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    Spese per la difesa, mozione della maggioranza: “Obiettivo 5% Pil irrealistico”. Poi il dietrofront

    La presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Credit: AGF

    Il testo, firmato dai capigruppo al Senato di tutti i partiti del centrodestra, è stato ritirato poche ore dopo essere stato presentato

    Di Enrico Mingori
    Pubblicato il 19 Mag. 2026 alle 17:06

    La maggioranza di centrodestra ha prima presentato e poi ritirato una mozione parlamentare in cui si chiede di rivedere l’impegno, assunto dal Governo, di aumentare le spese per la difesa fino al 5% del Pil entro il 2030.

    La proposta – giustificata dalla difficile congiuntura economica internazionale – era contenuta in una mozione sul caro-energia depositata al Senato oggi, martedì 19 maggio, da tutti i partiti che sostengono l’esecutivo: il testo era firmato dai capigruppo Lucio Malan (Fratelli d’Italia), Massimiliano Romeo (Lega), Stefania Craxi (Forza Italia) e Michaela Biancofiore (Noi Moderati), oltre che dai senatori Adriano Paroli e Simona Petrucci (FdI) e Massimo Garavaglia (Lega).

    Al punto 8 della mozione si impegnava il Governo a “mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2% del Pil per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5%) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali”.

    In un altro passaggio del testo si auspicava “una visione pragmatica che rifiuta obiettivi irrealistici al 5% ma rafforza la componente di infrastrutture critiche e sicurezza energetica”. I partiti di maggioranza proponevano, inoltre, di includere nel computo delle spese per la difesa anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche, “al fine di garantire una difesa collettiva efficace senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici”.

    Poche ore dopo il deposito della mozione, all’inizio della seduta in Aula, il documento è stato riformulato rimuovendo quel passaggio.

    “Non è il caso di trattarlo in una mozione: è una questione delicata, ci sono sensibilità diverse all’interno della maggioranza, bisogna lavorare per una sintesi comune, è un ragionamento che stiamo facendo”, ha provato a spiegare il capogruppo leghista Romeo, intervistato da Fanpage.
    LEGGI ANCHE: A un anno dalle elezioni, Giorgia Meloni si scopre fragile

    L’impegno di arrivare a spendere per la difesa il 5% del Pil entro il 2030 – sollecitato dall’Amministrazione Usa – era stato assunto dal Governo Meloni circa un anno fa, nel giugno 2025, in occasione del vertice Nato a L’Aja, nei Paesi Bassi. In base a tale obiettivo, il 3,5% del Pil dovrebbe essere destinato a sostenere la cosiddetta “hard defence” (spese militari in senso stretto), mentre il restante 1,5% potrebbe riguardare spese “per resilienza e tecnologie dual use finalizzate a proteggere le infrastrutture critiche, difendere le reti, garantire la preparazione e la resilienza civile, innovare e rafforzare la base industriale della difesa”.

    “La destra rinnega gli impegni firmati dalla stessa Giorgia Meloni un anno fa”, commenta in una nota la delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo. Se un anno fa “ci avessero ascoltati – osservano i pentastellati – non saremmo arrivati in questa situazione con il cappio al collo per il futuro del nostro Paese, la sopravvivenza delle nostre imprese e il benessere delle famiglie italiane”. “Questo Governo – aggiungono dal M5S – ha fatto gli interessi dei poteri forti e adesso ne paghiamo tutti le conseguenze”.

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