomma, è completamente diverso.

    La circolare del 1989

    Nella circolare del 1989, dal titolo “Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo”, Mattarella stabiliva raccomandava di non superare, per ciascuna classe, il numero di quattro o cinque alunni stranieri provenienti da uno stesso Paese e con analogo livello culturale. “Ove si presentino più alunni immigrati da uno stesso Paese e con analogo livello culturale – scriveva l’allora ministro – potrebbe essere didatticamente proficuo inserirli in una medesima classe, tenendo conto che sarà bene non superare le quattro-cinque unità”.

    “Peraltro – aggiungeva la circolare – gli organi collegiali competenti, previa valutazione di specifiche esigenze e situazioni, indicheranno le soluzioni comunque più opportune, avendo cura di promuovere la partecipazione degli alunni in questione alle attività globali della classe, per evitare che essi rifluiscano in un piccolo gruppo che certamente si segnalerà per forme progredenti di isolamento”.

    Nel documento il futuro capo dello Stato osservava che il fenomeno dell’immigrazione rende “necessario, da parte della scuola, una attenta considerazione ed una serie di interventi intesi a garantire alla generalità degli immigrati l’esercizio del diritto allo studio ed a valorizzare le risorse provenienti dall’apporto di culture diverse nella prospettiva della cooperazione fra i popoli nel pieno rispetto delle etnie di provenienza”. “La scuola obbligatoria non può non avere come obiettivo educativo una sempre più acuta sensibilità ai significati di una società multiculturale, aggiungeva Mattarella. “Ciò suggerisce attività didattiche orientate alla valorizzazione delle peculiarità delle diverse etnie. Sollecitare gli alunni ad accettare e capire quelle peculiarità contribuisce a promuovere una coscienza culturale aperta.

    La circolare del 1990

    Nella circolare del 1990, dal titolo “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale”, l’allora ministro della Pubblica Istruzione ribadiva sostanzialmente gli stessi concetti, ma aggiungendo qualche prescrizione.

    Dopo aver confermato che “l’assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe, Mattarella aggiungeva infatti, più in generale: “Sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe per agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani, mentre può essere utile costituire gruppi anche superiori alle cinque unità nei momenti di specifiche attività linguistiche”.

    Il ministro sottolineava inoltre la necessità, “per quanto possibile” di “intensificare” le “attività di sostegno linguistico nella fase iniziale dell’anno scolastico”. “Nelle esperienze in atto – si legge nella circolare – è risultata assai proficua l’alternanza di periodi di presenza degli alunni stranieri nelle classi con momenti di applicazione e attività di laboratorio linguistico in gruppi di soli stranieri”.

    “La realtà della presenza di stranieri, così come delineata, rende di particolare attualità una nuova e mirata attenzione della scuola alle tematiche connesse all’educazione interculturale quale condizione strutturale della società multiculturale”, osservava il futuro presidente della Repubblica. “L’educazione interculturale avvalora il significato di democrazia, considerato che la ‘diversità culturale’ va pensata quale risorsa positiva per i complessi processi di crescita della società e delle persone”.

    Schlein: “Da Meloni provocazione contro Mattarella”

    Il parallelo tra le circolari di Mattarella e il decreto annunciato dal Governo Meloni è stato duramente criticato dalle opposizioni. Tirare per la giacca il presidente della Repubblica Sergio Mattarella cercando di trascinarlo, come ha fatto Giorgia Meloni, sulla polemica strumentale del giorno è segno evidente di una totale mancanza di senso dello Stato e costituisce una provocazione diretta alla più alta carica dello Stato. Una cosa di cui l’Italia non ha assolutamente bisogno”, attacca la segretaria del Pd Elly Schlein.

    Valditara: “Mattarella, come noi, non vuole scuole-ghetto”

    Da parte sua, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara respinge le polemiche. “La nostra iniziativa, come ha detto molto bene anche il presidente della Repubblica, va nella direzione della integrazione. Noi vogliamo che i ragazzi stranieri che non parlano adeguatamente alla nostra lingua possano non essere ghettizzati”, osserva il ministro intervenendo da New York, dove si trova per gli eventi dell’Assemblea generale Onu.

    “La scuola-ghetto è quando uno studente viene emarginato rispetto al resto della comunità e quindi noi non vogliamo le scuole dell’Alabama degli anni Cinquanta, dove da una parte c’erano i bianchi e dall’altra parte c’erano i neri”, aggiunge Valditara. “Il problema non è l’origine etnica, l’origine nazionale, l’origine razziale. Il problema è la conoscenza della nostra lingua.

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